Pro Vita & Famiglia ha redatto e presentato, in occasione dell'incontro tenutosi il 15 luglio 2026 presso il Parlamento europeo di Bruxelles - alla presenza del Cardinale Robert Sarah - un Dossier (SCARICA QUI) dal titolo «Aiuti Condizionati - L'Unione Europea e l'Africa: strumenti finanziari, giuridici e commerciali in materia di aborto, agenda LGBTIQ+ ed educazione sessuale». Il documento, curato dalla Direzione Campagne dell'associazione, è stato posto al centro della conferenza «Europe and Africa. In conversation with Cardinal Robert Sarah», organizzata dal Gruppo ECR in collaborazione, tra gli altri, con Pro Vita & Famiglia (LEGGI QUI i dettagli dell'incontro).
I contenuti del Dossier
Il Dossier raccoglie e ordina documenti ufficiali dell'Unione Europea - trattati, regolamenti, risoluzioni parlamentari, comunicazioni della Commissione, programmi di finanziamento - insieme ad atti e prese di posizione ufficiali di governi e parlamenti africani. Il filo conduttore dell'intera ricostruzione è una “semplice” domanda documentale: se e in quale misura l'accesso a fondi, trattati e preferenze commerciali europee sia collegato, per gli Stati africani sovrani, all'adozione di standard e definizioni in materia di aborto, genere ed educazione sessuale elaborati dalle istituzioni europee. Il materiale copre un arco temporale di poco più di venticinque anni, dal 2000 al 2026, ed è organizzato in sei parti, corredate da una nota metodologica che spiega i criteri di selezione e classificazione delle fonti utilizzate.
I cinque fatti accertati
La prima parte del Dossier riassume cinque elementi che emergono dalla lettura coordinata delle fonti raccolte. Il primo riguarda il Samoa Agreement, l'accordo in applicazione provvisoria dal 1° gennaio 2024 tra l'Unione Europea e settantasette Stati dell'Organizzazione degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, che contiene impegni in materia di salute sessuale e riproduttiva e di educazione sessuale, una clausola di supremazia per cui nessun accordo tra Stati membri UE e membri OACPS può ostacolarne l'attuazione, e un meccanismo di misure in caso di inadempimento. Il secondo fatto riguarda una leva finanziaria in costante crescita: ovvero lo strumento NDICI-Global Europe che destina all'Africa subsahariana almeno 29,18 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, mentre la proposta di regolamento per il ciclo 2028-2034 porta la dotazione complessiva dell'azione esterna europea a 200,3 miliardi di euro, con un'allocazione indicativa per l'Africa subsahariana più che raddoppiata rispetto al ciclo precedente. Il terzo elemento riguarda mandati politici espliciti: in tal senso con le risoluzioni del 9 giugno e del 7 luglio 2022 il Parlamento europeo ha chiesto a Commissione, Servizio europeo per l'azione esterna e Stati membri di sostenere con forza l'accesso universale all'aborto sicuro e legale nelle relazioni esterne dell'Unione, mentre con la risoluzione del 20 aprile 2023 sull'Uganda ha chiesto l'uso di strumenti diplomatici, giuridici e finanziari, ipotizzando anche il ritiro delle preferenze commerciali. Il quarto fatto documentato è l'esistenza di un apparato operativo capillare: il Gender Action Plan III impegna infatti l'85% delle nuove azioni esterne dell'Unione a contribuire all'uguaglianza di genere, mentre la Team Europe Initiative su salute e diritti sessuali e riproduttivi in Africa, lanciata a Kigali nel dicembre 2022, mobilita 60 milioni di euro di nuovi fondi europei per il periodo 2023-2027. Il quinto e ultimo fatto riguarda la resistenza africana: trentacinque Stati del gruppo ACP, infatti, non firmarono il Samoa Agreement in occasione della cerimonia di Apia; l'Uganda ha firmato apponendo una dichiarazione interpretativa che esclude l'aborto dai riferimenti alla salute riproduttiva; e due conferenze interparlamentari africane, tenutesi a Entebbe nel 2023 e nel 2025, hanno chiesto modifiche all'accordo proponendo una Carta Africana per la sovranità culturale.
