04/10/2020 di Luca Scalise

Aborto, la Polonia vuole tutelare i bambini malformati

I media ne parlano come di una scelta conservatrice, con aria di disprezzo. Ma se stare dalla parte dei più deboli comporta l’essere bollati come conservatori, allora questo titolo può essere solo un motivo di vanto.

«Poter praticare l'aborto in Polonia potrebbe diventare presto ancora più difficile di quanto già non sia. La Corte costituzionale di Varsavia il mese prossimo si pronuncerà sul ricorso di oltre 100 parlamentari che chiedono di restringere il diritto della donne di interrompere la gravidanza e di impedirlo anche in presenza di gravi malformazioni o malattie del feto», scrive un articolo di Europa Today.

Ma diciamola con parole più semplici e dirette: la Polonia non si accontenta di tutelare la vita di alcuni bambini, ma vuole estendere la sua protezione su tutti, anche su quelli malati o malformati; i più deboli della nostra società che non meritano affatto d’essere discriminati e fra i quali ci sono anche molte donne che rischiano d’essere private di quel diritto fondamentale senza il quale non v’è più altro diritto: la vita. Questa è la verità. E questo è il motivo per cui secondo alcuni la Polonia restringerebbe «ulteriormente il campo d’applicazione dei diritti delle donne».

Dunque, salvare la vita di bambini e bambine sani e malati sarebbe in contrasto con i diritti delle donne? Evitare alle stesse donne i possibili e gravi pericoli dell’aborto volontario sulla loro salute fisica e psichica restringerebbe i loro diritti? Già, le campagne abortiste non fanno mai riferimento alle complicazioni post abortive e ai tantissimi casi di eventi avversi collegati a questa pratica. Né, tantomeno, alle numerose testimonianze di donne che raccontano come l’aborto sia stato per loro un vero incubo.

Prima, dunque, di proclamare che l’aborto è una “libera” scelta, vogliamo pensare a quelle donne che libere di abortire non lo sono affatto, perché costrette dalla solitudine, da minacce violente, da gravi situazioni psicologiche o dalla povertà? Perché offrire a queste l’aborto su un piatto d’argento (con tutti i rischi a cui abbiamo accennato sopra) e non tendere loro la mano per aiutarle a scegliere la vita?

Basta, allora, parlare dei pro life come di quelli che sono “contro” i diritti delle donne, quando hanno a cuore la loro tutela molto più degli abortisti.

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