Da alcuni mesi a Viareggio sta prendendo forma l'installazione di una Culla per la Vita. Lanciato lo scorso febbraio dalla consigliera di maggioranza Barbara Canova, appoggiato dal sindaco Sara Grilli e sostenuto da una serie di associazioni locali, il progetto si prefigge di avere una valenza più civica che politica e ha anticipato la proposta lanciata più recentemente a Bologna dal consigliere d'opposizione Matteo Di Benedetto.
La proposta a Viareggio
Lo scorso maggio, infatti, la giunta comunale di Viareggio ha deliberato il patrocinio, mentre l'associazione FenomenAle (fondata dai genitori di Alessandro Cecchi, in memoria del figlio deceduto in un incidente stradale) si è incaricata della raccolta fondi per predisporre l'installazione della Culla, inizialmente pensata presso la Casa della Salute "Tabarracci". «Avremmo voluto farlo lì, potendo contare 24 ore su 24 su un presidio di personale, presso un luogo simbolico, ovvero l'ex ospedale dove, fino al 1993, sono nati praticamente tutti i viareggini. L'Asl Toscana Nord-Ovest, tuttavia, non ha dato il suo assenso. Adesso siamo in dirittura d'arrivo e stiamo stabilendo una volta per tutte la collocazione della Culla», spiega Barbara Canova, aggiungendo che l'iniziativa ha stimolato una «sensibilità molto forte» tra i suoi sostenitori e godrà anche del coinvolgimento del Centro Aiuto alla Vita. La raccolta fondi, prosegue la consigliera comunale, «è stata molto veloce, mentre la fase di interlocuzione con l'Asl per trovare la collocazione è stata più complessa».
La Culla per la Vita, precisa Canova, sarà un «presidio di emergenza, perché comunque il parto in anonimato in ospedale è la prima opzione che viene presentata». Tuttavia, osserva la consigliera comunale e attivista pro-life, «secondo me, sarebbe utile collocare una Culla in ogni città. A livello nazionale questa misura non è normata, anche se ci sono Regioni che si stanno muovendo in questa direzione, come l'Emilia-Romagna, e anche in Toscana si sta muovendo qualcosa: vi sono già due Culle all'ospedale Careggi di Firenze e una a Empoli. Attualmente ve ne sono una sessantina in tutta Italia, ma la mia speranza è che possa essercene almeno una per ogni provincia».
Una speranza dopo una sconfitta
La Culla per la Vita riprende una tradizione nata nel Medioevo (ai tempi era chiamata «Ruota degli esposti»), pertanto, commenta Canova, «è triste che nel 2026 ne abbiamo ancora bisogno. È una sconfitta se una mamma arriva a dover fare il gesto di abbandonare suo figlio appena nato: è un gesto di grande disperazione. Quindi, mettere a disposizione una Culla per la Vita è un gesto di grande civiltà che salva una vita e, anche se fosse una sola vita in cento anni, il principio che ci muove è quello». Come già detto, la proposta «non vuole assolutamente depotenziare la modalità del "parto in anonimato", che è la prima proposta che viene fatta alle donne che si recano al Centro Aiuto alla Vita», precisa nuovamente Canova. «Ci sono anche donne – aggiunge – che non si presentano da nessuna parte, che al Cup non ci vanno. Lo abbiamo visto con i fatti di cronaca degli ultimi sei mesi. Ecco perché credo – conclude – ci sia bisogno di una misura più strutturata a livello nazionale».