In Italia c’è una legge liberticida che viene usata a uso e consumo delle amministrazioni comunali - guarda caso di sinistra e progressiste - per censurare chi la pensa diversamente. Stiamo parlando dell’art. 23 comma 4-bis del Codice della Strada, che va strutturalmente modificato.
È questo l’obiettivo della Campagna "E io Parlo!", lanciata da Pro Vita & Famiglia il 2 marzo 2026, a difesa della libertà di espressione e, appunto, con lo scopo di chiedere alla maggioranza di centrodestra la modifica di tale norma per impedire alle amministrazioni di censurare le affissioni ritenute non in linea con il loro indirizzo politico. Il lancio dell’iniziativa è avvenuto durante una conferenza stampa tenuta, su iniziativa del senatore e Capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan, in Senato, presso la Sala Caduti di Nassirya.
Ben 12 campagne di affissioni dell’associazione sono infatti state censurate negli ultimi anni «da una strategia politica e giudiziaria che punta a un solo obiettivo: cancellare Pro Vita & Famiglia dal dibattito pubblico», come ha spiegato il presidente dell’associazione, Antonio Brandi, che ha presentato un Report (SCARICA QUI) che documenta tutte le censure subite. «L’art 23 comma 4-bis del Codice della Strada - ha spiegato - utilizzando termini vaghi come “stereotipi di genere”, “identità di genere” e “qualsiasi forma di pubblicità”, permette oggi una sistematica censura politica. Ecco perché abbiamo portato la nostra denuncia in difesa della libertà d’espressione anche fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU)».
La Campagna di Pro Vita & Famiglia si arricchisce anche di affissioni stradali, annunci sui quotidiani, contenuti sui social e ha creato un sito web ad hoc, oltre a un’apposita petizione popolare. La richiesta dell’associazione alla maggioranza parlamentare è dunque quella di «riformare l’art. 23, comma 4-bis per chiarire la distinzione tra pubblicità commerciale e comunicazione sociale-politica, perché la confusione produce arbitrarietà». In secondo luogo, «chiediamo di estendere le garanzie “rafforzate” della stampa, come sancisce l’art. 21 della Costituzione, alle comunicazioni sociali e politiche mediante affissioni, in modo tale che non ci sia mai una censura preventiva amministrativa. Stiamo parlando di un tipo di comunicazione sociale e politico-culturale su temi di interesse pubblico come vita nascente, maternità, famiglia, educazione. Il Report documenta una serie di episodi in cui amministrazioni locali, e talvolta giudici, hanno colpito messaggi pro life o critici verso l’ideologia gender, arrivando a una deriva che nel tempo ha censurato contenuti sempre più innocui. Ma una democrazia non dovrebbe temere dei manifesti, semmai dovrebbe temere proprio la censura».

In particolare la campagna di affissioni - partita a marzo 2026 - ha visto una serie di manifesti con messaggi volutamente "no sense" e provocatori, per far passare il messaggio che è diventato ormai quasi impossibile, per Pro Vita & Famiglia, far sentire la propria voce e non essere di conseguenza censurata o silenziata. Contestualmente è stato lanciato il portale web eioparlo.it che documenta i dettagli delle 12 affissioni censurate o rimosse dalle amministrazioni comunali.
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SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO
CLICCA QUI PER VISITARE IL SITO EIOPARLO.IT
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