Nell’Occidente dei “nuovi diritti” trovano spazio molte, moltissime libertà. Fuorché, a quanto pare, una: essere pro life. Se manifesti la tua identità antiabortista, infatti, sempre più spesso rischi. Come mai? Semplice. Perché stanno prendendo piede – e in molti Paesi lo hanno già fatto – le cosiddette buffer zones, «zone cuscinetto» in cui è vietato «influenzare, informare, esprimere opinioni». Le «zone cuscinetto» sono ampiamente diffuse, ormai, in Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda del Nord, Germania e Spagna. La faccenda è talmente seria che, nel giro di qualche anno, sono già scattate denunce e in alcuni casi arresti. Qualche esempio?
I casi più eclatanti
Nel Regno Unito il 24 novembre 2022 il cinquantenne Adam Smith-Connor è stato accusato di aver pregato in una «zona cuscinetto». Dopo aver spiegato agli agenti di polizia che stava pregando per il suo primo figlio – morto a causa di un aborto volontario – gli è stata notificata una multa di 100 sterline. Sanzione ritenuta illegittima da Smith-Connor, che si è rifiutato di pagarla. Nell’ottobre 2024, il tribunale ha condannato Smith-Connor a una libertà vigilata condizionale e lo ha obbligato a pagare 9.000 sterline di spese processuali. Non molto diversa è la più recente vicenda che, in Irlanda del Nord, ha visto un pastore battista in pensione di 78 anni, Clive Johnston, condannato lo scorso maggio da un giudice distrettuale del tribunale di Coleraine. La sua colpa? Il 7 luglio 2024 il religioso aveva tenuto un breve sermone domenicale – osando citare Giovanni 3:16 («Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna») – in una «zona cuscinetto» istituita attorno all’ospedale Causeway di Coleraine, struttura in cui si praticano aborti. Questo il suo commento: «Sono rimasto profondamente rattristato dal verdetto. A 78 anni, non avrei mai immaginato di uscire da un’aula di tribunale con una condanna penale per aver predicato il Vangelo. Ma al di là dell’impatto personale, la mia preoccupazione principale è ciò che questo rivela sullo stato delle libertà fondamentali». Parole che è difficile non sottoscrivere.
La denuncia di Pro Vita & Famiglia
Per denunciare questa situazione internazionale, lo scorso maggio si è tenuto alla Camera dei deputati, presso la Sala Regina, l’incontro “Il Grande Bavaglio”, promosso da Pro Vita & Famiglia, l’evento ha visto la presenza di politici, giornalisti, avvocati, attivisti dei diritti umani e testimoni diretti della persecuzione del politicamente corretto, moderato dal giornalista Francesco Borgonovo. Era presente, restando in tema, anche Livia Tossici-Bolt, scienziata pro life condannata nel Regno Unito con una multa da 20.000 sterline per aver sostato in silenzio davanti a una clinica abortiva con soltanto un cartello con il messaggio: «Sono qui per parlare. Se vuoi». Un invito al dialogo che è impossibile trovare oltraggioso, ma nell’Occidente dei “nuovi diritti” tutto è possibile. Ciò detto, sarebbe ingenuo pensare che, siccome in Italia non ci sono le «zone cuscinetto», tutto vada bene. In primo luogo perché qualcuno ha già proposto anche da noi le «zone cuscinetto»; basti pensare che, nel marzo 2024, un consigliere comunale del Pd di Brescia aveva presentato un’apposita interrogazione per chiedere l’applicazione del Daspo urbano (il divieto di accesso a determinate aree della città per chi «ponga in essere condotte che ne limitano la libera accessibilità e fruizione») agli «anti-abortisti», si leggeva nel testo, perché «mettono a rischio l’accesso ai servizi erogati dal presidio sanitario». Dunque, occhio ad abbassare la guardia: perché le buffer zones non sono così lontane.
La Campagna “E io Parlo!”
Ma al di là delle «zone cuscinetto», un divieto dal sapore orwelliano c’è già anche da noi, nel nostro ordinamento. Si tratta di quello introdotto nel 2021 nel silenzio generale, allorquando è stata approvata una norma – l’art. 23 comma 4-bis del Codice della Strada – che vieta l’esposizione di manifesti ritenuti «offensivi», «lesivi» o «discriminatori» di concetti ambigui, come l’identità di genere. Una disposizione in nome della quale diverse campagne di Pro Vita & Famiglia sono state già censurate; per questo è stata promossa una petizione – che è possibile sottoscrivere – affinché ci si decida a cancellare questa norma solo apparentemente innocua ma, di fatto, utile solo come bavaglio contro chi ha la colpa, si fa per dire, di voler ribadire i diritti del concepito e quel pensiero che oggi pare così pericoloso quale è quello della differenza sessuale, del fatto che si nasca maschi o femmine e del diritto dei bambini ad avere un padre e una madre.