11/08/2026 di Luca Marcolivio

Detransitioner: le storie che non si possono più nascondere

Le storie di Layla Jane, Michelle Zacchigna, Grace e Keira Bell raccontano i danni irreversibili della transizione di genere e il dramma dei detransitioner.

Il dramma dei detransitioner è la classica foresta che cresce senza fare rumore. Accuratamente occultate dai grandi media, le testimonianze di chi si era illuso di aver trovato la propria identità, salvo ritrovarsi in un vero e proprio inferno, sono comunque sempre più numerose.

Layla Jane

Tra le tante, già in passato Pro Vita & Famiglia ha avuto modo di raccontare la storia di Layla Jane, pesantemente ingannata dai medici, che le avevano nascosto i pericoli della transizione di genere, enfatizzando, piuttosto, «che avrei avuto maggiori probabilità di suicidarmi se non avessi intrapreso subito il percorso». A soli dodici anni, Layla si è infatti vista prescrivere ormoni e, a tredici, è stata sottoposta a doppia mastectomia. A causa di tale «mutilazione irreversibile e permanente», Jane ora soffre di dismorfismo corporeo, ansia, depressione, difficoltà puberali, incapacità di allattare, problemi endocrini e ha maggiore probabilità di sterilità. «Non credo che avrebbero dovuto permettermi di cambiare sesso prima di avere l’età per poter fare sesso legalmente», ha riferito la giovane. «Non credo di stare meglio e penso che la transizione di genere abbia semplicemente aggiunto benzina sul fuoco di quella che era la mia condizione preesistente».

Michelle Zacchigna

Ancor più toccante la testimonianza della 34enne canadese Michelle Zacchigna. «Vivrò il resto della mia vita senza seno, con la voce profonda, calvizie di tipo maschile e senza la possibilità di rimanere incinta. Aver rimosso il mio utero completamente sano è il mio più grande rimpianto», ha detto la donna, che ha citato in giudizio otto medici e gli «esperti della salute mentale» che l’hanno supportata nel processo di automutilazione. Dopo anni di trattamento, a Michelle sono stati diagnosticati ADHD, tic nervosi, disturbo borderline di personalità, disturbi d’ansia, disturbo dello spettro autistico e tratti di disturbo post-traumatico da stress. Oggi Michelle, in palestra, usa gli spogliatoi femminili «ma quando entro, non guardo negli occhi nessuno, uso una cabina per cambiarmi, entro ed esco il più velocemente possibile per paura di mettere qualcuno a disagio; stessa cosa quando uso i bagni pubblici».

La storia di Grace

C’è poi Grace, che ha iniziato la transizione di genere più tardi, a vent’anni, anche lei con trattamenti ormonali e successiva mastectomia, salvo poi patire danni fisici permanenti. La sua storia è venuta fuori nel programma 60 Minutes, diventato oggetto di minacce da parte di attivisti Lgbt+, che avrebbero voluto impedirne la messa in onda, con il pretesto che le storie dei detransitioner sarebbero una piccola minoranza, in grado di scatenare l’odio contro i transgender.

Keira Bell

Tra le vicende più note, c’è poi quella di Keira Bell, oggi 24enne, protagonista di uno storico ricorso all’Alta Corte di Londra, che si è pronunciata in modo sfavorevole alle transizioni di genere sui minori intorno ai 15 anni e in particolare all’assunzione di bloccanti ormonali. La sentenza è stata tuttavia ribaltata in appello e ora si attende il pronunciamento della Corte Suprema britannica. «Ero una ragazza infelice che aveva bisogno di aiuto. Invece, sono stata trattata come un esperimento», ha denunciato Bell, sottoposta a bloccanti della pubertà e testosterone prima dell’intervento chirurgico subito in età adolescenziale, che le ha lasciato danni permanenti.

Qualcosa si muove

In questo contesto, la comunità scientifica non sta a guardare. Nel marzo 2025, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) ha pubblicato una revisione delle prove e delle best practice sul trattamento della disforia di genere in età pediatrica. Il documento, per ammissione dei suoi stessi estensori, è stato redatto «in un contesto di forte disaccordo all’interno della comunità medica internazionale. Il numero di giovani affetti da disforia di genere», spiegano, «è aumentato notevolmente e molti di loro soffrono, così come le loro famiglie».

«Sebbene il bisogno di rispetto e compassione sia condiviso da tutti gli americani ragionevoli, un trattamento invasivo con conseguenze che durano tutta la vita merita il massimo livello di scrutinio imparziale», viene specificato nell’introduzione alla revisione.

 

 

 

 

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