10/02/2023 di Giuliano Guzzo

Elezioni Regionali. Un voto per il Bene Comune. Cosa ci attende sui temi pro life e pro family

Domenica 12 febbraio e lunedì 13 febbraio i cittadini di due importanti regioni italiane, vale a dire Lombardia e Lazio – forse le più significative per peso economico, istituzionale e demografico –, saranno chiamati alle urne per votare il presidente della Regione per i prossimi 5 anni e per la composizione del nuovo Consiglio regionale. L’attenzione dei media, tra la guerra in Ucraina, il caso Cospito, il festival di Sanremo e la più recente tragedia del terremoto in Turchia e Siria, non ha avuto modo di concentrarsi molto su questo appuntamento elettorale.

Nondimeno, la chiamata alle urne dei lombardi e dei laziali, proprio per il peso specifico che nel panorama peninsulare hanno le loro regioni, non costituisce un fatto marginale. Motivo per cui, vale la pena riepilogare sinteticamente quali sono le coalizioni e i candidati che si contenderanno la guida di queste due regioni. Per il Pirellone, i candidati sono quattro: Attilio Fontana per il centrodestra, Pierfrancesco Majorino per il centrosinistra e il M5s, Letizia Moratti, appoggiata dal Terzo Polo e Mara Ghidorzi per Unione Popolare. La Presidenza del Lazio – dove si vota in maniera anticipata di qualche mese, dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti, presidente alla guida di una giunta composta da centrosinistra e Movimento 5 Stelle – sarà invece contesa tra Alessio D'Amato, esponente del Pd e tuttora assessore regionale alla Sanità, che ha avuto anche l'appoggio di Italia Viva e Azione, Francesco Rocca, candidato di tutte le forze di centrodestra e Donatella Bianchi, che correrà per il M5s dato che il partito guidato da Giuseppe Conte non ha raggiunto l’intesa con il Pd. Da segnalare, sempre con riferimento a Regione Lazio, anche altre due candidature quella di Sonia Pecorilli per il Partito Comunista Italiano e quella di Rosa Rinaldi di Unione Popolare.

E per quanto riguarda i fondamentali valori non negoziabili, vita, famiglia e libertà educativa? Quali sono le candidature più rassicuranti? Orientativamente, come del resto accade anche a livello nazionale, la coalizione che pare più sensibile all’agenza pro life e pro family è, sia in Lombardia sia nel Lazio, quella di centrodestra. Si è di proposito impiegato il termine «orientativamente» perché purtroppo nessun candidato presidente, in entrambe le regioni, assicura un appoggio totale ai valori non negoziabili. Un Fontana autenticamente pro life, infatti, non avrebbe aperto – come ha fatto a fine luglio 2018 – ai cosiddetti contraccettivi gratuiti per tutti gli under 24 nei consultori pubblici e privati lombardi.

Allo stesso modo, un Rocca realmente pro family difficilmente avrebbe dimostrato, come invece ha fatto, una «apertura positiva» nei confronti del Partito Gay, con Fabrizio Marrazzo che ha apertamente dichiarato che il candidato presidente di centrodestra «si è mostrato più aperto per quanto riguarda l'erogazione dei servizi e la cosa è in linea con quanto fatto da presidente della Croce Rossa in questi anni». Tuttavia, se da un lato nessun candidato presidente in questa tornata elettorale pare pienamente interessato all’agenda pro life, dall’altro vi sono – prevalentemente nella coalizione di centrodestra – candidati consiglieri regionali che si sono impegnati – non solo a parole – nella difesa della vita, della famiglia e della libertà educativa.

Sono i candidati che, con coraggio, hanno decido di sottoscrivere Un impegno politico per la vita, la famiglia e la libertà educativa così come proposto loro dal Manifesto valoriale di Pro vita & famiglia (QUI la lista di chi ha firmato). Per il Lazio, si tratta dei candidati Tony Bruognolo (Lega); Laura Corrotti (Fratelli d'Italia); De Lillo (Fratelli d'Italia); Chiara Iannarelli (Fratelli d'Italia). Per la Lombardia dei candidati Jari Colla (Lega); Matteo Forte (Fratelli d'Italia); Paolo Inselvini (Fratelli d'Italia); Barbara Mazzali (Fratelli d'Italia); Laura Molteni (Fratelli d'Italia); Silvia Scurati (Lega); Claudia Toso (Fratelli d'Italia); Valentina Tugnoli (Fratelli d'Italia); Chiara Valcepina (Fratelli d'Italia); Giacomo Zamperini (Fratelli d'Italia).

Una presa di posizione importante e non solo in ottica regionale, ma anche nazionale. Non serve essere politologi, infatti, per sapere che quasi sempre i politici che si affermano sulla scena parlamentare si sono prima fatti le ossa su quella regionale. Ecco che allora sostenere un consigliere regionale pro life oggi significa aumentare la possibilità di avere, domani, un parlamentare e, chi lo sa, anche un ministro attento a vita e famiglia. Allo stesso modo, avere futuri Consigli Regionali – soprattutto se di realtà così importanti come Lazio e Lombardia – che legiferano a favore di temi così delicati, significa poter aspirare a introdurre tali leggi anche in altre regioni.

 

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