06/02/2026 di Redazione

Stasera al via le Olimpiadi di Milano Cortina. Sullo sfondo la decisione del CIO sugli atleti transgender

Questa sera allo Stadio San Siro di Milano, con la Cerimonia di inaugurazione, inizieranno ufficialmente le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, anche se le primissime gare sono già iniziate due giorni fa. L’Italia sarà dunque sotto i riflettori del mondo intero e l’avvio dei Giochi rappresenta non solo una grande festa sportiva, ma anche un’occasione per riflettere su un principio fondamentale che dovrebbe essere alla base di ogni competizione: l’equità. Parlare di Olimpiadi significa infatti parlare di regole giuste, di non discriminazione reale e di tutela di tutti gli atleti, in particolare delle donne, che negli ultimi anni sono state sempre più spesso messe in pericolo e penalizzate dalle pressioni di chi vorrebbe consentire la partecipazione di persone transgender, cioè di uomini biologici, in gare e competizioni femminili.

Nessun caso, ma il nodo resta aperto

A Milano Cortina, almeno allo stato attuale, non emergono segnali di una partecipazione di atleti transgender alle gare femminili, come invece è accaduto in altre manifestazioni sportive internazionali che hanno suscitato forti polemiche. Questo dato, tuttavia, non chiude affatto la questione, ma anzi la fa diventare di estrema attualità perché proprio le Olimpiadi riportano all’attenzione un tema che resta aperto e irrisolto a livello globale. Il Comitato Olimpico Internazionale ha infatti annunciato l’intenzione di rivedere le regole sull’ammissibilità degli atleti transgender, con un pronunciamento atteso proprio in questi primi mesi del 2026. Secondo quanto emerso nei mesi scorsi, la decisione dovrebbe arrivare subito dopo o forse addirittura anche durante lo svolgimento dei Giochi, con la possibilità che proprio Milano Cortina diventi uno spartiacque fondamentale in un dibattito che riguarda il futuro stesso dello sport, quello femminile in particolare.

Un rischio reale per le donne

Ma veniamo al punto e ricordiamo il nodo cruciale dell’intera questione: consentire la partecipazione di atleti transgender nelle competizioni femminili comporta rischi concreti e ben documentati per le atlete. Le differenze biologiche tra uomini e donne, legate soprattutto allo sviluppo fisico maschile, non vengono cancellate dalla transizione o da trattamenti ormonali e continuano a incidere in modo significativo su forza, velocità, resistenza e struttura corporea. In molte discipline questo si traduce in un vantaggio competitivo evidente e, nei casi più eclatanti, in un aumento dei pericoli per la salute e l’incolumità delle atlete. Lo sport perde così il suo senso più autentico e la dignità sportiva - oltre che la salute - delle donne viene compromessa. Difendere lo sport femminile significa invece garantire pari condizioni di gara, sicurezza e rispetto, senza sacrificare la realtà biologica sull’altare dell’ideologia Lgbtqia+.

L’impegno di Pro Vita & Famiglia

Su questo tema Pro Vita & Famiglia è impegnata da tempo con determinazione e chiarezza, e porta avanti costantemente un’azione pubblica a difesa delle donne e dell’equità nello sport. In particolare dalle Olimpiadi di Parigi 2024, a seguito dell’ormai famoso caso dell’atleta Imane Khelif, pugile tunisina sulla carta donna ma con altissimi livelli di testosterone e per questo più volte esclusa da altre competizioni, ma che invece a Parigi non solo gareggiò ma vinse la medaglia d’oro letteralmente surclassando sul ring tutte le sue avversarie. Da allora l’associazione ha promosso una specifica petizione popolare - che ad oggi ha raccolto oltre 25.000 firme - per chiedere esplicitamente al Comitato Olimpico Internazionale e al CONI di proteggere le donne dalle conseguenze dell’ideologia del politicamente corretto, dunque vietando la partecipazione di transgender negli sport femminili per far rispettare i valori della Carta Olimpica di fratellanza, solidarietà e soprattutto fair-play. Tra l’altro - è notizia di ieri - proprio Imane Khelif è ritornata sull’argomento, in un’intervista rilasciata al quotidiano sportivo francese L’Équipe, ribadendo di «essere una donna» ma allo stesso tempo ammettendo di aver «seguito una terapia ormonale per abbassare i livelli di testosterone per le competizioni» e anche confermando di possedere il gene SRY, situato sul cromosoma Y, che indica la mascolinità.

Ecco perché le Olimpiadi invernali di Milano Cortina che iniziano questa sera, e che si prefiggono innanzitutto di celebrare i valori olimpici, saranno un’occasione, anche per Pro Vita & Famiglia, di ribadire che non può esistere vera giustizia sportiva senza il rispetto della realtà e senza una protezione concreta di tutti gli atleti, soprattutto delle donne.

 

 

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