20/05/2016

RU486: testimonianze di un incubo

L’RU486 è una pillola che non può essere addolcita.

Nata con lo scopo di far passare l’idea che fare un aborto sia come curare un mal di testa, la scienza ha ampiamente dimostrato sia i danni fisici che vengono corsi dalle donne che l’assumono, come avevamo scritto qui, sia i gravi effetti che la RU486 comporta sotto il profilo psicologico.

L’effetto ‘principale’ della RU486 è quello di uccidere il bambino nel grembo materno, e in un modo molto cruento, dal momento che lo si fa morire di fame. In un video pubblicato da ProVita proprio qualche giorno fa, vi avevamo mostrato come, nei fatti, il Mifepristone, principio attivo contenuto nella RU486, agisce per uccidere il bambino, bloccando la produzione di progesterone.

Inoltre, nello stesso video, l’ex ginecologo abortista Anthony Levatino spiegava come questo processo sia doloroso per le madri. Il dolore è innanzitutto fisico. L’aborto chimico provoca infatti importanti emorragie che possono protrarsi anche per un mese. Come avevamo scritto in quest’altro articolo, una donna su quattro che ha abortito con la RU486 riferisce di aver provato, in una scala da 0 a 10, un dolore pari a 9 o 10. E ancora, sembra che i livelli medi di intensità del dolore provocato dall’aborto chimico sarebbero più alti del 100-150% rispetto a quello chirurgico. Se questo non bastasse, l’aborto con la pillola nel 96% delle donne provoca dolori anche nel periodo successivo all’aborto.

Ma il dolore non è solo fisico. C’è anche un dolore più difficile da curare, quello psicologico, che affligge tantissime donne che hanno avuto un aborto chimico.

Il sito Live Action News ha riportato in un articolo le tragiche testimonianze di donne che hanno abortito con la RU486.

Ad esempio, una donna che ha sperimentato sia l’aborto chirurgico, sia quello chimico scrive che, proprio l’utilizzo della pillola abortive, “è stata l’esperienza peggiore, la cosa più dolorosa fisicamente e psicologicamente che abbia mai passato”. Mentre la Food and Drug Administrations statunistense ha recentemente modificato le regole per la somministrazione della RU486 – è stato infatti deciso deciso di consentire l’utilizzo della pillola abortiva fino al settantesimo giorno gravidanza, senza il bisogno di ricovero in ospedale per assumere la seconda dose, quella che provoca l’espulsione del bambino, (si veda qui) -, le testimonianze reali delle donne provano che la procedura, al contrario, non sia affatto semplice e priva di rischi: “Contrazioni per dieci ore, sudorazione, grida, tutto da sola: è stato psicologicamente spaventoso e fisicamente orribile”, racconta ancora la donna citata in precedenza.

Le donne che hanno sperimentato questo tipo di aborto affermano che la parte peggiore è quella dell’espulsione del proprio bambino. Le contrazioni sono dolorose al pari di quelle del parto: “venti volte superiori a quelle dei dolori mestruali”, scrive una donna. La maggior parte delle donne ha inoltre sperimentato sintomi come nausea e vomito. Tutte hanno perso tantissimo sangue, con emorragie che vanno avanti per settimane, anche dopo l’espulsione del feto, la parte più terribile.

Nessuno mi aveva preparato a cosa stesse per accadere”, racconta infatti una donna, “prima di tutto è stata la cosa più dolorosa che ho sperimentato nella mia vita. In secondo luogo ho visto il mio bambino. Aveva già le sembianze umane, e io non pensavo che potesse essere così sviluppato dopo soli due mesi di gravidanza”.

Le cicatrici di un’esperienza simile rimangono a vita. Prendere la RU486, non è come curare un raffreddore: si ha a che fare con la vita di una persona, il proprio bambino. “Solo perché non lo vedi o non lo senti nella pancia, non vuol dire che non sia vivo”, conclude infatti la donna.

Sei tu stessa che presiedi l’uccisione di un bambino”, scrive un’altra donna ancora. Al dolore – consapevole o meno, negato o meno – già enorme dell’aborto, la RU486 somma altro dolore. Con buona pace di tutti coloro che sostengono di agire in favore delle donne.

Anastasia Filippi


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