Si avvicina l’impegno elettorale per i cittadini di Marche e Valle d’Aosta che saranno chiamati alle urne i prossimi 28 e 29 settembre (le Marche) e solo il 28 settembre (la Valle d’Aosta) per rinnovare le istituzioni regionali. Un appuntamento che tocca direttamente temi fondamentali come la tutela della vita, il sostegno alla famiglia e la libertà educativa dei genitori. In un tempo in cui la cultura dominante mette in discussione i valori più profondi della nostra società, la scelta di chi governerà le Regioni nei prossimi anni avrà un impatto decisivo, appunto, anche sul terreno delle politiche sociali, sanitarie ed educative. Ecco perché - come ogni tornata elettorale - Pro Vita & Famiglia ha sottoposto il suo Manifesto valoriale ai candidati, proprio per raccogliere il loro impegno a difendere, se eletti, la vita, la famiglia e la libertà educativa.
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Come e quando si vota
Nelle Marche si voterà domenica 28 settembre dalle ore 7 alle 23 e lunedì 29 dalle ore 7 alle 15. Gli elettori potranno scegliere il Presidente della Regione e i consiglieri regionali, compilando una scheda che riporta i nomi dei candidati presidenti e delle liste collegate. Non è previsto il voto disgiunto, ma si possono esprimere fino a due preferenze per i consiglieri, a patto che siano di genere diverso. In Valle d’Aosta, invece, si voterà soltanto domenica 28 settembre, dalle ore 7 alle 23. In questo caso non si elegge direttamente il Presidente della Regione, ma i 35 consiglieri del Consiglio della Valle, che successivamente indicheranno con voto interno il Presidente. Gli elettori valdostani potranno esprimere fino a tre preferenze, rispettando sempre l’alternanza di genere.
La ricandidatura di Acquaroli
Nelle Marche la sfida principale sarà tra il presidente uscente Francesco Acquaroli, sostenuto dal centrodestra unito, e Matteo Ricci, candidato del centrosinistra con l’appoggio di PD, M5S e altre forze progressiste. Accanto a loro correranno candidati di formazioni minori, ma l’attenzione resta puntata sulla possibilità che Acquaroli ottenga un secondo mandato alla guida della Regione. Ricordiamo che fu proprio l’attuale presidente che, ad aprile 2024, partecipò ad Ancona al convegno “In Principio era Persona”, promosso da Pro Vita & Famiglia nonostante le polemiche e i pressanti inviti a non partecipare. Scelse comunque di portare un saluto istituzionale, ribadendo la necessità di garantire un autentico pluralismo nel dibattito pubblico. «Mi avevano consigliato di non venire – dichiarò Acquaroli – ma sono qui per difendere la libertà di opinione e di espressione». La sua presenza rappresentò quindi un gesto di coraggio e di rispetto verso le famiglie marchigiane, sottolineando l’importanza del confronto sui temi della vita e della dignità umana fin dal concepimento. In Valle d’Aosta, invece, lo scenario elettorale è più complesso: qui il voto proporzionale, con tante liste in campo, renderà decisivo il gioco delle alleanze successive. Le storiche forze autonomiste come l’Union Valdôtaine cercano di rafforzare il loro peso, ma anche il centrodestra unito punta a conquistare seggi determinanti. Al termine dello scrutinio i 35 consiglieri eletti dovranno esprimere a maggioranza assoluta il nuovo Presidente della Regione.
Un importante test elettorale
Ogni appuntamento elettorale diventa anche il momento in cui gli elettori possono premiare o meno alleanze, coalizioni e candidati sulla base degli impegni presi riguardo ai valori fondamentali della vita, della famiglia e della libertà educativa. In questa tornata elettorale regionale, tali questioni assumono un rilievo ancora maggiore, soprattutto se pensiamo – purtroppo – alle iniziative discutibili che alcune Regioni hanno portato avanti negli ultimi mesi proprio su temi di carattere etico e valoriale. Basti citare la Toscana, chiamata al voto a ottobre, e la Sardegna, che hanno approvato normative sul fine vita aprendo di fatto al suicidio assistito. O ancora la stessa Toscana, insieme all’Emilia-Romagna e ad altre realtà locali, che hanno proseguito nella direzione voluta dall’allora ministro Speranza già nel 2020: rendere l’aborto farmacologico sempre più accessibile, anche a domicilio, come se fosse un semplice analgesico. Senza dimenticare lo scandalo che ha interessato l’Ospedale Careggi di Firenze, dove sono state riscontrate gravi mancanze nei protocolli obbligatori di supporto psicologico e psichiatrico ai minori, prima della somministrazione del farmaco bloccante della pubertà, la Triptorelina. In contrapposizione, altri casi hanno invece rappresentato esempi luminosi di difesa della vita: basti pensare alle politiche familiari e pro natalità promosse dalla Regione Piemonte, oppure alla decisione del Veneto di bloccare, pochi mesi fa, una proposta di legge regionale sul fine vita.
Tutto questo dimostra come le prossime elezioni abbiano un peso determinante proprio sui temi valoriali. Per questo motivo, come avviene ormai da anni, Pro Vita & Famiglia ha colto l’occasione della campagna elettorale per proporre ai candidati la sottoscrizione di un Manifesto Valoriale che racchiude i principi non negoziabili da difendere e promuovere.
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I punti del manifesto di Pro Vita & Famiglia
Il fatto che decine di candidati abbiano già sottoscritto - e lo stanno ancora facendo - il manifesto di Pro Vita & Famiglia rappresenta da un lato una confortante conferma di quanto la onlus sia oggi ormai ascoltata lungo la penisola – anche nel mondo delle istituzioni -, dall’altro accresce la possibilità, per chi abbia a cuore determinati valori, di incidere sulla scena politica del nostro Paese, non solo fermando certe derive ideologiche ma anche portando avanti proposte concrete che vadano nella direzione opposta. Il Manifesto elettorale, infatti, impegna i firmatari, se eletti, a svolgere le loro funzioni in accordo con i valori dell’associazione su sei fronti: la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale; il sostegno e il rafforzamento delle politiche per la famiglia; il contrasto all’utero in affitto; la promozione della libertà educativa dei genitori; lo stop a finanziamenti pubblici a iniziative che portano avanti l’ideologia gender e Lgbtqia+; il contrasto all’iper-sessualizzazione e all’iper-digitalizzazione dei minori.