Non è più una novità la pubblicazione dell’ideologica guida Lgbt da parte della Società Italiana di Pediatria (SIP). Abbiamo infatti già ampiamente parlato dei contenuti gender del documento “Oltre lo sguardo - Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente”, redatto congiuntamente con l’Associazione Culturale Pediatri (ACP).
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La guida infatti - è bene comunque ricordarlo - invita i pediatri a esporre nei propri studi medici bandiere o poster con i colori arcobaleno del movimento Lgbt, a mettere a disposizione in sala d’attesa volantini, brochure e materiale informativo delle associazioni Lgbt e persino a fornire ai bambini libri di favole con personaggi gay, trans o famiglie omogenitoriali. Non solo: il documento raccomanda di identificare i bambini non solo come maschi o femmine, ma anche come “non binari” o “agender”, e di eliminare le parole “padre” e “madre” dai moduli, sostituendole con il generico “genitore”. Viene inoltre promossa la cosiddetta Carriera Alias – una procedura amministrativa che consente al minore di utilizzare un nome diverso da quello anagrafico – nonostante essa sia priva di base legale e scientifica e contribuisca a rafforzare nei bambini e negli adolescenti l’idea malsana di essere “nati nel corpo sbagliato”. Ma c’è di più. Il testo, infatti, ha tutte le caratteristiche per contrastare direttamente con lo stesso Statuto della SIP.
L’art. 19 dello Statuto: la SIP tradisce se stessa?
Lo Statuto della Società Italiana di Pediatria è infatti molto chiaro, in particolare all’articolo 19, dedicato al Comitato Scientifico, che stabilisce che questo organo è «responsabile della verifica e controllo della qualità delle attività svolte e della produzione tecnico-scientifica, sulla base di indici di produttività scientifica e bibliometrica validati dalla comunità scientifica internazionale e conformi alle best practice». Non si tratta di una clausola accessoria: è il cuore della garanzia scientifica dell’intera produzione istituzionale della SIP. Ogni documento che porta il nome della Società deve quindi passare attraverso questo filtro. Deve, cioè, confrontarsi con le conoscenze e le scoperte più recenti, con le linee guida delle organizzazioni pediatriche italiane e internazionali di riferimento. Ecco perché la guida “Oltre lo sguardo” ha tutti i tratti per essere strutturalmente in contrasto con tali garanzie scientifiche.
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Perché la guida contrasta con lo Statuto
Il primo e più clamoroso problema riguarda la Cass Review, lo studio più ampio mai condotto al mondo sulla medicina di genere per i minori, pubblicato nell’aprile 2024 e commissionato dal Servizio Sanitario Nazionale britannico alla pediatra Hilary Cass. Le sue conclusioni sono nette e inequivocabili: le evidenze scientifiche a supporto dei bloccanti della pubertà – la triptorelina in primo luogo – sono «di qualità molto bassa» per tutti gli esiti valutati. Non è quindi possibile trarre conclusioni sull’effetto di questi trattamenti sulla disforia di genere, sul benessere psicosociale, sullo sviluppo cognitivo, sulla fertilità. Il NHS inglese, recependo tale studio, ha infatti vietato la prescrizione dei bloccanti della pubertà ai minori al di fuori di sperimentazioni cliniche controllate. Ebbene, la guida SIP-ACP non cita tutti questi dettagli della Cass Review. La triptorelina compare solo nel glossario, descritta sbrigativamente come «farmaco sospensore della pubertà, con effetto reversibile»: nessun riferimento preciso ai rischi documentati, nessuna menzione approfondita sulle incertezze mediche, cliniche e scientifiche. Va da sé che una guida che si presenta come scientificamente fondata non può permettersi queste omissioni, tanto più che la Cass Review è disponibile da praticamente quasi due anni.
