Che Sanremo sarà? Ad ormai davvero poche ore dall’inizio del Festival della canzone italiana numero 76 - che, per l’appunto, inizierà questa sera - questa è la domanda che, alla fin fine, in tanti si pongono. Una domanda che non si può non porre – al di là del lato artistico della kermesse – chiunque abbia a cuore i valori della vita e della famiglia. Con i suoi ascolti record, infatti, l’appuntamento sanremese è da decenni molto più di un concorso musicale: è l’evento nazionalpopolare per eccellenza, che anticipa, segue e qualche volta forgia tendenze. Sanremo è Sanremo, insomma. Non ci si può far nulla.
Anni di ideologie… e quest’anno?
Da questo punto di vista, in realtà la 76esima edizione del Festival di Sanremo ha già fatto parlare di sé, e non purtroppo in positivo, per l’autoesclusione del comico Andrea Pucci, chiamatosi fuori dalla co-conduzione dopo che – non appena il suo nome era filtrato sui media – si è scatenata contro di lui una macchina del fango che lo ha bollato come «di destra», come «omofobo» e come «fascista». Già questo era pesante, ma quando sono fioccate perfino minacce alla sua famiglia, Pucci ha gettato la spugna. Ed è difficile dargli torto. Tuttavia, il Festival deve ancora iniziare per cui è anche giusto non esagerare con gli allarmismi. Tanto più che anche lo scorso anno le cose erano filate lisce. Sicuramente più lisce di quanto non andarono nel 2023, quando l’apoteosi dell’aberrazione dello spettacolo fu raggiunta con le esibizioni, decisamente fuori le righe, di Rosa Chemical – con alcuni riferimenti al poliamore – e di BigMama, che mandò un saluto alla comunità queer. Poca roba, rispetto a quanto si era visto anche negli anni precedenti. In effetti, venivamo da anni di colonizzazione ideologica dell’evento sanremese: pensiamo infatti all’ormai lontano 2015, quando sul palco si vide Conchita Wurst, la drag queen austriaca con la barba; o pensiamo al 2016, quando numerosi cantanti si fecero vedere con i nastrini arcobaleno per prendere posizione a favore delle unioni civili e dell’Agenda Lgbt. O ancora, nel 2022 fu il turno di Achille Lauro, resosi protagonista di una performance che spinse il Codacons a denunciarlo insieme alla Rai per blasfemia, dopo aver simulato addirittura un battesimo sul palco.
Sanremo ritorna Festival della canzone?
Come si può ben ricordare, dunque, la politica e l’ideologia sono sbarcati per molti anni sul palco dell’Ariston. E pensare che ci sono stati interi decenni nei quali Sanremo era ciò che dovrebbe essere: puro spettacolo musicale e intrattenimento. Per giunta, condito da superospiti internazionali, da José Feliciano - anche in gara - a Madonna, da Michail Gorbaciov a Mike Tyson e John Travolta, che per brevi comparsate spesso costosissime, ma sempre aliene da propagande in senso stretto. Dopodiché, lo abbiamo detto, l’ideologia è arrivata a fare da sottofondo alle canzoni fino a quasi, in certe occasioni, ad eclissarle. Vista com’è andata l’edizione dello scorso anno, torniamo a ripeterlo, non è giusto essere eccessivamente pessimisti. Però – a maggior ragione viste le recenti polemiche che hanno caratterizzato l’inaugurazione, da parte del vescovo proprio di Sanremo, monsignor Antonio Suetta, di una campana per i bambini abortiti – è opportuno non abbassare la guardia. Certamente non l’abbasserà Pro Vita & Famiglia - che lo scorso anno lanciò e poi consegnò alla Rai una petizione proprio per prevenire tali derive - e non lo faranno quanti seguiranno lo show condotto da Carlo Conti, desiderosi di poter ascoltare delle canzoni e non, appunto, omelie laiche di sorta o propagande.