10/10/2023 di Luca Marcolivio

Sasso (Lega) a Pro Vita & Famiglia: «Per il gender ho usato il termine “porcheria” e non lo rinnego»

A volte, in politica, come altrove, contano più le parole e la forma rispetto alla sostanza delle cose. Ne sa qualcosa l’onorevole Rossano Sasso (Lega), attaccato nei giorni scorsi per aver definito «porcherie» le finalità di una mozione (poi bocciata) proposta dal Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati che chiedeva introduzione dell’«insegnamento dell’educazione affettiva e sessuale» alle scuole elementari e medie. Una bagarre che, indipendentemente da quanto possa essere stata opportuna o meno l’espressione dell’ex sottosegretario all’Istruzione, ha finito per oscurare la vera essenza del problema: l’educazione sessuale indirizzata a bambini dai sei anni in su è utile e opportuna? Secondo Sasso non lo è affatto, come lui stesso ha spiegato in un’intervista a Pro Vita & Famiglia.

 

Onorevole Sasso, cosa è successo esattamente venerdì scorso a Montecitorio?

«Stavamo discutendo alcune mozioni presentate sia dalla maggioranza, sia dell’opposizione. La maggioranza ne aveva presentata una unitaria, le opposizioni ne avevano presentata una per ciascun partito. Quanto alla maggioranza, si trattavano quelle che, secondo noi, avrebbero dovuto essere le linee guida per il diritto allo studio e per la scuola in genere. A dir la verità il governo aveva mostrato qualche segno di apertura recependo alcuni punti dalle mozioni di tutti i partiti, mentre il M5S avrebbe voluto l’educazione sessuale a partire dalla prima elementare. A quel punto, avrei potuto far finta di niente, dal momento in cui, con la nostra maggioranza, non sarebbe passata. Ciononostante, ho ritenuto opportuno riportare al centro del dibattito alcune teorie rispetto alle quali il Movimento 5 Stelle ha offerto il punto terminale per tutta una serie di riflessioni che sono state recepite sia dall’Unione Europea che dall’Organizzazione Mondiale della Sanità».

In quell’occasione, lei ha fatto la sua dichiarazione di voto, pronunciando quell’espressione che tanto ha fatto discutere…

«Chiaramente mi è sfuggito un termine che non sarà elegantissimo, tuttavia, posso dirle che neanche venti minuti prima, un esponente del M5S aveva definito i parlamentari di maggioranza dei “cani al guinzaglio dei poteri forti” e nessuno era stato redarguito. Io, per aver definito “porcherie” i tentativi di infiltrazione nelle nostre scuole di determinate teorie, ho subito le proteste dei colleghi, allora ho utilizzato dei sinonimi, ribattendo al presidente di turno, del Partito Democratico [Anna Ascani, ndr] – che mi aveva redarguito con veemenza – che non si trattava di offese personali ma di qualcosa di riferito a determinate attività. Da quel momento in poi è successa una cosa molto bella…».

Quale?

«Alla mia e-mail istituzionale sono arrivati tanti messaggi anche da parte di gente che non ha votato né me né il centrodestra ma che sentiva di condividere con me l’inopportunità di inserire come urgenza per il Paese, nell’ambito del diritto allo studio, l’insegnamento dell’educazione sessuale. Attenzione, però: io non sono contrario all’educazione sessuale in sé e per sé. Può andar bene dai 14-15 anni per dare informazioni o per fare prevenzione. Quando, però, l’Organizzazione Mondiale della Sanità mi dice che la scuola dovrebbe invitare il sedicente tecnico esterno per avviare bambini di quattro anni alla scoperta dei genitali o al piacere della masturbazione infantile, io, da padre, prima ancora che da politico o da insegnante in aspettativa, ovviamente sono del tutto contrario. Per fortuna, ho notato che moltissimi genitori la pensano come me: mi sembra ovvio e ci mancherebbe altro, anche perché non bisogna essere pedagogisti per capire certe cose. Ci sono varie scuole di pensiero e ribadisco di non avere nulla contro l’educazione all’affettività, tanto è vero che c’è una proposta di legge della Lega proprio in quell’ambito, al fine di evitare la violenza di genere. Siamo assolutamente più che disponibili a una discussione su questo ma se devo parlare di educazione sessuale, voglio sapere in che modo e in che termini, fermo restando che certamente non posso farlo con bambini di sei anni».

A posteriori, Lei ripeterebbe l’espressione “porcherie” in un dibattito di quel tipo?

«Indubbiamente il mio intervento avrà infastidito qualcuno. È probabile che le mie parole possano aver creato imbarazzo ad altri colleghi con una linea di partito diversa. Mi hanno attaccato con tutti gli epiteti possibili e immaginabili. Ho subito attacchi da parte di determinate associazioni ma questo ci sta. È chiaro che mi assumo la responsabilità di quello che ho detto e non ritiro il termine. Forse sarò stato inelegante ma quell’aula ne ha viste e vissute di tutti i colori, quindi ribadisco: per me i tentativi di ipersessualizzazione nei confronti di bambini di sei anni restano porcherie. Ricordo che, quando ero sottosegretario all’Istruzione, stoppai le linee guida di una fantomatica associazione che aveva il patrocinio della Regione Lazio e che, in seguito scoprimmo che aveva anche falsificato il patrocinio dell’Ospedale San Camillo, allo scopo di formare i nostri insegnanti affinché fossero pronti a propagandare l’ideologia di genere».

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