“La genitorialità non nasce da sola”. Questo è il nome di una proposta di legge promossa dalla deputata del Movimento 5 Stelle, Gilda Sportiello, e finalizzata ad accompagnare in modo strutturato il post-partum, una fase che richiede cure e servizi. Proprio per questo, l'iniziativa di legge in questione predispone misure quali visite ostetriche a domicilio entro 48 ore dalle dimissioni, sostegno psicologico, screening per la salute materna e assistenza nei primi tre anni del bambino. Fin qui tutto bene - anzi, possiamo dire encomiabile - se non fosse per le incoerenze e il doppiopesismo che contraddistinguono la narrazione della stessa Sportiello, che da un lato è pronta ad aiutare le madri, dall’altro ha più volte in passato attaccato chi la vita la vuole difendere prima del parto e fin dal concepimento.
Mamme da non lasciare sole
Tornando alla proposta di legge: si tratterebbe di un pacchetto articolato, dunque, volto a introdurre anche in Italia quei programmi di assistenza post-partum da tempo presenti in vari Paesi – dalla Germania ai Paesi Bassi, dalla Norvegia al Regno Unito, dall'Australia al Giappone – ma non nel nostro. Ora, è indubbio che la depressione post-partum sia un fenomeno da arginare e prevenire. Torna a questo proposito in mente il drammatico episodio avvenuto a Catanzaro, dove lo scorso aprile Anna, una mamma di 46 anni, si è lanciata dal balcone dopo aver gettato dal terzo piano i suoi tre figli piccoli. «La depressione post partum può sfociare anche in psicosi e in gesti estremi. Ma si può riconoscerla, e fermarla», è stato in tal senso il commento di Marina Corradi su Avvenire a questa tragedia; parole che non si possono che condividere e che, pertanto, portano a guardare con favore a “La genitorialità non nasce da sola”, proposta che certamente può avere conseguenze positive. Detto questo, però, ribadiamo che non si può neppure non far notare all'onorevole Sportiello che fa benissimo a voler sostenere meglio le donne nel post-partum, però, se davvero ha a cuore in toto la maternità e la genitorialità, non dovrebbe avercela con i pro life e quanti vogliono assistere la maternità anche prima del parto.
Due pesi, due misure
Questo perché molte sue dichiarazioni vanno esattamente contro i pro life. Qualche esempio? «Siamo noi donne che scegliamo cosa vogliamo nella nostra vita, se essere madri o se non essere madri, nessuno ce lo concede, voi vi dovreste solo vergognare», dichiarò nel 2024, usando parole di fuoco contro i pro life nei consultori: «Il consultorio è un luogo pubblico e laico. Nella legge non c'è scritto che bisogna convincere una donna a non abortire. È a tutti gli effetti una molestia. Al contrario c'è scritto che i consultori sono tra i luoghi in cui una donna può andare per porre fine a una gravidanza». «Non sono pro-vita, sono associazioni antiabortiste», aggiunse in un'altra occasione l'esponente pentastellata. Della quale si fa fatica davvero a capire l'avversione contro chi vuole dare a una donna la possibilità di non abortire. Sì, perché come il post-partum esiste anche il post-aborto. E non è più lieve, anzi. Non sono infatti i pro life, ma è stata la rivista scientifica BMC Psychiatry, nell'ottobre 2023, ad aver pubblicato uno studio affermando che «la depressione post-aborto è un fenomeno diffuso a livello globale» e che quindi «gli operatori sanitari dovrebbero dare priorità alla fornitura di consulenza, assistenza e supporto emotivo alle donne che hanno subito un aborto». Nulla di nuovo sotto il sole: già nel 2011 sul British Journal of Psychiatry, analizzati 22 studi e 877.181 soggetti, si concluse che le donne reduci da un aborto indotto avessero un rischio maggiore dell'81% di problemi di salute mentale. Dunque, anche prevenire un aborto – posto che questo già comporta salvare una vita umana innocente – è un modo per aiutare le donne.
Libere di NON abortire
Strano che di tutto questo non si parli mai. Strano anche che ci si dimentichi che, come tante ricerche ancora una volta attestano, dietro la scelta di abortire spesso vi siano elementi e aspetti che non fanno affatto rima con “autodeterminazione”, quali solitudine, pressioni, povertà economica, emarginazione. Tutte cose che possono essere, se non sempre risolte, almeno affrontate dalla presenza dei pro life nei consultori e in generale dall'attivismo per la vita. Ed è curioso che chi vuole occuparsi di più di post-partum non tenga conto anche di questo, anzi arrivi talvolta ad avercela con le associazioni pro life, accostando la loro azione addirittura a «una molestia».