Le cifre, miliardarie, dei diktat
La seconda parte del Dossier mette in fila i numeri delle leve individuate, distinguendo quella finanziaria, quella commerciale e quella istituzionale. Sul piano finanziario, il Regolamento NDICI-Global Europe dispone di un budget totale di 79,5 miliardi di euro, di cui almeno 29,18 miliardi destinati come importo minimo garantito all'Africa subsahariana per il periodo 2021-2027; la proposta «Global Europe» per il 2028-2034 prevede invece - come già accennato - 200,3 miliardi di euro complessivi a prezzi correnti, con un'allocazione indicativa per l'Africa subsahariana di 60,53 miliardi di euro. A questi si aggiungono i sessanta milioni di euro della Team Europe Initiative su salute sessuale e riproduttiva in Africa, i quarantacinque milioni di euro destinati in sei anni al partenariato con l'UNFPA e il miliardo e mezzo di euro del programma CERV per il finanziamento di organizzazioni non governative, incluse quelle attive sul fronte dell'uguaglianza LGBTIQ. Il Dossier, inoltre, precisa che il passaggio da 79,5 a 200,3 miliardi di euro non è direttamente proporzionale, poiché il nuovo strumento accorpa capitoli in precedenza separati come l'aiuto umanitario, il sostegno alla pre-adesione e quello all'Ucraina; il dato più significativo resta dunque quello della quota africana, che passa da un minimo garantito di 29,18 miliardi a un'allocazione indicativa di circa 60,5 miliardi, mentre i precedenti obiettivi quantitativi vincolanti in materia di genere vengono sostituiti da un approccio trasversale di mainstreaming. Sul piano della leva commerciale, il Dossier richiama la risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2023, che chiedeva alla Commissione di valutare il ritiro delle preferenze commerciali «Everything But Arms» in caso di promulgazione della legge ugandese, e il nuovo Regolamento sul Sistema di Preferenze Generalizzate, che amplia le convenzioni sui diritti umani il cui rispetto condiziona l'accesso alle preferenze commerciali e introduce una procedura d'urgenza per il ritiro rapido dei benefici. Quanto alla leva istituzionale, il Dossier cita la scheda ufficiale del Parlamento europeo secondo cui l'applicazione provvisoria del Samoa Agreement, la partecipazione alle istituzioni congiunte e la licenza a operare della Banca Europea per gli Investimenti si applicano soltanto agli Stati firmatari, con la conseguenza che la mancata firma comporta l'esclusione da canali di finanziamento e da sedi decisionali.
Gli ultimi venticinque anni
La terza parte del Dossier ricostruisce la cronologia dal 2000 al 2026 individuando tre fasi distinte. La prima fase, tra il 2000 e il 2019, è caratterizzata da pressione diplomatica e dichiarazioni politiche: il Parlamento europeo chiede sanzioni e clausole di non discriminazione nei rapporti con i Paesi ACP, senza però disporre ancora di strumenti finanziari strutturati e dedicati. La seconda fase, tra il 2020 e il 2023, è quella dell'istituzionalizzazione: in questi anni vengono adottati in sequenza la Strategia per l'uguaglianza LGBTIQ 2020-2025, il Gender Action Plan III, il Regolamento NDICI, le risoluzioni del 2022 sull'aborto nelle relazioni esterne e il Samoa Agreement, strumenti che il Dossier descrive come tra loro collegati e rinviantisi reciprocamente. La terza fase, tra il 2024 e il 2026, è quella del consolidamento: viene adottata la nuova Strategia per l'uguaglianza LGBTIQ+ 2026-2030, viene presentata la proposta di regolamento Global Europe per il 2028-2034, è in elaborazione il Gender Action Plan IV e viene firmato il nuovo Regolamento sul Sistema di Preferenze Generalizzate. Dunque, un insieme di atti con cui, secondo il Dossier, l'intera architettura viene rinnovata in vista del prossimo settennato. La stessa parte del documento individua inoltre tre livelli sui quali gli strumenti raccolti opererebbero simultaneamente: un livello politico, costituito dalle risoluzioni del Parlamento europeo, non giuridicamente vincolanti ma capaci di orientare formalmente l'azione della Commissione e del Servizio europeo per l'azione esterna; un livello giuridico-convenzionale, rappresentato in particolare dal Samoa Agreement, trattato vincolante dotato di clausola di supremazia; e un livello finanziario e commerciale, che comprende i regolamenti di bilancio, i programmi operativi e il regime di preferenze commerciali.
