Infertilità: cause nel sociale e possibili rimedi

L’infertilità è un fenomeno che al momento riguarda il 10% delle coppie ma resta in continua crescita. Negli ultimi tempi, se ne è parlato in diversi articoli  cercando di individuare le possibili cause.

È anzitutto da precisare che il suddetto fenomeno riguarda tanto gli uomini quanto le donne.

Per quanto riguarda gli uomini, le sue cause sono da ricercarsi spesso in alterazioni congenite, legate ad una minor produzione di spermatozoi, ma non sono rari i casi in cui essa sia dovuta a fattori ambientali o comportamentali.

Fumo, alcol, abuso di farmaci, inquinamento, inalazione di sostanze chimiche (spesso sul posto di lavoro), potrebbero essere fattori di rischio tanto per l’uomo, quanto per la donna. Ma, oltre a quelle elencate, vi sono anche cause di infertilità dalla matrice sociale e culturale, soprattutto per le donne.

Come afferma Luca Mencaglia, direttore dell’Unità operativa complessa – Centro procreazione medicalmente assistita dell’Usl sud-est Toscana, «ci sono soprattutto problemi sociali, come la carriera o il bisogno di indipendenza, o economici, e quindi la donna tende a ritardare la data del primo concepimento. Si tratta di un problema gravissimo, perché sappiamo che già a 30 anni il patrimonio follicolare di una donna è ridotto di oltre il 50%, a 35 anni rimane solo il 20%, a 40 si riduce al 5%».

E ciò, a suo avviso, influendo sul tasso di rimpiazzo generazionale, ha conseguenze a dir poco sconcertanti: «nel 2050 avremo l’86% di popolazione ultra 80enne». Non è dunque insolito che le coppie non fertili ricorrano alla fecondazione artificiale... ma sarà proprio questa la soluzione ai loro problemi?

Ricordiamo anzitutto che non si tratta, come invece viene chiamata dalla neolingua, di “procreazione medicalmente assistita”, ma di fecondazione in vitro, extracorporea, dunque, artificiale. Inolte, il bambino, concepito in provetta e congelato vivo, ha un rischio di morte o altre complicanze superiore al 90%. Numerosissime vite umane sacrificate, quindi, in nome del diritto di una coppia ad avere un figlio, come fosse un oggetto.

Le percentualità di successo sono tuttora bassissime: solo nel 10% dei casi si riesce ad avere il bambino in braccio dopo cicli costosi e pericolosi (per chi dà l’ovulo e riceve l’embrione in grembo). Inoltre non sappiamo ancore quali sono gli effetti a lungo termine per gli esseri umani dell’essere stati concepiti in un freddo laboratorio, in un brodo di coltura in cui spesso non si sa neanche cosa c’è davvero,  e con gameti selezionati da uomini al microscopio e non nel caldo del seno materno, con gameti selezionati dalla natura.  8 o 9 bambini su 10 muoiono, mentre le cliniche della fertilità e le case farmaceutiche si arricchiscono...

Non è questa l’unica soluzione all’infertilità. Abbiamo già parlato di come molto più etici, nonchè efficenti, siano l’uso dei metodi naturali, e della Naprotecnologia per concepire e poi c’è sempre  l’adozione, pratiche sane e che rispettano la dignità della vita umana.

Ma se, come è stato detto, le cause dell’infertilità sono anche di natura sociale (per i motivi sopra elencati), un buon modo per prevenirla non sarebbe forse una politica che abbia cura delle famiglie, che sia di sostegno alla maternità e che permetta alle donne di meglio conciliare lavoro e famiglia?

Luca Scalise


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