20/01/2020

L’aborto sicuro smentito da centinaia di emergenze mediche

Ottimo lavoro. Gli attivisti pro life dell’Operazione Rescue, dopo aver registrato i casi di emergenze mediche causate dagli aborti, nelle cliniche abortiste dove sono riusciti ad essere presenti, hanno realizzato e pubblicato un video con 100 emergenze mediche che si sono verificate solo nel 2019 (e, se 100 sono i casi scoperti dall’Operazione Rescue, pensiamo a quanti altri episodi simili accadono in tutto il mondo, di cui non se ne sente mai parlare).

Il video è composto da registrazioni di telefonate delle cliniche abortiste al 911, il numero statunitense dell’ambulanza. Grazie ad esse, abbiamo avuto modo di conoscere anche i tipi di complicazioni cui sono andate incontro le donne in questione dopo aver abortito.

Un articolo di Life News ce ne fornisce l’elenco: 35 casi di emorragia (il rischio più frequente), 39 emergenze mediche di cui non si è riusciti a identificare la causa, cinque donne con perforazione uterina, due donne che rischiavano il soffocamento per il vomito durante l’aborto chirurgico. La restante parte è andata incontro ad infezioni, convulsioni e dolori atroci. Una donna, dopo essere stata del tempo in terapia intensiva, ha dovuto subire un’isterectomia, o avrebbe rischiato la vita, ed un’altra, Tia Parks, è morta l’8 giugno, a causa di una emorragia interna.

Niente di clandestino. Tutto questo è stato provocato dal cosiddetto aborto “sicuro e legale”, sicuro come “l’asino che vola”, viste le conseguenze.

E il bello è che molti abortisti, sedicenti paladini della libertà delle donne, vogliono impedire agli attivisti pro life di sostare nei dintorni degli ospedali in cui si praticano aborti, onde evitare che si venga a sapere qualcosa dei casi di emergenza medica che si verificano a causa di questa pratica.

Preferiscono inventarsi che i pro life danneggiano le donne, suscitando in loro sensi di colpa, piuttosto che rischiare che qualcuno le informi sui pericoli dell’aborto. Preferiscono dire (contro la stessa scienza) che ciò che portano in grembo è solo un “grumo di cellule”, piuttosto che dire la verità: che è un bambino.

Addirittura, preferiscono che non ricevano alcuna proposta di aiuto da parte dei pro life (che, senza ostacolarle in nulla, si limiterebbero ad offrire loro alternative), pur di farle abortire.

È libertà questa?

 

di Luca Scalise

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