Le tredici schede del Dossier
Il cuore documentale del Dossier è poi costituito da tredici schede in ordine cronologico, ciascuna corredata da tipologia dell'atto, istituzione di riferimento, data, riferimento ufficiale, indirizzo internet di verifica e contenuto descritto in forma sintetica. Si parte dall'Accordo di Cotonou del 23 giugno 2000, quadro pluridecennale della cooperazione tra Unione Europea e Paesi ACP, poi sostituito dal Samoa Agreement, e dalla risoluzione dell'11 febbraio 2015 con cui il Parlamento europeo auspicava che l'accordo successivo a Cotonou includesse conseguenze per le discriminazioni fondate su orientamento sessuale o identità di genere. Seguono la Strategia per l'uguaglianza LGBTIQ 2020-2025 della Commissione europea, adottata il 12 novembre 2020, e il Gender Action Plan III del novembre dello stesso anno, che fissa l'obiettivo dell'85% delle nuove azioni esterne europee orientate all'uguaglianza di genere.
La quinta scheda riguarda il Regolamento NDICI-Global Europe, in vigore dal 9 giugno 2021, mentre la sesta ricostruisce le risoluzioni del 9 giugno e del 7 luglio 2022, adottate in risposta alla vicenda giudiziaria statunitense sulla sentenza Roe contro Wade, con cui il Parlamento ha chiesto di sostenere l'accesso universale all'aborto sicuro e legale nelle relazioni esterne dell'Unione, richiesta poi rinnovata con la risoluzione dell'11 aprile 2024. La settima scheda è dedicata alla risoluzione del 20 aprile 2023 sulla decriminalizzazione universale dell'omosessualità, adottata dopo l'approvazione della legge ugandese contro l'omosessualità, mentre l'ottava ricostruisce nel dettaglio il Samoa Agreement, firmato ad Apia il 15 novembre 2023, con i suoi articoli relativi all'integrazione della prospettiva di genere, all'accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, all'educazione sessuale e riproduttiva completa e alla già citata clausola di supremazia.
La nona scheda riguarda i programmi operativi Team Europe su salute sessuale e riproduttiva in Africa, lanciati a Kigali nel dicembre 2022 e proseguiti con un nuovo programma regionale a Durban nell'ottobre 2025. Le ultime quattro schede riguardano invece gli sviluppi più recenti già citati: la nuova Strategia per l'uguaglianza LGBTIQ+ 2026-2030 della Commissione; la proposta di regolamento Global Europe per il 2028-2034; il Gender Action Plan IV, ancora in fase di elaborazione con una consultazione pubblica svoltasi tra marzo e aprile 2026; e infine il nuovo Regolamento sul Sistema di Preferenze Generalizzate.
La resistenza africana
La quinta parte del Dossier raccoglie gli atti ufficiali e le prese di posizione con cui alcuni Paesi e istituzioni africane hanno reagito agli strumenti descritti nelle parti precedenti. Il primo caso riguarda l'Uganda, che non firmò il Samoa Agreement alla cerimonia di Apia e che, apponendo la propria firma il 15 novembre 2023, ha depositato presso il Consiglio dell'Unione Europea una dichiarazione interpretativa formale con cui precisa che la ratifica non può essere intesa come accettazione di obblighi contrari alla Costituzione ugandese, che termini come genere e uguaglianza di genere saranno interpretati in conformità alle leggi nazionali, e che i riferimenti alla salute sessuale e riproduttiva non includono l'aborto se non nei casi previsti dalla legge ugandese; nel maggio 2025 il Presidente Museveni ha inoltre pubblicamente prospettato un possibile ritiro dall'accordo qualora contenesse disposizioni coercitive in materia di diritti riproduttivi.
