Fecondazione assistita: cosa è, come funziona, che risultati porta

Le procedure di procreazione assistita: differenze, percentuali di successo e, soprattutto, la valutazione etica...

Premessa

La materia della fecondazione o procreazione medicalmente assistita è talmente vasta e complessa da richiedere una precisa e rigorosa definizione dei termini in questione, così da poter distinguere realtà tra loro anche molto diverse, e per il procedimento tecnico utilizzato, e per gli effetti prodotti, e per il giudizio etico che ne deriva di volta in volta.

La fecondazione, nell’ambito della dimensione umana, è l’atto che pone in essere un nuovo individuo e dà quindi la vita a una persona unica e irripetibile. Affiancare al termine “fecondazione” l’attributo “assistita”, implica il riferimento all’intervento tecnico del medico che, come vedremo, a seconda del grado di “invasività”, può configurarsi come semplice aiuto all’atto sessuale per il raggiungimento del suo fine naturale, o come sostituzione totale di quell’atto (Cfr. E. Sgreccia, Manuale di Bioetica Vol. I – Fondamenti ed etica biomedica, Vita & Pensiero, Milano 2012, pp. 615 e ss.). Parlare in generale, dunque, di fecondazione o procreazione assistita, ha poco senso, e può generare facilmente equivoci se non si ha la premura di specificare esattamente a quale tecnica ci si riferisce. Fornire una panoramica delle varie tipologie, per classificarle, è lo scopo della presente trattazione.

Avvertiamo da subito che le tecniche di fecondazione assistita introdotte nel corso degli anni sono molteplici, e vanno ben oltre la stretta classificazione in uso attualmente (si parla di una ventina di procedure diverse: Cfr. J. Testart, Le chaparnaum des fécondations artificielles, Le Monde, 3/1/1990, aggiornato in E. Sgreccia, op. cit., p. 619). In questa sede non estenderemo il discorso a tutte le possibili tecniche, molte delle quali abbandonate, ma ci limiteremo alle figure fondamentali, sia per struttura procedurale che per diffusione.

 

Indice

 

La prima distinzione fondamentale: fecondazione omologa ed eterologa

Ne parliamo prim’ancora di affrontare il discorso sulle diverse tecniche possibili perché si tratta di una distinzione che vale per ognuna di esse: quale che sia la procedura usata, infatti, è possibile che la fecondazione avvenga mediante il ricorso a gameti (ovuli e spermatozoi) appartenenti a entrambi i membri della coppia richiedente –  è questa la fecondazione omologa – oppure provenienti da un terzo soggetto estraneo alla coppia (una donna che fornisca l’ovulo o un uomo che fornisca il seme) – ed è questa l’eterologa. Normalmente si fa ricorso alla fecondazione eterologa quando uno dei due partner sia sterile o portatore di una malattia genetica o altra patologia…

 

Problemi relativi alla fecondazione eterologa

La fecondazione eterologa, difficile negarlo, presenta una serie di problemi particolarmente gravi che toccano ambiti diversi della vita individuale, familiare e sociale, con potenziali danni, anche gravi, sia per la coppia, sia per i figli, sia per la società tutta. Li esponiamo sinteticamente.

 

Nella coppia

«Molto importanti e degni di attenzione sono i riferimenti alle risonanze negative che la donazione di gameti può far nascere sia nel padre che nella coppia» (C. Flamigni, cit. in F. Agnoli, Ragionevoli motivi per rifiutare una pratica a rischio di “risonanze negative” (parola del prof. Flamigni), Il Foglio, 21/8/2014). Carlo Flamigni è un celebre medico e accademico, pioniere e difensore della fecondazione assistita in Italia, che tuttavia non ha esitato ad ammettere le ripercussioni negative che ne possono derivare. La spiegazione è semplice, come evidenzia Francesco Agnoli: il figlio non ha nessun legame genetico, e quindi biologico, con il padre “legale”. Non è nato da un rapporto tra l’uomo e la donna, da una vera reciprocità, ma da un gesto da cui uno dei due partner è stato escluso (non senza patirne un’inevitabile umiliazione). Di fronte a eventuali dissensi tra moglie e marito, magari a causa dell’educazione del figlio divenuto adolescente, non è difficile immaginare che il padre si sentirà in molti momenti “secondario”, e che di fronte a una tensione con la madre, ella dimostrerà di sentirsi l’unica vera genitrice, mentre lui tenderà a farsi da parte. Escluso dal rapporto generativo, l’uomo passa facilmente dal sentirsi umiliato, al desiderio di vendetta (sulla moglie o sul figlio non suo); dall’abbattimento psicologico, all’affermazione della sua irresponsabilità nei confronti del “non-figlio” (Cfr. F. Agnoli, L’adulterio in provettaNotizie Pro Vita n. 40, aprile 2016, pp. 21-23).

