L'agenzia americana del farmaco sarà finalmente più attenta alla vita nascente e alla salute delle donne? La domanda è legittima dal 19 agosto scorso, quando Donald Trump ha annunciato la nomina di Heidi Overton alla guida della Food and Drug Administration (FDA), definendola una «rockstar» della sua amministrazione. Originaria di Gallup, nel New Mexico, Overton è un medico: laureata alla University of New Mexico, ha conseguito un dottorato in clinical investigation alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, si è specializzata in chirurgia generale alla Johns Hopkins ed è certificata in sanità pubblica e medicina preventiva. Dopo essere stata White House fellow nel 2019-2020, Overton ha lavorato dal 2021 al 2025 all'America First Policy Institute (AFPI) come chief policy officer e direttrice del Center for a Healthy America, per poi diventare, nel 2025, vicedirettrice del Domestic Policy Council della Casa Bianca. Ed è proprio negli anni all'AFPI che ha espresso delle posizioni nettamente pro-life.
Una pro-life?
Il 24 giugno 2022, commentando la sentenza Dobbs sull'aborto, che ha ribaltato la famosa Roe v. Wade, ha parlato di «un'enorme vittoria per la vita», aggiungendo che la vita umana non è «usa e getta», ma un dono di Dio dotato di dignità intrinseca. Nel febbraio 2023 ha poi firmato, insieme a Matias Perttula, il documento "Risking Two Lives – The Dangerous Rise of Chemical Abortion", in cui definiva l'aborto corrosivo per i bambini, per le donne e per la società, e l'aborto farmacologico molto più pericoloso per le donne. Nel testo venivano criticate la revisione della FDA del dicembre 2021, che ha eliminato l'obbligo di valutazione e distribuzione in presenza, e la decisione del gennaio 2023 sulla distribuzione in farmacia, con un riferimento esplicito alle prescrizioni via telemedicina e all'invio diretto per posta.
L'attacco dei pro-choice e il cambio di registro
Con un simile curriculum, l'audizione davanti alla commissione Salute del Senato del 24 settembre scorso – uno dei passaggi obbligati per chi è candidato a capo della FDA – non poteva che trasformarsi in un processo alle sue idee sulla vita. La senatrice democratica Patty Murray l'ha infatti incalzata sulle posizioni del passato, tanto che un suo comunicato ufficiale parla apertamente di «estremismo antiabortista». Un'altra senatrice democratica, Maggie Hassan, ha chiesto addirittura che Overton si astenesse dalla revisione sul mifepristone a causa delle sue dichiarazioni di allora. Davanti alle domande, però, la candidata ha scelto la via della massima prudenza. Stando a una trascrizione diffusa dalla stessa Murray, Overton ha spiegato che il mifepristone è stato approvato dalla FDA perché conforme ai suoi standard di sicurezza ed efficacia e, alla domanda se fosse d'accordo personalmente, ha risposto che il suo compito sarebbe attenersi agli standard previsti dalla legge. Sul documento del 2023, invece, ha rivendicato di essersi sempre basata sui dati, precisando che quel testo nasceva da un cambiamento nelle modalità di accesso al farmaco e sottolineando l'importanza della sorveglianza post-commercializzazione, pur ricordando che è in corso una revisione di sicurezza. Nessuna palese ritrattazione, dunque, ma nemmeno una conferma delle vecchie convinzioni: un equilibrio che la stampa statunitense ha letto in modi diversi, con "Fierce Biotech" convinta che abbia più volte ammesso la sicurezza della pillola e la "NBC" attenta a sottolineare come si sia rifiutata di dire se personalmente la ritenga sicura. Secondo le trascrizione della seduta, parrebbe più verosimile la seconda lettura, ovvero il fatto che Overton abbia riportato la valutazione dell'agenzia, senza esprimerne una propria.
