11/01/2020

UK, consenso informato dei bambini al “cambio” di sesso

Solo pochi giorni fa, avevamo parlato di un articolo di The Guardian, che prospettava, per i prossimi decenni, un mondo totalmente modificato dai frutti malati dell’ideologia gender, dove il crollo di ogni barriera all’utero in affitto porterebbe alla creazione di grembi artificiali, ovuli e sperma artificiali, aggregati sempre più lontani dalla famiglia, eppur spacciati per essa.

Un futuro, dunque, assolutamente distopico, in cui i bambini non avrebbero più un sano concetto di chi siano i propri genitori, le proprie radici e tanto meno di chi siano loro stessi, dato il continuo e imperante lavaggio del cervello sulla “fluidità” di genere.

Sempre The Guardian ci avvisa, ora, del fatto che l’Alta Corte del Regno Unito avrebbe dato il via ad un “caso prova”, «per stabilire se i bambini possono dare il consenso informato al trattamento medico per il cambiamento di sesso», che, ricordiamo, è solo esteriore.

Oggetto dell’ “esperimento” in questione è una ragazza autistica di soli 15 anni, che desidera le vengano forniti ormoni intersessuali e farmaci che blocchino la pubertà.

Condivisibile o meno che sia la procedura per il “cambio” del sesso, considerato il fatto che essa comporta «castrazione chimica, sterilizzazione permanente di molti» di coloro che la desiderano e cure ormonali «che li mettono anche a rischio di malattie cardiache, ictus, diabete, cancri», c’è una domanda fondamentale che dovremmo porci riguardo questa vicenda: i minori, che desiderano sottoporsi a tutto ciò, hanno «sufficiente maturità e capacità di comprendere le conseguenze delle loro azioni»?

Quello per ottenere il “cambio” del sesso è un trattamento che ha conseguenze su tutta la vita di una persona. È opportuno permetterlo in base a motivazioni spesso momentanee o, comunque, di natura mentale e che, quindi, non dovrebbero essere affrontate con trattamenti così invasivi sul fisico?

 

di Luca Scalise

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