Non sono esagerazioni, come conferma da sempre il noto psichiatra e sessuologo Willy Pasini: «Un’altra controindicazione psicologica è la presenza nel marito “legale” di una nevrosi importante e soprattutto di una paranoia con tendenze interpretative. […] La maggior parte di questi uomini percepisce il donatore come un rivale nei riguardi del quale possono scatenarsi i sentimenti d’inferiorità, di gelosia, per non parlare di un delirio di persecuzione» (W. Pasini – G. Mori, Nuove armi per superare l’infertilità, FrancoAngeli, Milano 2015, p. 80).

 

Nei figli

Come abbiamo già avuto modo di notare a proposito dei medici Flamigni e Pasini, non è infrequente che chi sostiene la legittimità delle tecniche di fecondazione artificiale eterologa riconosca ugualmente i seri problemi che ne derivano. È questo il caso anche della giornalista Chiara Valentini, che in un suo lavoro sull’argomento ha raccolto le testimonianze di quei “figli della provetta” che presentano «gravi problemi psichici»: c’è chi definisce il momento in cui ha scoperto le modalità del proprio concepimento «come essere stato investito da un treno»; e chi promette a se stesso «appena sarò più grande cercherò di sapere chi è l’uomo che ha dato alla mamma il seme che mi ha fatto nascere. È duro crescere senza sapere niente di metà del proprio patrimonio genetico» (Chiara Valentini, La fecondazione proibita, Feltrinelli, Milano 2004, pp. 168-169).

Proprio raccogliere questo tipo di testimonianze è il fine del portale AnonymousUs.org (Noi anonimi), che offre un aiuto alle persone concepite a seguito di fecondazione artificiale e che non conoscono l’identità di uno o entrambi i genitori biologici. Il poter scrivere la loro esperienza, condividerla con altri, confrontarsi, è certamente una forma di sostegno psicologico. Ed è un bene poter leggere queste testimonianze soprattutto per chi ritiene che la fecondazione artificiale, e in specie l’eterologa, sia un progresso della civiltà. Ci limitiamo a riportarne una, particolarmente toccante:

«Papà. Avevi 23 anni, ti dovevi laureare, probabilmente in quel momento eri indebitato. Allora ti masturbavi in una bottiglia per qualche soldo. E sei riuscito a dimenticare la vita che hai procreato. Come sarebbe stata la mia vita se ti avessi conosciuto... Mi hai lasciato prima di sapere se sarei esistita, come sarei stata. Pensi che se fosse stato in mio potere l’avrei permesso? Tu sei il motivo per cui ora sto pensando di lasciare mia madre. Ho paura di vivere in mezzo ai miei fratellastri senza conoscerli e riconoscerli. Tu sei il motivo per cui nessun padre mi accompagnerà mai all’altare. Il fatto che non ho avuto alcuna voce in capitolo su tutto questo – perché ero piccola, minuscola – è una grande viltà. Ora sono qui ad aspettare e sperare che tu voglia conoscermi. Ma hai già fatto un mistero dell’unica vita che io posso aver vissuto».