Il secondo caso riguarda le Conferenze Interparlamentari di Entebbe: quella del settembre 2023 esortava i capi di Stato dei Paesi ACP a non firmare l'accordo post-Cotonou senza modifiche, chiedendo la rimozione dei riferimenti alla salute sessuale e riproduttiva, mentre la terza Conferenza Interparlamentare Africana su Famiglia e Sovranità, tenutasi a Entebbe il 9 maggio 2025 e inaugurata dallo stesso Presidente Museveni, ha proposto l'adozione di una Carta Africana per la protezione dei valori tradizionali e della sovranità culturale.
Il terzo elemento è uno studio accademico indipendente pubblicato sulla rivista Third World Quarterly il 3 novembre 2025, basato su interviste condotte tra il 2023 e il 2024 con funzionari governativi africani di alto rango, che documenta la percezione, da parte africana, di una condizionalità imposta nel negoziato del Samoa Agreement, in particolare quanto all'insistenza dei negoziatori europei sui temi di orientamento sessuale e identità di genere a fronte del rifiuto di discutere la restituzione degli artefatti culturali coloniali.
Il quarto e più recente caso documentato riguarda il Ghana, dove nel febbraio 2024 il Parlamento ha approvato una legge che inasprisce la normativa contro la promozione, il patrocinio e il finanziamento di attività LGBTQ+ nel Paese: il Dossier ricostruisce come il Parlamento europeo abbia dedicato un dibattito in plenaria alla legge ghanese il 24 aprile 2024, come in quella sede la Commissione abbia rilevato le potenziali conseguenze finanziarie della legge per il bilancio ghanese, e come lo stesso allora leader dell'opposizione, John Dramani Mahama, oggi Presidente della Repubblica, avesse pubblicamente collegato il ritardo nella firma presidenziale della legge alla dipendenza del Paese dagli aiuti esteri; la legge, decaduta con lo scioglimento del Parlamento, è stata ripresentata e riapprovata in versione emendata il 29 maggio 2026, con la decisione finale ora nelle mani del Presidente Mahama.
Cosa dicono le leggi
La sesta e ultima parte del Dossier inquadra la questione sul piano giuridico, richiamando anzitutto l'articolo 1, paragrafo 2, della Carta delle Nazioni Unite, che indica tra i fini dell'Organizzazione lo sviluppo di relazioni amichevoli fra le nazioni fondate sul rispetto dell'eguaglianza dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli, e i principi dell'OCSE-DAC sull'efficacia degli aiuti allo sviluppo, sanciti dalla Dichiarazione di Parigi del 2005, dall'Agenda di Accra del 2008 e dal Partenariato di Busan del 2011, secondo cui la cooperazione allo sviluppo deve allinearsi alle priorità definite dai Paesi riceventi e non a quelle dei donatori. Dalla lettura coordinata delle fonti raccolte, il Dossier fa emergere tre circostanze di fatto: che l'erogazione di fondi e l'accesso a istituzioni finanziarie e preferenze commerciali risultano collegati, negli strumenti esaminati, all'adesione a definizioni di diritti umani e di salute sessuale e riproduttiva elaborate in sede europea; che tali definizioni non godono di consenso universale nelle sedi multilaterali, come attestano la dichiarazione interpretativa ugandese, gli atti delle conferenze di Entebbe e la Dichiarazione di Ginevra del 2020, sottoscritta anche da alcuni Stati membri dell'Unione Europea; e che la clausola di supremazia del Samoa Agreement attribuisce all'accordo prevalenza su ogni altra intesa tra le parti.