C'è un dato che dovrebbe far riflettere chiunque, in Italia, continui a raccontare la critica all'ideologia gender come una fissazione di pochi retrogradi. Nel Regno Unito – il Paese che per anni è stato il laboratorio europeo della “transizione” dei minori – quel modello è stato smantellato pezzo per pezzo dalle sue stesse istituzioni sanitarie. Eppure c'è un settore che non si è mosso di un millimetro: i libri per bambini. Lo documenta “Through The Looking Glass” (“Attraverso lo specchio”), il rapporto realizzato dal gruppo editoriale SEEN in Publishing (Sex Equality and Equity Network) insieme a Transgender Trend e Biology in Medicine, presentato lo scorso 18 giugno in una sala commissioni della Camera dei Lord su invito della baronessa Jenkin of Kennington, e rilanciato in questi giorni da una vasta inchiesta del Daily Mail, a firma di Nicholas Pyke e Janet Murray. Secondo il rapporto, gli attivisti transgender starebbero inondando le scuole primarie britanniche di “propaganda sul cambio di sesso” travestita da libri illustrati dai colori sgargianti.
Sessanta titoli, dai due anni in su
Il dossier censisce oltre sessanta albi illustrati pubblicati da grandi case editrici britanniche, molti dei quali rivolti alla fascia prescolare, che raccontano di bambini “nati nel corpo sbagliato”, donne con la barba e cicatrici da mastectomia, oltre a personaggi come una cavia non binaria o un orsacchiotto maschio triste perché vorrebbe essere femmina.
Tra i titoli citati dal rapporto, “Introducing Teddy” (Bloomsbury, 2016, fino a cinque anni), in cui l'orsacchiotto di peluche Thomas confida di essere sempre stato, “nel cuore”, un'orsacchiotta femmina e non un orsacchiotto maschio. “Bye Bye, Binary” (HarperCollins, 2022, fino a quattro anni), narrato da un neonato nel passeggino che annuncia di essere pronto a “distruggere le norme di genere” perché “sono solo costrutti sociali”. “Peanut Goes For The Gold” (HarperCollins, 2020, dai quattro agli otto anni), che ha per protagonista un porcellino d'India non binario diventato ginnasta. “Bodies Are Cool” (Puffin, 2021, dai due agli otto anni), le cui illustrazioni ritraggono una donna con la barba e una donna con cicatrici da mastectomia. “Grandad's Pride” (Andersen Press, 2023, dai tre anni), che include immagini di uomini in abbigliamento bondage, bambini che reggono la bandiera trans gridando “diritti trans ora” e una donna con cicatrici da mastectomia: il volume era già stato segnalato e ritirato da un asilo di Hull tre anni fa. E ancora “The ABC Of Gender Identity” (Jessica Kingsley, 2019, dai cinque anni), un abbecedario in cui la A sta per “agender”, la B per “bigender” e la C per “cisgender”. Il punto di arrivo del percorso narrativo proposto a questi bambini, osservano gli autori del rapporto, è il tavolo operatorio.
Non è un problema di mercato, è un problema di scuola pubblica
Qui sta l'aspetto politicamente più rilevante dell'inchiesta, e quello su cui vale la pena concentrarsi. Questi libri, secondo il rapporto, non vendono: in un mercato libero la maggior parte di questi titoli sparirebbe per la scarsa qualità della scrittura e l'inconsistenza delle trame. Restano in catalogo per un motivo preciso: finiscono nelle liste di lettura consigliate alle scuole da organizzazioni militanti. Il Daily Mail ha verificato che centinaia di scuole primarie britanniche li utilizzano su segnalazione di sigle come No Outsiders, Stonewall, Just Like Us, Diversity Role Models, EqualiTeach e il Rainbow Flag Award. Il gruppo Protect and Teach ha censito oltre cento realtà attive nel proporre contenuti di questo tipo ai bambini delle elementari. Le storie vengono lette in classe durante le ore di “diversità e inclusione” o nell'ambito dell'educazione obbligatoria alle relazioni, spesso – denunciano i genitori – senza alcun preavviso alle famiglie. In sintesi: un'editoria che il pubblico non compra viene tenuta in vita con il denaro dei contribuenti, attraverso un canale – la scuola dell'obbligo – dove il bambino è un pubblico “prigioniero” che non può alzarsi e andarsene.