 

Nella società

Questa testimonianza ci permette di introdurre il discorso sulla terza e forse più inquietante criticità legata alla prassi della fecondazione eterologa: quella che investe la dimensione sociale. Debora Spar, docente di Business Administration presso la Harvard Business School, in un saggio descrive il funzionamento del mercato del seme, degli ovuli, degli uteri in affitto, soprattutto negli Usa. Riguardo al venditore di seme, mostra come, di solito, costui venga attirato tramite materiale promozionale cartaceo oppure attraverso pubblicità in rete, e riceva circa 70-80 dollari per “donazione”. Ogni campione di seme è sufficiente per 3-6 fiale, ognuna delle quali viene rivenduta per una cifra tra i 250 e i 400 dollari, con un margine di guadagno per le banche che può superare il 500% (Cfr. D. Spar, Baby Business, Sperling & Kupfer, Milano 2006).

Quanti figli può spargere in giro in questo modo un anonimo venditore di seme? Di preciso non possiamo saperlo, ma una cosa è certa: sono tanti, come hanno evidenziato diverse inchieste giornalistiche. Pensiamo a Ed Houben, olandese, padre biologico di oltre 50 figli (Cfr. M. Pappagallo, Fecondazione, i figli della provetta alla ricerca del padre misterioso, Corriere della Sera, 23/11/2010); o al più eclatante caso portato alla luce da Ivo van Halen, consulente informatico, che ha scoperto solo a trent’anni di essere stato concepito mediante il seme di un “donatore”, e ha subito iniziato a cercare i suoi fratellastri sui siti internet che raccolgono i test del Dna. Finora ha identificato 57 persone tra fratelli e sorelle nei soli Paesi Bassi, oltre al suo padre biologico; ma un’agenzia governativa che opera nel settore ritiene che ce ne potrebbero essere almeno 1000. Si è quindi saputo che il venditore seriale di gameti ha rifornito regolarmente tre cliniche per 20 anni e una certa quantità di campioni è stata esportata in altri Paesi europei. Ivo van Halen ha dichiarato al Times di aver incontrato un certo numero di fratellastri e si è scoperto che alcuni di loro erano cresciuti nelle vicinanze: «Alcuni di loro si conoscevano prima di scoprire di essere imparentati», ha detto; e in certi casi sono arrivati «fin quasi ad avere una relazione» (M. Bridge, Son of ‘super’ sperm donor learns he has 1.000 siblings, The Times, 29/9/2018).

Inutile soffermarsi oltre sulla gravità delle conseguenze derivanti da una simile prassi. Queste brevi ma dense considerazioni ci fanno capire che determinati scenari, sebbene possano di primo acchito apparire fantascientifici, sono comprovati nella loro cruda realtà dall’esperienza.

 

Valutazione etica della fecondazione eterologa

Alla luce di quanto esposto sopra, la valutazione etica di qualunque tecnica di fecondazione eterologa non può che essere negativa. Basti concludere con il giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede nell’Istruzione Donum Vitae che, lungi dal costituire una visione “parziale” o puramente “religiosa” del problema, esprime una sentenza oggettiva del diritto naturale: «Il ricorso ai gameti di una terza persona, per avere a disposizione lo sperma o l'ovulo, costituisce una violazione dell'impegno reciproco degli sposi e una mancanza grave nei confronti di quella proprietà essenziale del matrimonio, che è la sua unità. La fecondazione artificiale eterologa lede i diritti del figlio, lo priva della relazione filiale con le sue origini parentali e può ostacolare la maturazione della sua identità personale. Essa costituisce inoltre una offesa alla vocazione comune degli sposi che sono chiamati alla paternità e maternità: priva oggettivamente la fecondità coniugale della sua unità e della sua integrità; opera e manifesta una rottura fra parentalità genetica, parentalità gestazionale e responsabilità educativa» (P. II, n. 37).

 

Seconda distinzione fondamentale: fecondazione in vivo e in vitro ovvero intracorporea ed extracorporea

A seconda che l’atto della fecondazione avvenga all’interno del corpo della donna o in laboratorio, si parla rispettivamente di procedure in vivo, in utero o intracorporee e procedure in vitro o extracorporee. Il solo fatto di realizzare la fecondazione nel corpo della donna non rende di per sé eticamente lecita la prima categoria, come andiamo a spiegare di seguito.

