Pro Vita & Famiglia ha lanciato una petizione per chiedere al Governo di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge sul suicidio assistito approvata il 2 settembre 2026 dal Consiglio regionale del Veneto. La destinataria è il presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni: chi firma chiederà alla premier di dare mandato all'Avvocatura dello Stato perché presenti ricorso. I tempi, però, sono stretti. Il termine per impugnare la legge regionale scade infatti il 9 novembre e restano pochissimi giorni perché l'esecutivo decida. Per questo la lettera allegata alla petizione si chiude con la richiesta esplicita di «agire con urgenza».
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Una legge per i più fragili
La legge veneta non farà altro che facilitare il suicidio dei cittadini più fragili e disperati, a partire da malati e disabili. La petizione si concentra su di loro e sul contesto in cui la nuova norma si inserisce. Si tratta infatti di cittadini a cui oggi il sistema sanitario regionale non garantisce cure palliative e posti in hospice sufficienti. Con la nuova legge, come avverte Pro Vita & Famiglia, queste persone potranno sentirsi spinte a chiedere la morte invece dell'aiuto che non hanno ricevuto.
Un diritto uguale in ogni Regione
Accanto alla questione sanitaria c'è poi quella istituzionale. Il diritto alla vita è infatti un diritto fondamentale e allo stesso tempo indisponibile di tutti i cittadini italiani e, come tale, non può avere tutele diverse da una Regione all'altra. Non spetta quindi ai Consigli regionali stabilire quando e come aiutare una persona a togliersi la vita. Non a caso, proprio il Governo Meloni ha già impugnato le altre leggi sul fine vita approvate nei mesi scorsi da Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Non esistono dunque ragioni perché tale ricorso non venga fatto anche per questa legge, se non il fatto – ma non è assolutamente una scusa per non agire – che si tratta della prima Regione – ahinoi – di centrodestra ad aver votato una norma di questo tipo.
Il caso del centrodestra
A inizio settembre il testo è passato anche con i voti di una parte della maggioranza, ma questa circostanza non può in alcun modo giustificare un trattamento diverso. Al contrario, è proprio questo elemento a rendere la legge ancora più grave. La vita dei cittadini veneti non vale meno di quella degli altri. Chi firma chiederà a Giorgia Meloni di disporre, tramite il Consiglio dei ministri, l'impugnazione della legge regionale prima della scadenza del 9 novembre.
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