18/03/2026

Meloni che ne pensa del Gender?

Meloni e il nodo gender all’ONU: l’Italia seguirà gli USA o l’UE? La risoluzione sulla definizione di “gender” accende lo scontro internazionale e riapre il tema della sovranità.

articolo di Stefano Gennarini*

 

Gli Stati Uniti d’America hanno proposto una risoluzione per definire "gender" come sinonimo di "sesso" alla commissione ONU delle donne, la CSW70 in corso a New York, al Palazzo di Vetro. La decisione finale si prenderà giovedì prossimo, 19 marzo, tra l'altro nella solennità di San Giuseppe, e la risoluzione proposta dall’amministrazione Trump escluderebbe la possibilità delle teorie gender, secondo le quali si dovrebbero sterilizzare e mutilare gli adolescenti che si sentono a disagio con il loro sesso biologico.

L'Italia di Meloni come si schiererà? Con Trump per riformare l'ONU sulla questione gender o con l'Unione Europea che cercherà di bloccare la risoluzione con trucchi diplomatici e inganni burocratici? L'Italia potrebbe bloccare la posizione Europea e permettere che ogni delegazione si schieri come vuole. E anche se l'Italia non riuscisse a bloccare la burocrazia di Bruxelles, che non è cosa scontata, non c’è niente che prevenga un intervento unilaterale dell'Italia all'ONU sulla questione gender, perché uno Stato veramente sovrano ha sempre possibilità di fare ricorsi. Non si farebbe mai limitare da una burocrazia governata da un olandese o un estone o un portoghese e così via. Lo farà? 

La domanda è resa ancora più interessante dal fatto che questa settimana la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha emesso una sentenza che obbliga gli stati membri dell'Unione Europea a riconoscere il "gender identity" nei documenti ufficiali. La sentenza, infatti, si basa sul diritto dell'Unione Europea alla libera circolazione. Una persona di sesso femminile che vuole che la sua carta d’identità rifletta un sesso o "gender" diverso deve essere, secondo la Corte, accontentata da ogni stato membro dell'Unione per non violare il diritto alla libera circolazione. E se un pervertito stupratore con il passaporto olandese volesse farsi spostare in una prigione di donne italiane, bisognerà accontentarlo? 

Continuare a permettere una tale deriva dell'Unione Europea sul gender anche livello internazionale significa abbandonare ogni pretesa di sovranità e rendersi schiavi succubi alla burocrazia senza volto di Bruxelles.

Finora – durante la CSW70 - l'Italia si è sempre schierata con l'Unione Europea sul gender all'ONU, persino per le posizioni fanatiche del femminismo gender più estremo. Da più di trent'anni, inoltre, l'Unione Europea si oppone al linguaggio sulla protezione sociale per le donne e la famiglia e sull’importanza del rispetto per l’autorità dei genitori in tutti i patti politici internazionali. Da vent'anni, inoltre, si oppone al linguaggio che riconosce l'importanza della madre e del padre o del marito e della moglie, preferendo usare termini che sono di "gender" neutro. E' un fatto poco conosciuto, ma queste sono le posizioni che i paesi Europei adottano all'ONU, come ha raccontato tante volte Mary Ann Glendon, l'ambasciatrice degli Stati Uniti alla Santa Sede tanti anni fa. E anche il sottoscritto, con la C-Fam, l'organizzazione che rappresento all'ONU, siamo testimoni oculari di questo.

Tornando alla Commissione sulle Donne dell’Onu, giusto pochi giorni fa sempre l'Italia si è accodata a quella schiera di Paesi che hanno permesso all’Unione Europea di bocciare le proposte dell'amministrazione Trump per escludere le teorie gender e un supposto diritto internazionale all'aborto nel patto annuale della commissione ONU sulle donne. Quest'anno, inoltre, al solito linguaggio ambiguo su gender e salute sessuale e riproduttiva, il documento, sempre per volontà dell'Unione Europea, non menziona neanche una volta il ruolo delle madri e la salute materna. Neanche una volta. Questo, anche se oltre l’85% di tutte le donne diventano madri. Questo documento annuale (LEGGI QUI I DETTAGLI) permette al sistema ONU di promuovere l'aborto e le teorie gender in tutto il mondo con gli aiuti finanziari Europei e l’amministrazione Trump sta cercando semplicemente di chiarire che l’ONU non si deve intromettere in questioni politiche o mediche concernenti l’aborto o il gender. L’Unione Europea sta facendo catenaccio e non permette che gli Usa neanche si avvicinino a porre la domanda.

Di certo Germania, Francia, e paesi nordici stanno lavorando in questi giorni affinché la Farnesina non si opponga alla politica Europea all'ONU. Ma, di tutto questo, la premier Meloni che ne pensa? Che deciderà?

Oggi si sente tanto parlare di minacce al multilateralismo dai leader Europei. Di solito si parla di Trump. Ma queste sono le opinioni di politici ormai completamente succubi della burocrazia dell'Unione Europea. Il vero pericolo per il multilateralismo e le norme internazionali non sono Trump e i governi che si occupano dei loro interessi. Piuttosto, il vero pericolo per il multilateralismo è il sistema antidemocratico di governo dell’Unione Europea e l'estremismo dell'Europa su questioni come gender e aborto. Sono loro che stanno usando la cooperazione internazionale come un sistema neocoloniale e antidemocratico per imporre le preferenze politiche dell'Unione Europea a tutto il mondo. Questo rende il sistema internazionale e le famose e “beneamate” norme internazionali della sinistra sempre più coercitive o irrilevanti.

È curioso in questo contesto osservare che dopo aver insistito per oltre vent'anni sull'energia pulita e l'immigrazione libera adesso stanno facendo dietrofront sotto pressione di Trump, ma le uniche questioni su cui l'Europa non cambia mai sono proprio aborto e gender. Se Giorgia Meloni, Viktor Orban, Robert Fico, e gli altri conservatori dell'Unione si interessassero della questione gender all'ONU potrebbero mettere fine permanente a queste forme di neocolonialismo. Ma lo faranno? O sono questioni di troppa poca rilevanza per loro?

L'Unione Europea è stata la chiave per innestare l'agenda gender all'ONU come in un'incubatrice per un virus politico e sociale oramai diffuso in tutto il mondo. L'ONU, e l'agenzia UN Women in particolare, aspettano opportunisticamente un'occasione politica favorevole per imporre il loro fanatismo a favore dell’aborto e del gender in ogni Paese. E sono la burocrazia ONU e dell’Unione che promuovono anche un apparato burocratico transnazionale per reprimere e intimidire tutti gli intellettuali, le pubblicazioni, i politici, i movimenti, e le organizzazioni che sono pro-vita e pro-famiglia e si oppongono all’agenda gender e all’aborto. Si tratta di un complesso sistema di censura e controllo dell'informazione pubblica e di regolamentazione dell'intelligenza artificiale.

Una cosa è certa. Se Giorgia Meloni e gli altri conservatori europei non si oppongono adesso, forse non ci sarà mai più occasione.

 

*Stefano Gennarini, avvocato, è il vicepresidente per gli studi giuridici presso il Centro per la famiglia e i diritti umani (C-Fam) e lo rappresenta presso le Nazioni Unite a New York.

 

 

 

 

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