20/05/2026

Amministrative 2026. Pistoia: intervista alla candidata Capecchi (FdI)

Francesca Capecchi, classe 1991, docente di ruolo della scuola secondaria di primo grado, è consigliera comunale e provinciale dal 2017 a Pistoia nella lista di Fratelli d’Italia ed è candidata al consiglio comunale.

 

Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?

«Ho deciso di impegnarmi in politica per rendere un servizio alla comunità nella quale vivo e per poter prendere parte attiva alle decisioni per lo sviluppo della società pistoiese. Io provengo da unafamiglia di estrazione cattolicae ho sempre condiviso quei valori insieme a quelli politici del centrodestra».

L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico. Quali strumenti ha a disposizione un Comune e quali proposte concrete sosterrà per agevolare la natalità anche garantendo alternative all’aborto?

«Credo che dobbiamo sostenere le giovani famiglie con programmi concreti per lo sviluppo del lavoro e la garanzia di una casa; parallelamente, attraverso consultori ed enti del terzo settore, sostenere le madri e accompagnarle durante il percorso della gravidanza sia da un punto di vista sanitario, che sociale e psicologico».

Se eletta, si impegna - laddove possibile per un Comune - a incentivare l’assistenza a malati e fragili e dunque anche alle cure palliative, agli hospice e all'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?

«Mi impegnerò per sostenere le cure palliative, l’assistenza domiciliare e gli hospice».

In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio comunale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?

«La famiglia è il pilastro su cui si basa la società e va tutelata. Dobbiamo implementare le misure per quanto riguarda gli asili nido gratuiti e costruire un piano casa per le famiglie in difficoltà».

Sapeva che le associazioni LGBTQUIA+ o “trans-femministe” si fanno promotrici di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcuni Comuni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronto a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda LGBTQUIA+?

«Sì,miimpegnerò per difendere la libertà educativa dei genitori».

 

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