Ancora più significativa è l’assenza di riferimenti precisi e documentati al position statement pubblicato nel febbraio 2024 dall’European Academy of Paediatrics (EAP), l’organismo pediatrico europeo. Il documento dell’EAP, pubblicato su Frontiers in Pediatrics, riconosce infatti apertamente che diversi Paesi europei hanno rivisto le proprie pratiche cliniche in materia di disforia di genere nei minori e sottolinea la necessità di «molte più ricerche» sui trattamenti come la soppressione puberale e gli ormoni cross-sex. L’EAP raccomanda inoltre un approccio che «mantenga aperto il futuro del bambino», con attenzione esplicita alla preservazione della fertilità. Ignorare il position statement di un organo europeo di riferimento, in un documento indirizzato ai pediatri italiani su un tema così delicato, è difficilmente compatibile con il rispetto delle “best practice” richiamate dall’art. 19 dello Statuto.
Una Guida anacronistica
Ma non finisce qui, perché il documento appare anche già anacronistico, superato e in controtendenza con ciò che invece sta succedendo all’estero. Basti infatti pensare a quei Paesi che per primi hanno adottato i protocolli di affermazione di genere per i minori e che hanno, nel frattempo, fatto marcia indietro. La Finlandia è stata la prima, già nel 2020: il COHERE, l’organismo nazionale di coordinamento della ricerca sanitaria, ha in tal senso dichiarato che «la transizione di genere dei minori è una pratica sperimentale», raccomandando di evitare trattamenti medici negli adolescenti perché «eccessivamente impattanti» su soggetti ancora in fase di maturazione. La Svezia ha fatto lo stesso qualche anno dopo, quando il National Board of Health and Welfare ha stabilito che «i rischi dei bloccanti della pubertà e dei trattamenti per l’affermazione del genere sono probabilmente superiori ai benefici attesi», limitando i trattamenti a casi eccezionali con rigidi criteri di ammissibilità. Oppure la Norvegia, che nel marzo 2023 ha dichiarato i trattamenti «sperimentali» sulla base di evidenze insufficienti. E ancora la Danimarca ha adottato lo stesso percorso restrittivo e il Regno Unito, sulla base della già citata Cass Review, ha vietato la prescrizione di bloccanti della pubertà ai minori al di fuori di sperimentazioni cliniche e ha chiuso il servizio GIDS (Gender Identity Development Service, un servizio pubblico dedicato ai minori di 18 anni con disforia o incongruenza di genere) presso il Tavistock Center e ha avviato una riorganizzazione radicale dei percorsi di cura. La guida SIP-ACP non approfondisce nessuna di queste revisioni, non le cita come posizioni alternative, non le discute, non le confuta. Eppure sono documenti pubblici, verificabili, prodotti da autorità sanitarie nazionali di Paesi europei di primo piano. Rappresentano il cambiamento più rilevante nelle politiche sanitarie pediatriche degli ultimi anni in ambito europeo e ignorarle più che una svista sembra una vera e propria strategia ideologica.
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La discutibile bibliografia della Guida
Vi è infine il problema della selezione delle fonti bibliografiche. L’art. 19 dello Statuto richiede che la produzione scientifica della SIP si basi su «indici di produttività scientifica e bibliometrica validati dalla comunità scientifica internazionale». La guida cita in abbondanza le linee guida dell’American Academy of Pediatrics e i protocolli della WPATH (World Professional Association for Transgender Health), organizzazioni che mantengono posizioni permissive sui trattamenti affermativi e che sono esse stesse, attualmente, oggetto di crescente critica scientifica. Non vengono invece approfonditi altri aspetti fondamentali della letteratura scientifica in materia, uno su tutti - giusto per citare un esempio eloquente - la cosiddetta “desistenza”, ovvero il fenomeno, documentato da numerose ricerche trasversali, per cui la stragrande maggioranza dei bambini con confusione di genere nell’infanzia, se non attivamente incoraggiati alla transizione, risolve da sola tale condizione già nella prima adolescenza. Oppure non si approfondisce la questione delle comorbidità psicologiche e psichiatriche frequentemente associate alla disforia di genere in età evolutiva, come i disturbi dello spettro autistico e i disturbi dell’umore, che pure richiederebbero valutazioni e trattamenti specifici prima di qualsiasi percorso di affermazione.