22/05/2019

Sciopero del sesso contro i pro life, ma le femministe si indignano

L’attrice Alyssa Milano, una delle più importanti attiviste di #Me Too (movimento contro le molestie sessuali e la violenza sulle donne, diffuso sui social per denunciare le violenze sessiste dopo le accuse contro il produttore cinematografico Harvey Weinstein), ha lanciato ufficialmente lo sciopero del sesso, con l’hashtag #SexStrike.

Il motivo di protesta, stavolta, è la nuova legge contro l’aborto introdotta in Georgia, che vieta alle donne l’interruzione di gravidanza non appena sia possibile individuare il battito del feto (cosa che, di solito, avviene intorno alle sesta settimana di gestazione). Alyssa Milano e tutte quelle che hanno aderito alla protesta, hanno sottolineato come spesso le donne si accorgano di aspettare un bambino solo intorno all’ottava o nona settimana e quindi come, di fatto, questa legge andrebbe a vietare l’aborto tout court.

Per questo l’attrice quarantaseienne ha cinguettato su twitter: «I nostri diritti sulla riproduzione sono stati cancellati. Fino a quando le donne non avranno il controllo legale sui propri corpi, noi non possiamo rischiare di rimanere incinte. Unitevi a me, non facciamo sesso fino a quando non riavremo indietro la nostra autonomia sul corpo. Lancio un appello per lo sciopero del sesso (#SexStrike). Passa parola». Il messaggio è stato condiviso da circa 40 mila utenti, in pochi minuti. Ma tutto questo fa sorgere una domanda: in nome della libertà di gestire il proprio corpo autonomamente è giusto farne uno strumento per una battaglia politica? O anche questa è una forma di assoggettamento ideologico?

Persino le femministe protestano, affermando che questo tipo di sciopero è “sessista”, in quanto priverebbe il genere femminile del piacere sessuale e rappresenterebbe la conferma che le donne hanno rapporti sessuali solo per far piacere agli uomini. Ma l’attrice ha risposto che «la storia dimostra quanto sia efficace lo sciopero del sesso» e immediatamente sulla rete sono comparsi riferimenti vari e in alcuni casi si è andati a scomodare addirittura Aristofane e la commedia Lisistrata (in cui le donne cacciano i mariti dai loro talami fino a che non interrompano la guerra). Ma considerato il tripudio di leggi antiabortiste proposte e, in alcuni casi, approvate in America in questo periodo, ci viene da dire che, forse, ci vuole ben altro per far desistere i pro life!

Manuela Antonacci

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