 

Le due categorie di fecondazione assistita: inseminazione artificiale e fecondazione artificiale

È giunto il momento di addentrarci ulteriormente nelle distinzioni necessarie a una trattazione chiara e ordinata del tema in questione. Una volta premesso che con l’espressione “fecondazione assistita” ci si riferisce all’ampio genere che include in sé tutte le specie di tecniche possibili, ecco che si profila un’altra importante distinzione: quella tra inseminazione artificiale e fecondazione artificiale. Si tratta delle due grandi categorie di fecondazione assistita che si differenziano essenzialmente per due fattori:

  • La diversa incidenza che l’artificiosità della tecnica ha sull’atto del concepimento. Nell’inseminazione artificiale, come dice l’espressione stessa, è solo l’introduzione del seme nelle vie genitali femminili ad avvenire “artificialmente”; nella fecondazione artificiale, invece, è appunto la fecondazione medesima ovvero il concepimento del nuovo essere umano ad avvenire mediante la tecnica. La differenza, come avremo modo di chiarire, è abissale;
  • La possibilità o meno di mantenere la connessione con l’atto naturale del concepimento. Mentre nell’inseminazione è possibile che la tecnica si configuri come semplice aiuto all’atto sessuale, nella fecondazione artificiale il concepimento è inscindibilmente legato alla tecnica che va, in questo modo, a sostituire e non soltanto aiutare l’atto naturale.

Sono queste le due ragioni per cui, delle due procedure, l’una (l’IA) risulta, a determinate condizioni, eticamente lecita, l’altra (la FA), è in ogni caso illecita.

 

A. L’inseminazione artificiale (IA)

Definizione

L‘inseminazione artificiale è quella tecnica di fecondazione assistita che consiste nel ricollocare il seme maschile all’interno della tuba, o nell’introdurlo in essa dopo averlo previamente raccolto e trattato, affinché possa incontrare l’ovulo e fecondarlo in modo naturale. È sempre intracorporea (Cfr. R. Lucas Lucas, Bioetica per tutti, San Paolo, Cinisello Balsamo 2005, p. 49).

 

Procedura

Il seme maschile può essere prelevato subito prima dell’inserimento nelle vie genitali femminili (e in tal caso si parla di seme “fresco”) oppure molto tempo prima (conservandolo attraverso il congelamento) per utilizzarlo in un futuro più o meno prossimo.

Le modalità di prelievo del seme sono fondamentalmente tre e si distinguono in base alla “distanza” dal rapporto sessuale naturale che serve da “fonte” per la raccolta dello sperma. Può avvenire:

- contestualmente al rapporto sessuale;
- subito dopo il rapporto;
- senza rapporto.

Alcuni autori usano distinguere l’inseminazione artificiale “impropria” (che prevede il prelievo attraverso il rapporto sessuale) dall’inseminazione artificiale “propriamente detta” (che implica la raccolta del seme in assenza di un rapporto).

Una volta prelevato, il seme viene inserito nelle vie genitali femminili in prossimità dell’ovulazione spontanea o indotta mediante stimolazione ormonale. La collocazione può avvenire in diverse sedi: vaginale, intrauterina, tubarica o intraperitoneale a seconda dell’ostacolo che si intende superare (Cfr. E. Sgreccia, op. cit., pp. 618 e ss.). 

 

Risultati della IA in Italia

In base ai dati riportati dal Ministero della Salute, si evince che il tasso di gravidanze ottenute da inseminazione artificiale intrauterina nell’arco temporale tra il 2005 e il 2017, è in media del 10% sul totale dei cicli iniziati. La percentuale dei nati vivi da queste gravidanze, però, è leggermente inferiore (intorno al 7%).

 

Distribuzione temporale degli esiti dei cicli iniziati con Inseminazione Semplice (IUI) senza donazione di gameti. Anni 2005-2017:

 

Fonte: Ministero della Salute, Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della legge contenente norma in materia di procreazione medicalmente assistita, 26 giugno 2019.

 

Valutazione etica dell’inseminazione artificiale

È possibile dare un giudizio positivo esclusivamente in relazione all’ipotesi di inseminazione artificiale omologa che si ponga in aiuto e non in sostituzione dell’atto di fecondazione naturale, ovvero del rapporto sessuale. È il caso di notare come una simile ipotesi sia particolarmente marginale quanto alla diffusione, complessa quanto all’esecuzione, e delicata quanto al contesto emotivo in cui viene a trovarsi la coppia per realizzarla.

