05/02/2020

RU486, il racconto di un incubo

Nel rapporto del 2011, la Food and Drug Administration (FDA) aveva indicato 2.207 casi di emergenze mediche dovuti all’aborto farmacologico: si trattava di 256 sepsi di cui 48 classificate come “severe”, 339 emorragie per cui è stato necessario effettuare una trasfusione, 612 ricoveri, 58 casi di gravidanze extrauterine e 14 decessi.

Un articolo di Life News riporta i commenti sull’aborto farmacologico da parte di un’altra donna che ne ha fatto esperienza. Riteniamo che dar voce ai dati che mostrano la pericolosità di tale pratica e alle stesse donne che ne condividono la loro testimonianza personale sia fondamentale al fine di fornire un’idea più completa dei rischi della Ru486 (l’aborto in pillole).

«Ho avuto un aborto incompleto l'anno scorso», scrive sui social Rose Stokes, dicendo che avrebbe voluto essere stata avvisata prima della possibilità che resti del bambino potessero rimanere dentro di lei (con notevoli rischi per la sua salute). E racconta: «Sembrava un atto di auto-violenza. Ricordo di essere tornata nella sala d'attesa e di essermi piegata tra le braccia di mia madre, piangendo con una ferocia che non provavo dall'infanzia».

E pensare che sempre più frequentemente si tende a parlare dell’aborto farmacologico come di una pratica sicura, spesso e volentieri celandone gli effetti negativi. Come riporta Lorenza Perfori nel libretto “Per la salute delle donne” (che potete richiedere cliccando qui), «dai dati diffusi dal Ministero della Salute, risulta che nel periodo 2011-2015 si sono verificati in Italia 1.143 casi di emorragia» post aborto.

Un numero che merita di non essere ignorato, né minimizzato, perché per favorire una piena libertà delle donne è indispensabile metterle al corrente dei rischi a cui questa pratica le espone.

 

di Luca Scalise

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