Un camion-vela che percorre le strade intorno alla Farnesina, sede del Ministero degli Esteri, con un messaggio rivolto direttamente al ministro Antonio Tajani: «L’Italia non ceda alle pressioni delle lobby trans-femministe e Lgbt alla Commissione Onu sulla Donna (CSW70)». È l’iniziativa lanciata oggi, e che proseguirà nei prossimi giorni, da Pro Vita & Famiglia per richiamare l’attenzione del Governo sulla necessità di chiarire la posizione italiana durante la Commissione iniziata ieri a New York e che proseguirà fino al prossimo 19 marzo.
«La CSW70 è uno degli appuntamenti diplomatici annuali più rilevanti in materia di diritti, famiglia e politiche di genere», spiega Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, «ma quella di quest’anno rischia di essere l’edizione più ideologica e pericolosa proprio per le donne, poiché il documento oggetto dei negoziati – e anche la posizione ufficiale dell’Unione Europea, approvata dall’Europarlamento lo scorso 12 febbraio – parla di aborto come diritto umano fondamentale, di equiparazione delle donne transgender alle donne biologiche, di finanziamento pubblico privilegiato alle organizzazioni transfemministe e LGBT e dell’integrazione dell'ideologia gender in ogni settore sociale. Il Governo italiano intende accettare tutte queste richieste? Intende sostenere o, come ci aspettiamo, bocciare queste linee guida?» afferma Brandi.

«L'Italia – prosegue - in quanto membro dell'Unione Europea, è soggetta a una pressione costante per allinearsi a queste posizioni e ci aspettiamo un chiarimento dal ministro Tajani e dall’Ambasciatore Giorgio Marrapodi, Rappresentante Permanente d'Italia presso le Nazioni Unite, di recente nominato proprio da Tajani e presente alla Commissione per conto del nostro Paese. Pro Vita & Famiglia – fa sapere Brandi – ha già scritto una PEC formale, ma ad oggi ancora senza risposta, proprio a Tajani e Marrapodi: abbiamo esposto le nostre richieste di chiarimenti ed elaborato un’analisi giuridica dettagliata del testo in negoziato, con individuazione delle criticità e proposte di emendamento ancorate all’ordinamento italiano. All’azione di pressione dei camion-vela – conclude il presidente dell’associazione – si unisce anche una petizione popolare e non ci fermeremo finché il Governo non ci avrà rassicurato».