In breve possiamo dire che ricorre la liceità morale solo quando:
- il fine sia quello di concepire un figlio senza alcun capriccio eugenetico o “selettivo” a latere;
- la circostanza sia quella di un normale atto coniugale naturalmente posto;
- il mezzo sia costituito dal prelievo del seme in stretta connessione con l’atto sessuale per rappresentare un aiuto al superamento dell’ostacolo patologico che impedisce il concepimento.

Altre forme di inseminazione artificiale sono da considerare eticamente illecite. È importante insistere sulla differenza tra la tecnica come “aiuto” all’atto sessuale e la tecnica come “sostituzione” di quell’atto: non è una questione di lana caprina e non si tratta di una posizione “rigorista” o “cattolica”. La ragione è chiarita nell’ultimo paragrafo di questo articolo, dove si offre una valutazione etica della fecondazione artificiale in quanto tale.

 

B. La fecondazione artificiale

 

Definizione generica

Si intende per fecondazione artificiale quell’insieme di tecniche volte a ottenere un concepimento umano al di fuori del processo naturale, nell’unione sessuale dell’uomo e della donna (Cfr. R. Lucas Lucas, op. cit., p. 50).

Il comune denominatore delle varie procedure di fecondazione artificiale è dunque rappresentato dall’elevato grado di invasività della tecnica che si spinge ben oltre il semplice aiuto, arrivando fino a sostituire l’atto naturale del concepimento. È questa caratteristica che, come si accennava sopra, non rende accomunabili le categorie dell’inseminazione artificiale e della fecondazione artificiale.

 

1. Il trasferimento intratubarico di gameti (GIFT – Gamete Intrafallopian Transfer)

 

Definizione

La GIFT è una tecnica di fecondazione artificiale intracorporea che comporta il trasferimento simultaneo, ma separato, dei gameti maschili e femminili all’interno della tuba di Falloppio (E. Sgreccia, op. cit., p. 632).

 

Procedura

Le fasi di esecuzione della GIFT sono tre:

- induzione dell’ovulazione e prelievo degli ovuli;
- prelievo e preparazione del seme;
- trasferimento dei gameti all’interno della tuba mediante un catetere dove ovuli e spermatozoi sono separati da una bolla d’aria, così da farli incontrare solo una volta “lasciati liberi” all’interno del corpo della donna (Cfr. E. Sgreccia, op. cit., pp. 632 e ss.).

 

Giudizio etico sulla GIFT

Abbiamo voluto fornire, per la GIFT, una valutazione a parte rispetto alla categoria generale della fecondazione artificiale, a causa della sua struttura “ibrida”, che la pone per così dire a metà strada tra le tecniche di inseminazione e quelle di vera e propria fecondazione artificiale. Si intuisce subito, infatti, l’analogia tra la GIFT e l’IA: in entrambi i casi si tratta di una tecnica intracorporea che permette l’incontro “naturale” o, più esattamente, spontaneo dei gameti all’interno dell’apparato riproduttivo femminile. Questa caratteristica strutturale, tanto dell’IA quanto della GIFT, ha il merito di azzerare in un caso, e ridurre al minimo nell’altro, il rischio di manipolazione degli embrioni. Tuttavia, nel caso della GIFT, non è un elemento sufficiente a renderla una tecnica sicuramente “buona” sul piano etico.

Avvertiamo che il dibattito in merito a questa tecnica è ancora aperto tra i moralisti bioeticisti, e la stessa Chiesa Cattolica non si è pronunciata ufficialmente su questa specifica procedura.

