Trasformare i pediatri da medici in militanti Lgbt sembra essere lo scopo di quanto redatto e diffuso dalla Società Italiana di Pediatria (SIP), in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri, nel documento “Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente” (CLICCA QUI per leggere i dettagli). Un documento impregnato di istanze, richieste e raccomandazioni ideologiche pro-gender. Dalle bandierine e i voucher negli studi medici alle favole Lgbt da consigliare ai bambini, arrivando addirittura a parlare di Carriera Alias e a prevedere diciture neutrali e non binarie nei moduli per minori e genitori. Pro Vita & Famiglia ha raccolto nel merito il commento di chi lavora da decenni nel settore, il professor Giuseppe Chiumello, specialista in pediatria, endocrinologia e diabetologia. Già membro del Comitato Etico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, è stato direttore del centro di endocrinologia dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Università di Milano e membro del CET Lombardia 1. Professore emerito di Clinica Pediatrica, è attualmente anche un componente dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza.
Professor Chiumello, cosa ne pensa di queste linee guida “arcobaleno” per i pediatri italiani?
«Partiamo da una premessa importante: queste linee guida sono legittime in quanto redatte da un ente che ha tutto il diritto di emanare documenti per i propri soci e iscritti, ma si tratta di suggerimenti chiaramente non vincolanti per l’attività del pediatra. Si tratta di suggerimenti del Consiglio direttivo – infatti sono firmati dal Presidente – ma sicuramente mi sento di dire che non raccolgono l’unanimità dei pediatri italiani».
Come si spiega allora una presa di posizione simile e così diretta da parte della Società Italiana di Pediatria?
«Ritengo che tale posizione, pesantemente orientata verso un approccio affermativo alla disforia di genere, non sia condivisa da molti pediatri. Il processo dell’identità sessuale evolve nel tempo, non è qualcosa di statico, per cui è molto importante che il pediatra si ponga quale ascoltatore e non come un giudice di quello che la famiglia o un ragazzo gli pone. Il problema della disforia di genere deve essere affrontato con molta prudenza, anche perché la medicalizzazione costituisce un pericolo, sin dalla prescrizione dei farmaci bloccanti la pubertà che inibiscono la secrezione ormonale. È già questa una scelta molto criticabile, perché è il primo passo verso la somministrazione di altri farmaci, quali testosterone ed estrogeni, fino ad arrivare all’intervento chirurgico che chiude il cerchio in un’irreversibilità della situazione. Inoltre è ormai acclarato sul piano clinico che nel 90-95% dei casi tali incongruenze di genere si risolvono spontaneamente con la pubertà. Pertanto è molto importante che un bambino, un ragazzo, non sia medicalizzato: un’eventuale disforia deve essere affrontata lentamente nel tempo e con competenza proprio al fine di evitare situazioni che poi diventino irreversibili».
Qual è allora piuttosto il ruolo del pediatra?
«Compito del pediatra è piuttosto rendersi conto che spesso a queste situazioni di incongruenza di genere possono essere associate delle comorbilità, quali l’autismo, situazioni di depressione e di ansia che possono estrinsecarsi verso tale sentirsi incongruenti rispetto al proprio corpo. Di conseguenza, è necessario sentire anche uno psicologo, un neuropsichiatra, un endocrinologo con competenze pediatriche, ma la cosa deve essere fatta gradualmente e con molto buon senso».
Quindi, in tale contesto, che ruolo hanno o possono avere queste linee guida?
«Queste linee guida comunque non favoriscono il bene del bambino, come testimoniano tra l’altro le storie dei numerosi detransitioner. Insomma, il pediatra deve avere una visione olistica del problema, non deve lasciarsi trascinare nell’iniziare un percorso che potrebbe poi essere disastroso per il ragazzo. Queste linee guida sposano pesantemente il percorso affermativo di genere che non condivido, per cui auspico vi siano delle prese di posizione anche da parte di altri colleghi che non condividono questo approccio di per sé molto criticabile».
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