Sempre più numerosi gli stupri ispirati da pornografia

Il mercato del sesso – sia reale che virtuale – è in costante espansione in tutto il mondo e la pornografia continua a mietere vittime. Non parliamo solo della vita interiore dei tanti consumatori di questo veleno: è un danno già grave ma destinato a espandersi anche al di fuori della loro vita privata, arrivando a distruggere l’esistenza di molte donne. Lo abbiamo già evidenziato: la pornografia abbrutisce l’uomo e questa degradazione non rimane senza conseguenze sul piano sociale. Il bruto vive solo di istinti e l’uomo ipersessualizzato della società contemporanea, preda delle sue pulsioni animali, non differisce molto dal primo.

Mari Marcel Thekaekara, attivista indiana per i diritti umani e presidente del Capitolo Nilgiris della All India Women’s Conference, ha recentemente scritto un editoriale su The Guardian dal titolo: La violenza sessuale è la nuova normalità in India – e la colpa è della pornografia. Riferisce di aver parlato con un assistente sociale nella provincia del Jharkhand, il quale osserva che «lo stupro è ormai dilagante»; ma perché? La risposta è data nel titolo che offre già la conclusione dell’articolo. Però – dobbiamo notare – la Thekaekara non risale fino alla causa prima del fenomeno. Scrive infatti: «I miei amici liberali hanno combattuto per le libertà civili e la libertà di espressione nel corso degli anni. Come giornalista lo sostengo. Ma gli attivisti di base come me sono sempre più stanchi dei liberali che lottano per la libertà di guardare un porno violento e sadico».

Il nodo del problema è tutto qui: come si fa a contestare la libera circolazione della pornografia senza mettere in discussione la radice malata del libertarismo radicale? Se è concepibile una libertà senza verità, chi stabilisce se è stato oltrepassato il limite? Insomma, se ammettiamo la legittimità della sessualità al di fuori della sua dimensione naturale, non abbiamo più alcuno strumento concettuale per denunciare la violenza e il sadismo della pornografia che figura, in questo quadro, come una delle tante forme della libertà di espressione.

Qualcuno dirà che questi risultati sono i prodotti di quelle società sessualmente represse a causa della forte influenza religiosa. In realtà, come ha sottolineato John Foubert, docente presso la Union University del Tennessee e autore di una vasta meta-analisi sulla pornografia intitolata Porn Harms (I danni del porno), oltre 50 studi hanno stabilito una connessione tra pornografia e violenza sessuale. Da consultare, tra i nostrani, Pornolescenza.

A questo punto, chiede LifeSiteNews, e noi con loro, non è forse il momento di iniziare a trattare la pornografia come qualsiasi altra sostanza tossica?

Vincenzo Gubitosi

Fonte:
LifeSiteNews

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