Resta il fatto che la GIFT presenta almeno due aspetti particolarmente problematici che l’avvicinano pericolosamente alla fecondazione artificiale:

  • La procedura si presta più facilmente a sostituire l’atto sessuale che ad aiutarlo. Per la tempistica richiesta dalle varie fasi, così come per la composizione del procedimento necessario ad attuarla, la GIFT si struttura in modo da far prevalere nettamente, se non totalmente, l’intervento tecnico-medico sull’atto naturale della generazione;
  • La procedura è inficiata da un’alta incidenza di aborti, probabilmente per le medesime ragioni di cui sopra, e quindi a causa della notevole artificiosità della tecnica unita forse al lasso di tempo, sia pure ridotto, che i gameti devono trascorrere fuori del corpo umano con conseguente degrado biologico. Mediamente 1/3 delle gravidanze clinicamente iniziate non giunge al termine; per non parlare del fatto che manca qualsiasi informazione sul “destino” dei gameti introdotti nel corpo della donna: avviene o no la fecondazione? In caso affermativo, si tratta di aborti pre-impianto. Aborti spontanei, certo, ma indotti dal carattere artificiale della procedura che prepara la fecondazione (Cfr. E. Sgreccia, op. cit., p. 642; M.L. Di Pietro, A.G. Spagnolo, E. Sgreccia, Meta-analisi dei dati scientifici sulla GIFT: un contributo alla riflessione etica, Medicina e Morale, 1990/1).

Alla luce di queste considerazioni, la valutazione etica della GIFT non può che propendere per il giudizio negativo, se non altro per la necessità di un atteggiamento prudenziale a fronte di dubbi così rilevanti in una materia che tocca da vicino la vita prenatale.

 

2. La fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione (FIVET o IVFET – In vitro fertilization with embryo transfer)

 

Definizione

La FIVET è una tecnica di fecondazione artificiale extracorporea che implica, previa raccolta dei gameti, la creazione in laboratorio di più embrioni allo scopo di trasferirli in utero per l'impianto (Cfr. E. Sgreccia, op. cit., pp. 639 e ss.).

 

Procedura

Esponiamo qui solo sinteticamente la procedura, in realtà molto complessa, della FIVET, rinviando all’articolo di approfondimento che sarà dedicato specificamente a questa tecnica.

- Si procede innanzitutto agli esami sulla coppia, necessari a verificare la fattibilità della fecondazione artificiale, sia in termini tecnico-medici che dal punto di vista della “capacità biologica” dei partner;
- Terminati gli accertamenti, inizia il trattamento della donna per la stimolazione ovarica che ha la funzione di permettere la raccolta del più alto numero possibile di cellule-uovo, così da poterne fecondare parecchie (considerato l’elevato tasso di insuccessi della FIVET);
- A questo punto si producono gli embrioni in laboratorio, facendo entrare in contatto ovuli e spermatozoi in vitro, e li si analizza per verificarne morfologia e capacità di scissione, così da trasferirne in utero solo i “migliori”;
- Infine avviene il transfer per via trans-uterina, in attesa di procedere, dal 10°-12° giorno in poi, alle analisi di accertamento della gravidanza.

La FIVET è oggi “perfezionata” nella modalità FIV Genetic che aumenta le probabilità di successo: prima del trasferimento è possibile procedere alla diagnosi genetica pre-impianto per verificare l’assenza di alterazioni cromosomiche e altre gravi patologie dell’embrione (la diagnosi genetica è oggi possibile in Italia essendo caduto il divieto della Legge 40/2004, rimosso dalla Corte Costituzionale con sent. 96/2015).

In caso di attecchimento di più embrioni, e dunque di gravidanza plurigemellare, la coppia può optare per la cosiddetta “riduzione embrionale”, cioè abortire gli embrioni “in eccesso” rispetto al numero desiderato. Gli embrioni in surplus rispetto a quelli trasferiti in utero, i cosiddetti “soprannumerari”, sono destinati alla crioconservazione (anche in tal caso siamo di fronte a una prassi legittimata dalla Corte Costituzionale che, con sent. 151/2009, ha eliminato l’imposizione della Legge 40 di trasferire in utero tutti gli embrioni creati).

 

3. La iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI - Intracytoplasmic Sperm Injection)

Nell’ambito delle fecondazioni in vitro è stata sviluppata una tecnica ancora più sofisticata che rientra nelle cosiddette micro-manipolazioni, e condivide con la FIVET ogni fase della procedura tranne quella relativa alla fecondazione dell’ovulo: l’ICSI, infatti, prevede l’iniezione diretta di uno spermatozoo nel citoplasma della cellula-uovo. In tal caso, perciò, anche l’atto stesso della fecondazione, che nella FIVET è ancora lasciato al libero movimento degli spermatozoi, è determinato dal tecnico di laboratorio.

