In Belgio quattro decessi su cento sono ormai causati dall'eutanasia. Lo certifica il dodicesimo rapporto biennale della Commissione federale di controllo e valutazione dell'eutanasia, che copre gli anni 2024 e 2025 ed è stato presentato all'inizio di ottobre. Nel 2025 i casi registrati sono stati 4.487, contro i 3.991 del 2024: un aumento del 12,4% in un solo anno. Il dato del 4% era già emerso a marzo, con la pubblicazione delle cifre annuali, ma il rapporto è ora più dettagliato, e drammatico. Nel 2020 le morti per eutanasia furono 2.445, pari all'1,9% dei decessi: in cinque anni, quindi, la quota è più che raddoppiata. Dal 2002, anno della legalizzazione di questa pratica, i casi dichiarati sono oltre 42.000: nel 2003, primo anno intero di applicazione della legge, erano stati "solo" 235.
Sempre meno malati terminali
Il dato più significativo riguarda chi non era in fin di vita. Nel 2025, infatti, sono stati 1.117 i pazienti per i quali la morte naturale non era attesa a breve termine, cioè nei mesi successivi: una quota salita dal 10% del 2010 al 25% del 2025. In questo gruppo prevale la cosiddetta polipatologia, la combinazione di più malattie croniche, che riguarda il 57% dei casi. Nell'ultimo biennio, inoltre, la "stanchezza di vivere" compare nei documenti di 532 pazienti, anche se la Commissione precisa – come se questo potesse essere una giustificazione – che la domanda può essere accolta solo se questa "stanchezza" deriva da una polipatologia.
Uccisi due bambini e almeno 13 casi "di coppia"
Crescono anche le eutanasie legate alla demenza: 77 nel 2025, contro 56 nel 2024 e 23 nel 2020. Ma i dati più scandalosi sono altri: degli oltre 130 casi psichiatrici del biennio, 11 pazienti avevano meno di 25 anni, e tra gli under 40 che sono morti per eutanasia compaiono anche persone con disturbi dello spettro autistico. In più, quasi che questo tragico bollettino non bastasse, lo stesso report ricorda che nel biennio in questione sono stati uccisi con l'eutanasia anche due bambini, uno per anno, più altri 15 adulti incoscienti sulla base di una dichiarazione anticipata. La Commissione ha poi individuato 13 casi di eutanasia di coppia, ma ha specificato che, siccome i medici non sono tenuti a segnalarli, i casi reali "di coppia" potrebbero essere di più.
Verso l'estensione alle demenze
Una deriva, quella del Belgio, che sembra ormai senza più freni, tanto che il perimetro di applicazione dell'eutanasia potrebbe allargarsi ancora. L'accordo di governo federale 2025-2029 prevede infatti di studiare l'estensione della dichiarazione anticipata anche per le persone con demenza non più in grado di dare il consenso ma che lo abbiano espresso in precedenza. La Commissione chiede inoltre che i farmaci usati per l'eutanasia siano interamente rimborsati e più disponibili a domicilio: oggi, tanto per fare un macabro esempio, una confezione di tiopental costa al paziente 243,40 euro. Il Belgio, intanto, accoglie anche pazienti dall'estero: 120 nel 2024 e 123 nel 2025, in gran parte residenti in Francia ma alcuni anche in Italia. Per Alisdair Hungerford-Morgan, amministratore delegato dell'associazione britannica Right To Life UK, è «profondamente allarmante» che in cinque anni la quota di decessi per eutanasia sia più che raddoppiata. E ha aggiunto: «Le persone che soffrono di condizioni di salute mentale o fisica meritano protezione e le migliori cure possibili, non un percorso verso la morte».
Un monito per l'Italia
Numeri che dovrebbero suonare come un monito anche per l'Italia, dove in questi mesi si discute di leggi regionali e di un disegno di legge parlamentare sul suicidio medicalmente assistito. L'esperienza del Belgio – come quella del Canada e dei Paesi Bassi – dimostra infatti che, una volta aperta anche solo una piccola porta, i paletti iniziali cedono uno dopo l'altro: dai malati terminali si passa a chi non lo è, poi ai pazienti psichiatrici, ai minori, alle persone con demenza. E bastano pochi anni. È una lezione che la politica italiana, centrodestra compreso, non può permettersi di ignorare: ogni norma sul fine vita, per quanto presentata come un fantomatico "male minore", rischia di essere solo il primo passo di una deriva che altrove è già realtà.