01/07/2026 di Giuliano Guzzo

Non solo pediatri. Dagli psicologi ai servizi sociali: gli Ordini si piegano all’ideologia Lgbt

Dal Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi all'Ordine degli Assistenti Sociali del Lazio: la partecipazione al Roma Pride riapre il dibattito su neutralità, imparzialità e ruolo degli Ordini professionali.

Lo scorso sabato 20 giugno a Roma si è, come noto, tenuta la parata del Gay pride. Secondo Romaprideofficial addirittura «un milione di persone ha attraversato le strade della Capitale» animando «un corteo lungo chilometri, fatto di volti, bandiere e rivendicazioni». Ora, che alla manifestazione ci fossero «volti, bandiere e rivendicazioni» è indubbio, ma sulla presenza «un milione di persone» ci si permette di avere grossi dubbi. Tuttavia, una cosa è certa: il corteo ha confermato - ahinoi - come per alcuni ordini professionali sia in atto una vera e propria trasformazione in senso arcobaleno.

Non solo i pediatri

È infatti ormai di ampio dominio pubblico la deriva Lgbt dei pediatri italiani, che tramite la Società Italiana di Pediatria - che, lo ricordiamo, pur non essendo un Ordine professionale né pubblico, vanta oltre 12.000 iscritti in tutta Italia - ha di recente diramato delle vergognose e ideologiche linee-guida gender. Un vero e proprio cocktail di propaganda arcobaleno asservita all’Agenda Lgbt più radicale che ci sia (CLICCA QUI per leggere i dettagli).

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Anche gli Psicologi…

Ebbene, tornando al Pride di Roma e, più specificamente, agli Ordini professionali veri e propri, all’evento capitolino hanno aderito e preso parte ben due ordini. Anzitutto, c’è stata un’adesione convinta del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, che – per la prima volta nella sua storia - ha fatto sapere ufficialmente di aver partecipato all’evento «per rappresentare nello spazio pubblico i diritti di ogni persona e i valori del nostro lavoro quotidiano: rispetto, ascolto, inclusione e tutela della dignità di ogni persona». Non è del tutto chiaro il nesso che ci sarebbe tra il legittimo ed anche apprezzabile voler «rappresentare nello spazio pubblico i diritti di ogni persona» e il prendere parte ad un tipo di manifestazione che sistematicamente sfocia nell’ostentazione e nella provocazione, oltre che in alcune richieste totalmente antiscientifiche. Ma andiamo avanti.

… e i Servizi Sociali

Sì, perché al Roma Pride quest’anno – così come ad altre manifestazioni arcobaleno tenutesi a giugno – c’è stata anche l’adesione da parte dell’Ordine degli Assistenti Sociali. Per quanto riguarda l’evento tenutosi nella Capitale, a mobilitarsi è stato in particolare l’Ordine del Lazio, che sui propri canali social ha chiamato a raccolta tutti quanti: «Invitiamo tutte le colleghe e tutti i colleghi a partecipare e a condividere questo importante momento di impegno civile e professionale». 

L’ideologia prende il sopravvento

Va da sé che siano adesioni che suscitano pesanti perplessità. Anzitutto, perché fanno capire come categorie professionali importanti siano spesso politicamente e anche ideologicamente schierate. E già questo, dinnanzi ad operatori e professionisti che dovrebbero avere nell’equidistanza e nella neutralità un loro tratto caratteristico, appare discutibile. Ma soprattutto, diventa impossibile – a fronte di determinate scelte di campo – non pensare che, allorquando si schierano a favore della transizione di genere (si pensi al caso dell’ospedale Careggi di Firenze) o tengono interventi «contro l’omotransfobia» o «sull’identità di genere», alcuni psicologi più che una posizione scientifica stiano sposando una visione ideologica e, quindi, di parte. Allo stesso modo, quando ci sono casi dal grande risalto mediatico (pensiamo al caso della cosiddetta “famiglia nel bosco” o a quello di Bibbiano), non ci si può lamentare se poi c’è chi critica con forza l’operato degli assistenti sociali, ritenendolo poco neutrale e schierato. 

E la professionalità?

La partecipazione ad eventi come le sfilate del Pride, infatti, fa trasparire un filo rosso - anche se forse sarebbe meglio dire filo arcobaleno - che purtroppo mina, come già si accennava poc’anzi, quella terzietà inattaccabile che dovrebbe caratterizzare alcune professioni. Dicendo questo, si badi, non si vuole minimamente mettere in discussione la bravura e la serietà della gran parte degli psicologi e degli assistenti sociali. Tuttavia, proprio a tutela di costoro, sarebbe in futuro auspicabile che gli Ordini professionali ci pensassero due volte prima di aderire a manifestazioni che, da decenni, paiono solamente provocatorie, spesso anche blasfeme e per certi versi addirittura contrarie alle più basilari regole e scoperte mediche e scientifiche.

 

 

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