La Women's Tennis Association ha stabilito che tutte le giocatrici dovranno sottoporsi a un test genetico per la determinazione del sesso al fine di poter competere nel circuito WTA. Una decisione storica per il bene delle donne e per la tutela della loro salute, dei loro diritti e della loro dignità.
Il nuovo regolamento
Secondo l’ultima versione del regolamento, infatti, le atlete dovranno fornire un campione di saliva, sangue o tampone per verificare la presenza del gene SRY, che fa parte del cromosoma Y e causa lo sviluppo di caratteristiche maschili, lo stesso che ha portato all’esclusione dell’atleta Imane Khelif e che ha fatto sì che il CIO – finalmente – rivedesse le sue politiche. Tornando al tennis, il test sarà effettuato una sola volta nella vita di ciascuna giocatrice e solo un risultato negativo, che dimostri l’assenza del gene, consentirà loro di competere nelle competizioni della WTA. In caso di positività, le giocatrici saranno sottoposte a ulteriori accertamenti medici prima di poter scendere in campo. La nuova politica prevede inoltre che le atlete firmino un documento in cui dichiarano di poter essere soggette a provvedimenti disciplinari qualora si rifiutassero di sottoporsi ai test.
Addio ai criteri sul testosterone
La precedente politica della WTA, aggiornata l’ultima volta nel 2024, consentiva alle cosiddette “donne transgender” – uomini biologici – di competere nel circuito se avevano mantenuto i propri livelli di testosterone al di sotto di 2,5 nmol/L in modo continuativo per i due anni precedenti, anche se attualmente non risultano “donne” transgender note che giocano nel circuito WTA.
WTA: «garantire equità»
«La politica di ammissibilità delle donne della WTA è pensata per promuovere pari opportunità atletiche nel tennis professionistico femminile e per garantire una competizione equa per tutte le giocatrici che partecipano ai tornei WTA», ha dichiarato l’organo di governo della federazione. «Fin dalla sua introduzione nel 1975, la politica di ammissibilità è stata soggetta a revisioni periodiche alla luce degli sviluppi nello sport internazionale e a seguito della più recente revisione, che ha incluso la consultazione con i membri della WTA e l’evoluzione degli standard nello sport femminile, il consiglio della WTA ha approvato una politica aggiornata sull’ammissibilità delle donne alle competizioni WTA, in vigore dal 2026, basata sul sesso biologico». La stessa WTA ha inoltre precisato che «si tratta di una questione delicata e complessa» e si è impegnata «a trattare tutte le giocatrici con dignità e ad attuare la politica in modo rispettoso e ponderato».
Un percorso già tracciato da altri sport
Il cambio di politica della WTA arriva – come già accennato – dopo la svolta storica del Comitato Olimpico Internazionale in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028, ma anche dopo che altre federazioni sportive hanno fatto altrettanto, come la World Athletics che, circa un anno fa, ha annunciato nuove normative, entrate poi in vigore nel settembre 2025, che richiedono alle atlete che desiderano competere nella categoria femminile per le gare valide per la classifica mondiale di sottoporsi a un test genetico una tantum. Oppure il caso della World Boxing, che ha approvato l’utilizzo del test SRY nel maggio 2025, quando ha introdotto il test obbligatorio del sesso per tutte le atlete che desiderano competere nella categoria femminile.