 

Risultati di GIFT, FIVET e ICSI in Italia

In base ai dati riportati dal Ministero della Salute, si evince che il tasso di gravidanze ottenute dall’insieme delle tecniche di fecondazione artificiale di II e III livello, nell’arco temporale tra il 2005 e il 2017, oscilla in media tra il 15% e il 20%. La percentuale dei nati vivi da queste gravidanze, invece, oscilla più o meno tra il 10% e il 15%.

 

Distribuzione temporale dei risultati dei cicli iniziati con tecniche a fresco di II e III livello (FIVET e ICSI) senza donazione di gameti, negli anni 2005-2017, (le percentuali sono calcolate sul totale dei cicli iniziati):                  

Fonte: Ministero della Salute, Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della legge contenente norma in materia di procreazione medicalmente assistita, 26 giugno 2019.

 

Valutazione etica della fecondazione artificiale

Fatta eccezione per le riserve sulla GIFT, di cui si è detto, la valutazione sul piano etico delle tecniche di fecondazione artificiale è totalmente negativa. In questa sede ci limiteremo a fornire un giudizio sulle criticità della fecondazione artificiale in se stessa, al di là delle implicazioni che comporta una tecnica specifica e, segnatamente, la FIVET. Sarà infatti nell’articolo di approfondimento dedicato che analizzeremo nel dettaglio i risvolti etici legati a quel tipo di procedimento.

Sono tre gli ordini di riflessione sui quali incentrare il discorso (Cfr. R. Lucas Lucas, op.cit., pp. 55-58):

  • Il rispetto della persona umana nella fase embrionale della sua esistenza. Allo stato attuale del progresso scientifico, ogni tecnica di fecondazione artificiale – quale più, quale meno – comporta la intenzionale, programmatica e inevitabile produzione di molti più embrioni rispetto a quelli da impiantare, a causa dell’elevata incidenza di abortività delle procedure. Da questo punto di vista, quindi, si può affermare con certezza che l’embrione umano è trattato come mezzo per il raggiungimento del fine della maternità/paternità: si arriva cioè ad accettare, e quindi indirettamente “volere”, la morte degli embrioni che non riusciranno ad annidarsi, come anche il congelamento degli embrioni soprannumerari “avanzati” dalla procedura. Per questi ultimi si apre un destino nebuloso che forse li vedrà condannati al perenne immobilismo biologico, con relativa perdita non solo di “un” futuro, ma precisamente del futuro che avrebbero dovuto vivere in unione con la propria famiglia, in un preciso contesto spazio-temporale che invece avranno perduto.
    In un simile scenario, «la figura del figlio viene relegata in secondo piano e sono i cosiddetti “genitori” e le loro esigenze il centro dell’opera di produzione. La dignità del figlio richiede, invece, che egli non sia voluto né concepito come il prodotto di un intervento di tecniche mediche e biologiche, facendo così dipendere la sua esistenza da condizioni di efficienza tecnica valutabili secondo parametri di controllo e di dominio» (R. Lucas Lucas, op. cit., p. 55).
    È questo il più importante ostacolo alla eticità della fecondazione artificiale: la vera reificazione dell’essere umano degradato a cosa, ancora più forte che nell’aborto puro e semplice o nella schiavitù, sta nel far dipendere la sua stessa venuta al mondo (e dunque l’intera esistenza) dall’atto di un soggetto estraneo ai genitori, il quale diventa così, né più né meno che il suo proprietario in quanto suo “costruttore”. «Ridurre la procreazione a fatto di tecnica significa stabilire un rapporto dominativo “soggetto produttore – oggetto prodotto”» (E. Sgreccia, op. cit., p. 651).
     