La delusione dei pro-life
È proprio questa prudenza ad aver raffreddato una parte del mondo pro-life. Come riporta il "Daily Signal", Kristan Hawkins, presidente di Students for Life of America, si è detta delusa, lamentando che Overton si sia trincerata dietro la linea della FDA invece di prendere una posizione chiara. Hawkins è anche tra i firmatari di una dichiarazione congiunta diffusa da una cinquantina di leader pro-life. Secondo quanto riferito dal "Christian Post", tra le firme figurano quelle di Tony Perkins, presidente del Family Research Council, di Lila Rose, presidente di Live Action, di Mat Staver, fondatore di Liberty Counsel, e del pastore Jack Hibbs, insieme ai responsabili di numerose associazioni statali per la famiglia e di associazioni mediche cristiane. La richiesta è netta: ripristinare subito le tutele sul mifepristone che erano in vigore prima dell'amministrazione Biden, mentre l'agenzia porta a termine la sua revisione, che secondo i firmatari va avanti da quasi due anni senza aver prodotto alcun cambiamento. La dichiarazione ricorda che, nonostante circa venti Stati abbiano approvato nuove leggi pro-life dopo la caduta della Roe v. Wade, le pillole abortive continuano a essere spedite dagli Stati abortisti verso quelli pro-life, e che le cosiddette "shield laws", le leggi scudo che proteggono chi pratica aborti, renderebbero possibili circa 14.770 aborti al mese negli Stati con norme a tutela della vita: ovvero ben 177.240 vite all'anno che potrebbero essere salvate se quelle norme fossero rispettate. I firmatari hanno indicato anche le domande che avrebbero voluto sentir rivolgere a Overton dai senatori: se ripristinerà immediatamente le tutele, se metterà fine all'attuale invio postale, se indagherà con maggiore rigore sugli eventi avversi e come affronterà la distribuzione tra Stati che aggira le leggi locali.
Cosa potrebbe fare Overton?
Ma qualche segnale, a onor del vero, in audizione è arrivato. Overton si è impegnata, se confermata alla guida della FDA, secondo il "Daily Signal", a mettere subito sul suo tavolo gli aggiornamenti dello studio della stessa FDA sul mifepristone, garantendo trasparenza sui risultati, mentre al senatore repubblicano Jim Banks ha assicurato che verificherà il rispetto della legge da parte di ogni azienda. Allo stesso tempo, il presidente della commissione Salute, il repubblicano Bill Cassidy, ha chiesto che il prossimo commissario introduca l'obbligo di ecografia in presenza prima della somministrazione del farmaco e la segnalazione obbligatoria di eventuali eventi avversi. La partita, comunque, è ancora aperta. Il voto in commissione non arriverà prima del 9 novembre, quando il Senato tornerà al lavoro dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre, e secondo "STAT" e "RAPS" basterebbe un solo repubblicano contrario per affossare la nomina. Se davvero sarà Heidi Overton a guidare la FDA, l'auspicio è uno solo: che torni alle sue posizioni di sempre, quelle autentiche e coraggiose che la portavano a definire l'aborto corrosivo per i bambini, per le donne e per la società, e abbandoni la linea "morbida" scelta nelle ultime settimane. Perché la revisione sul mifepristone non è una pratica burocratica come tante. Lasciare tutto com'è significherebbe continuare a scaricare il prezzo di una politica permissiva sulla salute dei cittadini americani: su milioni di donne, esposte ai rischi di una pillola che lei stessa, poco più di tre anni fa, definiva molto più pericolosa per loro, e su milioni di bambini nel grembo materno che, senza un cambio di rotta, non vedranno mai la luce.
Revisione rinviata a marzo
Nel frattempo, i tempi si allungano. Come riporta “Agenzia Nova”, la FDA non pubblicherà la revisione sulla sicurezza del mifepristone prima di marzo e, fino ad allora, non imporrà nuove restrizioni. Lo ha comunicato la stessa agenzia in un documento depositato presso un tribunale federale della Louisiana, dove è in corso una causa contro le norme dell’amministrazione Biden che consentono di prescrivere il farmaco a distanza e di spedirlo alle pazienti. La FDA prevede di ottenere i risultati dello studio entro metà dicembre e di completare il rapporto a marzo 2027. Solo dopo, quindi, deciderà se modificare la REMS, il programma che disciplina distribuzione e uso del farmaco, anch’esso in fase di riesame. I gruppi pro-life hanno già criticato la decisione, chiedendo all’agenzia di intervenire più rapidamente e di introdurre nuove restrizioni.