14/10/2017

Gender: la pretesa della neolingua

La teoria Gender si sta infiltrando in tutti i contesti della società e persino nella cultura, pretendendo di inserirsi anche in una nuova forma di linguaggio capace, a detta dei suoi sostenitori, di annientare tutte le possibili accezioni lessicali “discriminatorie”.

E così ora in Francia, come mostra “L’Occidentale” in un suo articolo, per non offendere tutte le minoranze che rivendicano una propria identità di genere si fa ricorso a una lingua neutra che comprenda al suo interno tutte queste forme di diversità, sostituendo questa al maschile, da sempre usato al plurale per identificare gruppi misti e ora, all’improvviso, definito “dittatoriale” dai sostenitori della Gender-mania.

Questa forma di “rivoluzione” non può che farci tornare in mente quanto anticipato da George Orwell nel suo libro “1984” e che proprio ora si sta attuando nella nostra società: l’imposizione di un mezzo espressivo che rendesse impossibile ogni altra forma di pensiero.

Come spiega bene la nostra rivista di febbraio, il linguaggio è l’arma più potente in assoluto per chi vuole manipolare le coscienze. Il nostro mondo, anche se la gran parte non se ne rende conto, vive costantemente controllato dal mostruoso “occhio del Grande Fratello” che oggi si manifesta realmente nella dittatura del pensiero unico imposta dalla teoria Gender e da chiunque abbia intenzione di abolire ogni verità evidente.

Si tratta di un problema bioetico di notevole gravità che va violentemente a minare le fondamenta genuine della nostra società. Mamma e papà – ricorda un nostro articolosono ora chiamati “genitore 1” e “genitore 2”, l’embrione è un “prodotto di concepimento”, l’aborto una “interruzione volontaria di gravidanza” e l’eutanasia “interruzione volontaria di sopravvivenza”, di fatto una neolingua pro morte.

Da lì si passa anche allo sfruttamento del linguaggio in nuove forme di manifestazioni ispirate alla teoria Gender, che ne riprendono altre ben più note, fino a rendere impossibile la vita di chi lavora onestamente, come il caso di un insegnante canadese – che raccontiamo in questo articolo – colpevole  di “misgendering”, cioè di aver usato il pronome sbagliato per rivolgersi ai transgender.

Questo panorama potrebbe sembrarci distante, ma anche in Italia si sta manifestando sempre più questa tendenza. Basti pensare al fatto che il presidente della Camera, Laura Boldrini, abbia imposto “un linguaggio rispettoso delle differenze di genere – come riporta Il Giornale in un suo articolo – in tutti gli atti e i documenti”, un provvedimento volto all’introduzione del diversity management ed all’applicazione dei principi del gender mainstreaming.

La subdola ingerenza di questo regime totalitario, invisibile ma presente, non deve però intimorirci, bensì spingerci a non abbassare mai la guardia, a non permettere che si calpesti la nostra libertà e, prima ancora, la nostra naturale identità.

Nessuno si erga a discriminare l’altro... ma c’è una bella differenza tra “discriminare” e “definire” e confondere i due termini ci conduce inevitabilmente sotto il dominio della menzogna e del nichilismo. Difendiamo senza paura la verità, difendiamola a testa alta, difendiamo dalla schiavitù e dalla dittatura le nuove generazioni!

Luca Scalise


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