14/03/2026 di Redazione

ONU: l'Italia ha votato sì alla CSW70. Ecco cosa ha approvato in silenzio

La Commissione ONU sullo Status delle Donne ha adottato le sue «conclusioni concordate» per il 2026. Nel testo: aborto come diritto, genere senza definizione biologica, fondi obbligatori alle lobby femministe. L'Italia ha votato a favore. Nessuno ce lo ha detto.

Ogni anno la Commissione ONU sullo Status delle Donne - nota come CSW - si riunisce a New York per adottare un documento finale chiamato «conclusioni concordate». Non è una legge nel senso tecnico del termine, ma è qualcosa di molto vicino: come Pro Vita & Famiglia aveva già anticipato, si tratta di un testo che orienta le politiche di genere degli Stati membri, viene richiamato nei tribunali internazionali e nazionali e costituisce il riferimento normativo per decenni di legislazione successiva. Quest'anno, alla sua 70ª sessione, la CSW ha adottato le conclusioni concordate con una novità storica: per la prima volta, non per consenso unanime, ma con un voto. Il risultato: 37 favorevoli, 1 contrario (gli Stati Uniti) e 6 astenuti. L'Italia ha votato sì.

Cosa c'è dentro il testo approvato

Nei giorni precedenti al voto, Pro Vita & Famiglia ha analizzato riga per riga (LEGGI QUI) le bozze preparatorie del documento. Ecco i tre elementi più gravi presenti nel testo finale.

«Salute sessuale e diritti riproduttivi». L'espressione compare nel documento senza riserve, con richiamo esplicito al Programma d'Azione della Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo (ICPD, Cairo 1994). È il linguaggio che l'ONU usa sistematicamente per introdurre l'aborto come diritto universale senza mai scrivere la parola «aborto». Il richiamo all'ICPD lo incorpora per rinvio: chi applica quel testo può - e in molti contesti già lo fa - citarlo come fondamento per affermare che l'accesso all'aborto è un diritto garantito dal diritto internazionale.

«Genere» senza definizione biologica. La parola «genere» compare decine di volte nel documento. In nessun punto viene definita in senso biologico. Questa non è una dimenticanza: è una scelta politica precisa. In assenza di una definizione vincolante, il termine può essere interpretato in modo da includere l'identità di genere soggettiva, aprendo la strada all'equiparazione tra donne biologiche e donne transgender in leggi, sentenze e politiche pubbliche.

Finanziamenti pubblici obbligatori alle organizzazioni femministe. Il documento impegna gli Stati a garantire alle organizzazioni femministe finanziamenti pubblici «stabili, prevedibili, flessibili e pluriennali». Non come scelta discrezionale dei governi: come obbligo. È la prima volta che un documento CSW codifica in modo così esplicito questo impegno, garantendo risorse strutturali alle lobby che si battono per l'agenda gender a livello globale.

Il tentativo USA e il muro dell'UE

Prima del voto finale, la delegazione americana ha proposto otto emendamenti al testo. Il più importante è stato quello di inserire una definizione di «genere» ancorata alla biologia: uomo e donna. Una richiesta di chiarezza che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrata ovvia. La risposta è arrivata immediata. La delegazione dei Paesi Bassi, parlando a nome di tutta l'Unione Europea, ha chiesto di respingere tutti gli emendamenti in blocco, dichiarando che ogni singolo paragrafo del testo era «cruciale» e non andava toccato. Gli emendamenti sono stati respinti con 26 voti contrari, 1 favorevole (appunto gli stessi USA) e 14 astenuti, di cui non conosciamo ancora i nomi poiché la trascrizione ufficiale della seduta non è ancora stata pubblicata. L'Italia era quasi certamente tra i 26 Paesi che hanno votato contro gli emendamenti americani, seguendo la linea europea. Ma il Governo italiano non ha comunicato nulla in merito.

La PEC a Tajani senza risposta

Nelle settimane precedenti al voto, Pro Vita & Famiglia aveva inviato una PEC formale al Ministro degli Esteri Antonio Tajani e al Sottosegretario Giorgio Marrapodi, con quattro domande precise sulla posizione italiana: la definizione biologica di donna, l'aborto come diritto riproduttivo, i finanziamenti alle lobby gender, la norma sull'hate speech. Il Ministro non ha risposto. Non prima del voto. Non dopo. L'Italia ha quindi votato sì a un testo ideologicamente connotato in silenzio, senza che i cittadini fossero informati.

Il 19 marzo si vota di nuovo sulla definizione di «genere»

Le conclusioni concordate sono quindi state adottate, ma la partita non è ancora completamente chiusa. Nel documento, infatti, la parola «genere» è rimasta priva di una definizione vincolante e questo potrebbe essere cruciale quando il 19 marzo - nell'ultima giornata della sessione CSW70 - ci sarà il voto su una proposta americana che chiede di ancorare quella parola alla biologia: appunto come uomo e donna. Se la proposta dovesse passare, ogni riferimento a «genere» nelle conclusioni concordate dovrà essere letto in senso biologico. Se invece venisse respinta, l'interpretazione ideologica resterebbe aperta e legalmente utilizzabile in sede applicativa.

Il documento quindi è chiuso, ma il suo significato, per ora, ancora no.

 

 

Questo articolo e tutte le attività di Pro Vita & Famiglia sono possibili solo grazie all'aiuto di chi ha a cuore la Vita, la Famiglia e la sana Educazione dei giovani. Per favore sostieni la nostra missione: fai ora una donazione a Pro Vita & Famiglia tramite Carta o Paypal oppure con bonifico bancario o bollettino postale. Aiutaci anche con il tuo 5 per mille: nella dichiarazione dei redditi firma e scrivi il codice fiscale 94040860226.