Diffondere contenuti a favore dell'aborto e censurare quelli pro vita. Sembra essere questa la direzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) attraverso una vera e propria campagna di recruiting di influencer e gestori di piattaforme tecnologiche per propagandare in rete esclusivamente il "politicamente corretto" in ambito bioetico. Naturalmente il pretesto ripreso per limitare la libertà di espressione di chi la pensa diversamente è il consueto refrain della "lotta alla disinformazione". Di qui, per esempio, paradossalmente, le verità scientifiche sulla natura umana del concepito diffuse dai pro vita rischiano di essere bannate dalle principali piattaforme come fake news per impedirne la pubblicazione e circolazione in rete.
Le misure dell'OMS per censurare i pro vita
Durante un webinar tenutosi nei giorni scorsi – come riportato dal Center for Family and Human Rights (C-Fam), organizzazione statunitense attiva presso le Nazioni Unite – i rappresentanti dell'OMS hanno discusso nel merito del gruppo di influencer Fides, lanciato nel 2020 per diffondere contenuti sulle piattaforme social al fine di contrastare le narrazioni "no-vax" durante la pandemia. L'OMS ha anche stretto una partnership ufficiale con TikTok per garantire massima visibilità a quanti diffondano contenuti in linea con il "politicamente corretto". D'altra parte la stessa organizzazione si premura di sponsorizzare esclusivamente quanti siano allineati alle sue posizioni in materia di "diritti alla salute riproduttiva", ossia in sostanza contraccezione e aborto. E in effetti nelle sue linee guida sul tema, per esempio, l'aborto chimico viene banalizzato e promosso addirittura quale forma di "self-care", di "cura di sé".
Relativamente alle strategie operative di censura dei contenuti pro vita messe in campo, gli stessi rappresentanti dell'OMS hanno raccontato come stessero già collaborando direttamente con le piattaforme tecnologiche per cambiare il modo in cui queste presentano le informazioni. «Spieghiamo loro quali sono le priorità dell'OMS. Abbiamo cambiato il funzionamento di Google Ricerca e di YouTube», ha dichiarato con orgoglio un portavoce dell'OMS. Sulla base di tali accordi, le piattaforme sono invitate a dare maggiore visibilità alle fonti di informazione approvate dall'OMS negli algoritmi di ricerca, e dunque, potenzialmente, a penalizzare le risorse pro vita nelle medesime ricerche in rete degli utenti. Un partecipante al webinar ha evidenziato in maniera polemica che «coloro che promuovono i "centri di assistenza per gravidanze difficili" e tutte queste orribili iniziative contrarie ai diritti umani» avrebbero «un bacino molto ampio di utenti», sollecitando l'OMS ad «allargare il raggio d'azione quando si tratta di promuovere la regolamentazione di queste iniziative». Tale forma di censura, secondo quanto emerso nel webinar, andrebbe realizzata anche attraverso l'impiego dell'IA, ossia effettuando una sorta di "controllo qualità" dell'informazione, sulla base della conformità o difformità di un determinato contenuto ai dettami dell'OMS. «Potremmo dire loro: "L'OMS è disposta a certificare l'accuratezza di questo contenuto", in modo che il vostro modello linguistico di grandi dimensioni (LLM) o il vostro chatbot basato sull'IA, quando si parla di questo argomento, privilegi i nostri contenuti», ha suggerito un altro partecipante.
Alcune voci critiche verso la politica sanitaria dell'OMS
E ancora, in previsione delle future epidemie a livello globale, l'OMS aveva inserito nelle prime bozze del trattato sulla preparazione alle pandemie anche misure per contrastare e prevenire la disinformazione in materia sanitaria. Tuttavia si erano subito levate diverse voci critiche rispetto al potenziale rischio di censura e parzialità dei contenuti, dal quale non sarebbe immune neanche la stessa OMS. Nel testo finale dell'Accordo pandemico, adottato dall'Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2025, quei riferimenti sono stati eliminati. Basti pensare a come nel recente passato l'organizzazione abbia ripreso in modo piuttosto acritico alcune posizioni del governo cinese, rivelatesi poi infondate e fuorvianti. Nel corso del webinar qualcuno ha poi ricordato le critiche mosse dall'amministrazione Trump al modus operandi dell'organizzazione. «Si parla molto di quello che proviene dagli Stati Uniti, ma il mondo è molto grande e la reputazione dell'OMS e dei ministeri della salute è molto consolidata e forte in moltissimi Paesi. Solo pochi stanno attivamente cercando di minare la credibilità della nostra organizzazione e delle Nazioni Unite», ha replicato nel merito un portavoce dell'OMS.
Tentativi di censura contro Pro Vita & Famiglia
Purtroppo del fatto che i pro vita e i loro contenuti siano spesso osteggiati sui social e oggetto di censura nel mondo, e dunque anche in Europa e in Italia, Pro Vita & Famiglia ne è ben consapevole. Senza alcun vittimismo, va ricordato che la nostra associazione viene frequentemente additata con epiteti quali "omofoba", "fascista", "violenta" da quanti vorrebbero farla tacere. Eppure non si lascia spaventare dalle intimidazioni; anzi ogni volta reagisce sempre prontamente alle provocazioni, replicando con verità, scienza e carità. I suoi più accaniti contestatori sono invece disposti – com'è ormai noto all'opinione pubblica – a intervenire anche facendo ricorso alla violenza per boicottarne i convegni, le campagne di affissione o assediarne la sede, secondo quanto abbiamo già avuto modo di documentare negli ultimi anni. D'altra parte quando si parla di tutela della vita nel grembo materno, difesa della famiglia, libertà e priorità educativa dei genitori, è puntualmente la stessa libertà di espressione a finire sotto attacco. Ecco perché Pro Vita & Famiglia ha lanciato a marzo la campagna E io Parlo! con la relativa petizione allo scopo di sollecitare la politica a modificare in special modo l'articolo 23, comma 4-bis, del Codice della Strada, che parla in termini ambigui di «stereotipi di genere», «identità di genere» e «qualsiasi forma di pubblicità». Tale articolo viene usato in maniera ideologica proprio quale strumento per mettere a tacere chi la pensa diversamente. È necessario pertanto intervenire in difesa della libertà di espressione, al fine di impedire alle amministrazioni comunali asservite all'ideologia gender e woke di censurare le affissioni ritenute non in linea con il proprio orientamento politico. E ciò affinché, al di là del caso di specie, la libertà di espressione costituzionalmente garantita venga davvero tutelata a ogni livello della sfera privata e pubblica.