Il paradosso britannico
È qui che si consuma il cortocircuito. Perché nel frattempo, nel Regno Unito, la medicina, il diritto e la regolamentazione scolastica hanno fatto tutti marcia indietro sulla stessa materia. Nel 2022 è stato chiuso il GIDS della Tavistock, il servizio nazionale per l'identità di genere dei minori. Nell'aprile 2024 la Cass Review ha stabilito che non esistono prove a sostegno dei trattamenti “affermativi”, avvertendo che nemmeno la transizione sociale è un atto neutro. Nel dicembre 2024 il governo laburista ha reso concreto il divieto di prescrizione dei bloccanti della pubertà agli under 18, tanto nel pubblico quanto nel privato, sulla base del parere della Commission on Human Medicines, che aveva parlato di un rischio inaccettabile per la sicurezza. Nel febbraio 2026 è stato sospeso anche il principale trial clinico del programma Pathways, prima ancora che iniziasse a reclutare i partecipanti, e nel marzo dello stesso anno l'NHS ha avviato una consultazione per fermare la prescrizione ordinaria di ormoni a tutti i minori. Dal luglio 2025, inoltre, le linee guida statutarie per le scuole inglesi stabiliscono che non si può insegnare come dato di fatto che tutte le persone abbiano una “identità di genere”, e impongono agli istituti piena trasparenza verso i genitori sui materiali didattici. Dunque gli albi illustrati a scuola continuano oggi a raccontare a un bambino di cinque anni cose che il servizio sanitario del suo Paese ha ufficialmente smesso di sostenere.
Anne Fine: «Un tradimento dei giovani»
A dare al rapporto un peso difficilmente liquidabile come “propaganda conservatrice” è la firma che lo accompagna in prefazione: quella di Anne Fine, già Children's Laureate, due volte vincitrice della Carnegie Medal – il più importante premio britannico per gli autori per ragazzi – e di due premi Whitbread per la narrativa per adulti, autrice tra l'altro di “Madame Doubtfire”, il romanzo da cui è stato tratto il celebre film con Robin Williams. Fine parla di un «tradimento dei giovani» da parte degli editori e di una «capitolazione sconsiderata a un'ideologia biologicamente infondata i cui messaggi falsi e inquietanti hanno danneggiato così tante famiglie. Nell'ultimo decennio – scrive l'autrice – editori, librai, bibliotecari e aspiranti autori senza gioia sono diventati un importante veicolo di propaganda trans-attivista e di menzogne dannose», mentre chi dissentiva veniva messo a tacere o infangato attraverso campagne di cancellazione. Il caso più noto è quello di J.K. Rowling, ma prima di lei era toccato all'autrice per bambini Rachel Rooney. La settantottenne Fine è una delle poche scrittrici ad essersi esposta pubblicamente contro il movimento per i “diritti” dei trans,
«Non è libertà di parola, è tutela dei minori»
Il rapporto definisce l'ideologia di genere una «menzogna dannosa, biologicamente ignorante e regressiva» e chiede agli editori di ritirare tutta la letteratura trans-attivista per bambini e ragazzi, avvertendo che non farlo «getterebbe ulteriore discredito su un settore la cui reputazione è già compromessa dall'autoritarismo progressista. Non si tratta di una questione di libertà di parola, bensì di tutela dei minori», si legge nel documento. «Nessun bambino piccolo dovrebbe sapere che è possibile cambiare sesso attraverso la medicalizzazione, compresa la brutale doppia mastectomia. A nessun bambino dovrebbero essere imposti feticci da adulti». Come ha commentato Helen Joyce, del gruppo Sex Matters: «La misura in cui l'editoria per bambini è stata sopraffatta dalle narrazioni trans è piuttosto terrificante. La maggior parte dei bambini in età scolare crede ancora a Babbo Natale e alla Fatina dei denti: se viene loro insegnata la menzogna destabilizzante e spaventosa secondo cui un bambino può trasformarsi da maschio a femmina con mezzi superficiali come cambiare acconciatura e vestiti, crederanno anche a questo».
E in Italia?
La lezione britannica arriva mentre in Italia è appena entrata in vigore - lo scorso 7 luglio - la legge 104/2026 sul consenso informato in ambito scolastico, approvata in via definitiva dal Senato il 4 giugno con 78 voti favorevoli e 38 contrari. La norma vieta le attività su temi attinenti alla sessualità nella scuola dell'infanzia e nella primaria, e per le scuole secondarie impone il consenso scritto e preventivo dei genitori, che devono poter visionare in anticipo i materiali didattici. Chi ha gridato all'oscurantismo farebbe bene a leggere il dossier inglese, perché la vicenda dimostra esattamente due cose. La prima: che senza trasparenza sui materiali, tali contenuti entrano comunque in classe e i genitori lo scoprono a cose fatte. La seconda: che quando le evidenze scientifiche costringono a fare marcia indietro, l'ideologia non arretra, ma cambia canale. Dalle cliniche agli albi illustrati.
Il diritto dei genitori a educare i propri figli non è una concessione dello Stato: è un principio costituzionale. La legge Valditara sul consenso informato è stata ed è un primo passo. Il passo successivo è che le famiglie lo esercitino davvero, chiedendo alle scuole di vedere, prima, che cosa i loro bambini leggeranno.