  • La natura della sessualità umana e dell’atto procreativo. È bene sgombrare il campo da un equivoco: non si tratta di mettere in discussione le tecniche di fecondazione artificiale in quanto “artificiali”. Il fulcro della questione non è la tecnica in se stessa o l’artificio dell’uomo che interviene sulla natura “incontaminata”. No. La posta in gioco è l’origine dell’essere umano, da cui tutta la sua dignità di persona dipende: origine che deve essere il frutto della donazione di amore reciproco dei genitori in un atto che è inscindibilmente fisico e psicologico, carnale e affettivo, corporale e spirituale. È il corpo umano il mezzo per il quale deve passare l’inizio di ogni nuova vita, perché è attraverso il corpo che l’uomo esprime se stesso e si dona in totalità. Non è una prospettiva (unicamente) religiosa bensì di ragione, sostenuta infatti anche da intellettuali laici, come il filosofo Nicola Abbagnano, in tempi abbastanza remoti: «L’intero mondo della natura oggi ha bisogno di difese contro gli inquinamenti e le deformazioni massicce che l’abuso della tecnica va provocando. Di questo mondo l’uomo è parte integrante e la sua vita, a cominciare dalla nascita, è la cosa più preziosa da difendere contro ogni manipolazione che ne diminuisce la dignità» (N. Abbagnano, Addio cicogna, ora avremo il neonato ordinato per telefono, Corriere della Sera, 15/10/1984).
     
  • L’unità e la stabilità della famiglia. Non ci riferiamo qui ai danni prodotti dall’eterologa, di cui abbiamo già parlato, ma alla circostanza per cui il figlio è introdotto nella famiglia “dall’esterno”, dopo essere stato letteralmente assemblato dal tecnico che gli ha dato la vita. Il rapporto genitore-figlio è in questo modo sconvolto, con la riduzione delle figure genitoriali al ruolo di meri prestatori di materiale biologico. Attraverso la generazione naturale se, da un lato, i figli non devono la propria vita a nessuno fuori dei propri genitori, dall’altro i genitori stessi si fanno “servitori” dei figli inserendosi, quali “strumenti” del disegno naturale, in un ordine superiore che li trascende e che, con o senza visione religiosa, manifesta immancabilmente il profondo mistero che avvolge le origini della vita. Mistero che, con fare prometeico, si vuole squarciare quando non sono più padre e madre a decidere, liberamente e responsabilmente, di farsi strumento per la nascita e la cura dei figli; ma sono i figli a essere resi strumenti per la soddisfazione di un desiderio dei genitori. Ecco dunque che l’ordine naturale alla base della società familiare risulta rovesciato: non sono i genitori a porsi in funzione della prole per crescerla, educarla e renderla a sua volta indipendente, ma è la prole a ritrovarsi in funzione dei genitori e delle loro aspirazioni. Ancora una volta siamo di fronte alla reificazione dell’umano…

 

Postilla

Quanto detto in questa sede, magari con linguaggio forte e tranchant, non vuole minimamente essere inteso come una forma di indifferenza o, peggio, disprezzo verso quelle coppie animate dal legittimo desiderio di mettere al mondo un figlio che non arriva. Siamo vicini a quanti, mossi dalla nobile aspirazione di diventare genitori, non si rassegnano al pensiero di non poterlo essere.

Siamo altresì convinti che la panacea per le loro sofferenze non è offerta dalla moderna biologia e che la soluzione del problema non risieda in fondo a una provetta.

Queste coppie sono ingannate dall’industria della fertilità e dal mercato disumano che essa alimenta. Speriamo, con questo povero contributo, di invitare tutte queste persone a compiere una riflessione che oggi quasi più nessuno sembra essere disposto a considerare.

 

Bibliografia essenziale

Abbagnano N., Addio cicogna, ora avremo il neonato ordinato per telefono, Corriere della Sera, 15/10/1984

Agnoli F., L’adulterio in provettaNotizie Pro Vita n. 40, aprile 2016

Agnoli F., Ragionevoli motivi per rifiutare una pratica a rischio di “risonanze negative” (parola del prof. Flamigni), Il Foglio, 21/8/2014

Bridge M., Son of ‘super’ sperm donor learns he has 1.000 siblings, The Times, 29/9/2018

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di Redazione
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