26/07/2026 di Redazione

Oltre 500 professionisti sanitari firmano una lettera contro la Guida Lgbt dei pediatri

Oltre 500 medici, pediatri e psicologi chiedono a SIP e ACP di rivedere la guida “Oltre lo sguardo”, criticandone basi scientifiche e approccio.

Dopo la diffusione della guida “Oltre lo sguardo”, elaborata dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) e dall’Associazione Culturale Pediatri (ACP) – della quale Pro Vita & Famiglia chiede il ritiro, con una petizione che ha superato le 41.000 firme – un gruppo di pediatri ha deciso di prendere posizione con un documento di osservazioni critiche. Pur condividendo l’obiettivo di ridurre stigma e discriminazioni nei confronti delle persone coinvolte, i firmatari hanno ritenuto necessario segnalare alcune rilevanti criticità scientifiche e cliniche delle raccomandazioni, in particolare quando riguardano l’età evolutiva e la gestione del disagio di genere in bambini e adolescenti. La riflessione ha raccolto in pochi giorni l’adesione di centinaia di colleghi pediatri, medici e psicologi, arrivando a superare le 500 firme. La lettera, dal titolo “Primum non nocere”, è stata inviata il 22 luglio 2026 a SIP e ACP, con la richiesta esplicita di una revisione della guida.

Nozioni non scientifiche

Nel testo i firmatari contestano anzitutto l’impostazione troppo generica della guida, che accosta senza distinzioni ambiti clinici molto diversi tra loro: orientamento sessuale, disagio di genere, intersessualità, omogenitorialità e maternità surrogata. Richiamando gli studi neurobiologici, la lettera ricorda che la differenziazione sessuale coinvolge fattori cromosomici, gonadici e ormonali fin dalla vita embrionale, e che il sesso non può quindi essere ridotto a un dato «assegnato alla nascita». Viene inoltre criticato il riferimento a una presunta «vera essenza» dell’identità di genere, definito una nozione non scientifica: l’identità sessuale, spiegano i firmatari, si costruisce lentamente, tra base senso-motoria, esperienze relazionali e sociali, e si consolida solo con la pubertà e l’adolescenza. Riconoscere il vissuto della persona, precisano, non equivale ad assumere che la sua autodefinizione attuale rappresenti un nucleo innato e immutabile.

Critica alla transizione precoce e i riferimenti alla Cass Review

Un punto centrale della lettera riguarda la cosiddetta «affermazione sociale» precoce, compresa la “carriera alias” a scuola: un intervento, avvertono i firmatari, tutt’altro che neutro, i cui effetti sulla traiettoria identitaria restano insufficientemente studiati, tanto più che in molti casi insorti in età prepubere il disagio può attenuarsi prima della fine dell’adolescenza. Il documento richiama inoltre la realtà dei detransitioners e la frequente co-occorrenza di comorbilità psichiatriche e disturbi del neurosviluppo, come i disturbi dello spettro autistico, che rischiano di restare in ombra a causa del cosiddetto diagnostic overshadowing. Anche il rischio suicidario, sottolineano i firmatari citando uno studio finlandese, appare intrecciato a comorbilità preesistenti più che riconducibile in modo diretto alle reazioni delle figure di riferimento. Inoltre, sulla base della Cass Review commissionata dal National Health Service britannico – e completamente ignorata dalla guida “Oltre lo sguardo” – la lettera osserva che le prove disponibili su bloccanti della pubertà e trattamenti ormonali restano deboli e incerte, tanto che Regno Unito, Svezia, Finlandia e Norvegia stanno riorientando le proprie linee guida verso un approccio più prudente. Critiche vengono mosse anche al paragrafo della guida dedicato a omogenitorialità e maternità surrogata, pratica che – ricordano i firmatari – è vietata e penalmente sanzionata in Italia, e al caso clinico di una bambina di tre anni cosiddetta “trans” citato come esempio di possibile incongruenza di genere ad esordio precoce.

La proposta: un ambulatorio accogliente ma prudente

I firmatari propongono quindi di rivedere la guida introducendo alcuni capisaldi: un’accoglienza empatica e non giudicante che non ideologizzi il disagio, un riconoscimento chiaro del ruolo del sesso biologico nello sviluppo, un inquadramento diagnostico complesso e multidisciplinare capace di intercettare eventuali comorbilità, e l’indicazione di percorsi psicoterapeutici esplorativi, come intervento di prima linea, richiamando anche due pronunciamenti del Comitato Nazionale di Bioetica del 2018 e del 2024. Ogni ipotesi di transizione sociale, aggiungono, andrebbe valutata caso per caso con prudenza, informando famiglie e pazienti sulle incertezze relative a benefici e rischi. La lettera si chiude richiamando la necessità di fondare le raccomandazioni cliniche su evidenze robuste, evitando di anticipare i tempi della maturazione cognitiva del minore o di promuovere modifiche sociali e mediche precoci in assenza di prove solide e condivise.

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