Perché una mamma che ha perso un figlio ancora in grembo non può offrirgli degna sepoltura? Sebbene la legge giustamente lo consenta, ricordare tale possibilità può, inspiegabilmente e vergognosamente, suscitare reazioni di sdegno. Ebbene sì: è quello che è successo in Consiglio comunale a Pistoia, lo scorso lunedì 5 ottobre. Dopo una breve comunicazione della consigliera della Lega Cinzia Cerdini sullo spazio dedicato ai bambini mai nati all'interno del cimitero della Misericordia di Pistoia, esistente già dal 2018, la sinistra è insorta a tal punto che si è dovuto procedere alla sospensione della seduta.
La polemica in Aula
È stata la consigliera di maggioranza Lavinia Ferrari (di Alleanza Verdi e Sinistra) ad affermare: «Mi chiedo chi siano questi bambini mai nati: se non sono nati non sono mai stati vivi. Spesso questi luoghi diventano posti in cui semplicemente viene recriminato qualcosa alle donne che scelgono di abortire. Rispetto a questo, mi sento di dire una cosa molto semplice: prima di dare rispetto a qualcuno che non è mai nato, dovremmo darlo alle scelte femminili e delle donne». Parole deliranti, inutile negarlo, anche perché sappiamo bene – lo dice la scienza – che una vita è tale fin dal concepimento, quindi sì, quei bambini sono stati vivi, eccome!
Inoltre lascia perplessi la durezza di tali affermazioni, dal momento che lo scopo della comunicazione di Cerdini era solamente «quello di ringraziare la Misericordia di Pistoia e il Vescovo per la sensibilità dimostrata, anche attraverso la celebrazione della Santa Messa in ricordo di questi bambini e sottolineare l'importanza di offrire un luogo di memoria alle famiglie che hanno vissuto una perdita così dolorosa». Di qui, entrando nel merito della replica irriguardosa di Ferrari, la consigliera leghista ha proseguito: «Non si tratta di stabilire chi abbia ragione su una questione di sensibilità personale o religiosa. Si tratta di comprendere che per una madre e per un padre che hanno perso un figlio, anche prima della nascita, quel bambino è stato atteso, amato e pianto. Ridere di fronte a questo dolore, o liquidarlo con una battuta, rischia di ferire profondamente chi quel dolore lo porta con sé». Anche il gruppo consiliare di Fratelli d'Italia ha chiesto una presa di distanza «chiara e inequivocabile» da parte del sindaco e del resto della maggioranza, cosa che purtroppo non è finora avvenuta né dentro né fuori dall'Aula. Anzi, «al contrario, il sindaco Capecchi ha scelto di difendere la sua consigliera», ha aggiunto Cerdini.
Cerdini: «Ferita come donna»
«Quello che è accaduto in Consiglio comunale mi ha ferita profondamente, come donna, come consigliera e come persona impegnata nella difesa della vita. Quello che mi ha amareggiata è che un tema così delicato sia stato affrontato con parole che, a mio avviso, hanno finito per negare proprio quella sensibilità che un'istituzione dovrebbe avere verso chi soffre», ha dichiarato la stessa Cerdini, raggiunta telefonicamente da Pro Vita & Famiglia. «Difendere la vita – ha aggiunto – non significa essere contro qualcuno. Significa scegliere di non lasciare solo chi è più fragile». Ha poi annunciato che nei prossimi giorni gli esponenti dei partiti di centrodestra si recheranno al cimitero proprio per omaggiare con un fiore i bambini mai nati.
Una brutta pagina politica
Un'iniziativa lodevole che però non basta a chiudere una bruttissima pagina non solo sul piano politico, ma anche su quello culturale. Nelle parole della consigliera Ferrari, infatti, si arriva incredibilmente a sottintendere – in barba alla biologia e contro le più elementari verità scientifiche – che si sarebbe vivi soltanto dalla nascita. E ancora, si invocano il rispetto delle donne e la loro "libera scelta", e poi paradossalmente si preclude loro la possibilità di offrire una degna sepoltura al figlio, anche se di poche settimane o mesi. Insomma, se si ha paura di uno spazio per bambini mai nati all'interno di un cimitero è forse per la verità che esso profondamente rappresenta: non solo un luogo della memoria sul quale piangere il grave lutto di una famiglia, ma anche un segno tangibile di pietà nei confronti della brevissima vita terrena di un essere umano, pur piccolissimo.