08/03/2017

Sentinelle in Piedi a Trento: un centinaio davanti al Tribunale

Erano circa un centinaio, in una mattina di un giorno lavorativo: in piedi, distanziate l’una dall’altra qualche metro, in silenzio, perlopiù intente a leggere un libro le Sentinelle in Piedi che hanno vegliato davanti al Tribunale di Trento. Tra  loro anche il senatore Carlo Giovanardi, salito appositamente in giornata da Roma.

A garantire la manifestazione, che si è svolta in maniera assolutamente pacifica e non ha registrato contestazioni, un nutrito dispiegamento di forze dell’ordine.

Il giorno non è stato scelto a caso: l’8 marzo, Festa della donna, le Sentinelle in Piedi si sono alzate per affermare pubblicamente la loro contrarietà all’ordinanza della Corte di Appello di Trento datata 23 febbraio che ha dato ragione a una coppia gay che chiedeva di trascrivere in Italia l’atto di nascita di due gemelli – ottenuti all’estero attraverso la pratica dell’utero in affitto – nel quale i bambini figurano come figli di “due padri”, nonostante l’assenza di legame genetico con uno dei due committenti.

Un’ordinanza assolutamente al di sopra delle righe, che infatti è stata impugnata dal Pm e finirà in Cassazione.

E un’ordinanza lesiva nei confronti delle donne e del diritto dei bambini ad avere una madre. Tutta questa vicenda, infatti, si regge sulla pratica dell’utero in affitto: una moderna forma di schiavitù che vede una donna sfruttata – poco importa se dietro compenso economico – per portare in grembo un figlio che le verrà strappato dal seno appena nato e che concepisce i bambini come “merce” da ordinare e comprare a piacimento, senza curarsi del fatto che li si mette al mondo già orfani di madre.

«La mamma non si cancella», ribadiscono di fronte a tutto questo le Sentinelle in Piedi. «Scendiamo in piazza in una giornata particolare, quella dell’8 marzo, la festa della donna. Che il mondo oggi pretende di celebrare annientando la sua vocazione primaria, quella di madre, di grembo che genera, di seno che nutre, di mamma che cresce. Che senso ha oggi celebrare la donna senza denunciare chi le donne le rende schiave usando una parte del corpo – l’utero – per produrre un bambino e impossessarsene strappandolo alla madre stessa? Non è questa forse la più abominevole delle violenze di fronte a cui, oggi più che mai, dovremmo alzarci tutti, scendere in piazza e dire “no”? Se non ci mobilitiamo per difendere la grandezza della maternità, se non ci mobilitiamo per i bambini e per il diritto ad affermare questa grandiosa verità che ci precede, per cosa lo faremo?».

No all’utero in affitto, no alla negazione del diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre e no alla menzogna legittimata per legge, da un tribunale.

La verità è che solo l’unione tra un uomo e una donna può generare una nuova vita, che piaccia o no. Non è più così scontato, per alcuni? Le Sentinelle in Piedi non si stancheranno di affermare che «Le foglie sono verdi in estate». E anche se, com’è successo a Trento, la Questura negherà l’uso del megafono per il discorso iniziale e finale, le Sentinelle non demorderanno: «La Questura ci ha chiesto – ha affermato nel discorso di chiusura la portavoce – di non utilizzare il megafono per non disturbare il lavoro del tribunale... Ma di quale lavoro parliamo? Di chi disattende le leggi anziché applicarle correttamente? Allora è nostro dovere disturbare il tribunale. È nostro dovere disturbare le coscienze di tutti e richiamarli al loro dovere. Lo abbiamo fatto senza megafono come richiesto, perché noi la legge la rispettiamo, ma la nostra voce è forte comunque perché è la voce della verità!».

Teresa Moro



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