Una marcia indietro. Di buon senso. Di civiltà. Anche se è fuori da ogni dubbio che tale “scivolone” – se così vogliamo chiamarlo con un eufemismo – non doveva proprio accadere. Stiamo parlando del bando della Regione Toscana che, pubblicato qualche settimana fa, riservava dei posti a «donne, persone non binarie e transgender» nell’ambito del progetto di formazione professionale “C’è stoffa per tutti”, finanziato appunto dalla stessa Regione.
Ebbene, ora appunto la marcia indietro: il 50% di tali posti sarà destinato esclusivamente alle donne. Si tratta di un’importante vittoria della ragione e del buon senso che giunge a seguito delle polemiche scoppiate in Giunta regionale con le interrogazioni dell’opposizione e dopo la denuncia di Pro Vita & Famiglia, che ha prontamente segnalato la palese e ingiusta discriminazione proprio a detrimento del gentil sesso. La Regione ha infatti ora corretto e modificato i criteri di selezione previsti dal bando affinché la metà dei posti a concorso, in caso di numero di domande superiore a quello dei posti effettivamente disponibili, sia destinata soltanto alle donne.
Cosa era successo
Attraverso uno stanziamento di 128mila euro di fondi pubblici, la Regione Toscana ha infatti pubblicato a fine giugno scorso il bando “C’è stoffa per tutti”, quale progetto di formazione professionale finalizzato al conseguimento della qualifica di tecnico delle attività di progettazione del tessuto e industrializzazione del prodotto. Si tratta di formare figure specializzate nella tradizione manifatturiera, fiore all’occhiello dell’economia toscana, capaci di acquisire skills nell’ambito dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità e delle competenze digitali. Il bando prevedeva però originariamente tra i criteri di selezione – in caso di domande superiori ai posti disponibili messi a concorso – di «riservare il 50% anche a persone non binarie e transgender».
La protesta dell’opposizione
Una misura che, va da sé, rischiava semmai di sortire l’effetto opposto a quello atteso, ossia di incentivare la discriminazione e l’emarginazione in nome di una scelta puramente ideologica. È quanto hanno infatti da subito denunciato alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, in particolare il consigliere comunale di Firenze Alessandro Draghi e il consigliere regionale della Toscana Jacopo Cellai. Tale quota di posti ‘gender free’ avrebbe finito paradossalmente per penalizzare proprio quelle donne che presumeva di voler tutelare, come opportunamente evidenziato da Susanna Donatella Campione, senatrice di Fratelli d’Italia eletta in Toscana. D’altra parte, «se un intervento pubblico nasce con l’obiettivo di favorire l’occupazione femminile, le destinatarie dovrebbero essere solo le donne, senza accorpare categorie differenti», ha aggiunto ancora nel merito la stessa senatrice.
La denuncia di Pro Vita & Famiglia
«La Regione cancella donne con quote per “trans” e “non binari” in bando da 128mila euro», ha invece subito denunciato Pro Vita & Famiglia all’indomani della pubblicazione del bando della Regione Toscana per la formazione professionale nel settore tessile. Relativamente alla quota di posti ‘gender free’, infatti, tale concorso «cancella e discrimina le donne, equiparandole a “persone trans” e a chiunque si senta “non binario”, e farlo in un bando con 128mila euro è uno scandalo politico oltre che ideologico», aveva affermato Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia, nel commentare i criteri di selezione del bando. L’associazione aveva inoltre sottolineato che in questo modo «non solo si nega l’identità femminile, ma si calpestano i diritti delle donne poiché la categoria “non binario” è puramente autoassegnata, priva di qualsiasi riconoscimento giuridico nel nostro ordinamento e, di conseguenza, chiunque potrebbe dichiararsi tale per accedere alla corsia preferenziale, rendendo di fatto la riserva aperta a tutti tranne che proprio alle donne. Un bando arbitrario e ideologico dell’amministrazione Giani, che chiediamo di ritirare immediatamente: i concorsi pubblici, e i soldi dei cittadini, devono servire a formare lavoratori, non a imporre l’agenda Lgbt che offende e calpesta i diritti delle donne e il buon senso».
Una vittoria (anche) di Pro Vita & Famiglia
Ecco quindi che a seguito delle polemiche sollevate in Giunta regionale e da Pro Vita & Famiglia, la quota prevista di posti riservati a «donne, persone non binarie e transgender» nell’ambito del bando C’è stoffa per tutti è stata alla fine cancellata. «Sulle modalità operative di verifica l’agenzia capofila ha chiesto di poter attuare delle correzioni sulla formulazione iniziale, in quanto sono state individuate alcune criticità nelle attività di valutazione preliminare. La Regione, nel rispetto delle disposizioni normative vigenti, valuterà con criteri riscontrabili la congruità dei requisiti», ha dichiarato pochi giorni fa l’assessore regionale al Lavoro Alberto Lenzi, nel rispondere a un’interrogazione presentata da Fratelli d’Italia. In sostanza, quindi, la Giunta fa sapere che si tratta di un vero e proprio ripensamento da parte dell’agenzia capofila, ovvero Ambiente Imprese scrl, la quale avrebbe quindi già richiesto di «poter aggiornare le locandine relative ai percorsi ancora aperti alle iscrizioni», ossia il primo e il terzo percorso. La stessa agenzia avrebbe dunque ammesso «di aver rilevato di non disporre di strumenti oggettivi per attuare tale previsione, ritenendo che tale formulazione potesse non essere oggettivamente applicabile». Di qui, alla fine, «è stata proposta, e accettata da parte degli uffici regionali, una diversa formulazione della locandina, limitando la previsione della riserva del 50% alle donne per la promozione delle pari opportunità e dell’equilibrio di genere».
Tale vicenda testimonia dunque che le numerose denunce e petizioni di Pro Vita & Famiglia – per quanto siano purtroppo spesso osteggiate in special modo dall’area liberalprogressista e sedicente democratica – riescono concretamente a incidere e scalfire l’ideologia gender e, di conseguenza, impedendo al ‘pensiero unico’ di imporre l’agenda Lgbt, a ottenere gli esiti attesi.