05/08/2026 di Francesca Romana Poleggi

Alois del Liechtenstein, un vero principe

Il Principe Alois pone il veto alle leggi contro la vita dei suoi cittadini più fragili e indifesi.

Nel Liechtenstein, una monarchia costituzionale di 160 Km quadrati con uno dei più alti standard di vita in Europa, l'aborto è illegale, con limitatissime eccezioni (quando la vita della donna è a grave rischio o in caso di violenza sessuale). Anche la pubblicità pro l'aborto è soggetta a restrizioni. Ha una popolazione di 40.000 abitanti, di cui la metà circa sono donne: pare che meno di 40 (lo 0,1%) di esse si rechi ogni anno in Svizzera o in Austria per sopprimere un figlio indesidarato. Non è un lungo viaggio, purtroppo per loro.
 
I tentativi di legalizzare l'aborto sono finora falliti a causa delle ferme convinzioni pro-vita della famiglia reale del Liechtenstein, una dinastia antica, che risale al  XII secolo. Nel Seicento il sovrano del Liechtenstein è divenuto Principe del Sacro Romano Impero, e dallo scioglimento di questo, nel 1806, il piccolo Stato mitteleuropeo è autonomo.
Il Principe regnante, Giovanni Adamo II (Hans Adam II), classe 1945, nel 2004 ha affidato la reggenza al figlio, Luigi (Alois), classe 1968.
 
Il Principe Alois "si frappone"
 
Nel 2012, quando fu proposto un referendum sulla legalizzazione dell'aborto fino alla dodicesima settimana di gestazione, e oltre in caso di malformazioni fetali,  il Principe Alois dichiarò che avrebbe esercitato il suo diritto di veto reale su qualsiasi legge pro  aborto. Il potere di veto reale è sancito dalla costituzione ed è stato confermato, anzi rafforzato, da un referendum popolare nel 2003 e poi nel 2013. Azioni poste in essere proprio dagli abortisti per togliere al Capo dello Stato quella prerogativa, ma che sono democraticamente e miseramente fallite: il popolo si è espresso con una nettissima maggioranza a favore del diritto di veto.
 
Quest'anno ci riprovano. Il 31 luglio gli abortisti hanno presentato una proposta di legge sostenuta da 4.970 firme (ne sarebbero bastate 1.000) a voler dimostrare che il popolo è pro aborto. Ma, come ha cupamente affermato l'attivista Gabriella Alvarez-Hummel su The Guardian, c'è un problema insormontabile: "Un principe si frappone".
 
Il ruolo del Principe, del governo, della legge: tutelare i più deboli
 
Il principe Alois appartiene a quella rarissima categoria di governanti che sente la responsabilità di proteggere i membri più vulnerabili della società, i nascituri, soprattutto quelli indesiderati. Se  il Parlamento superasse il suo veto, Alois sarebbe disposto a lasciare immediatamente il regno. 
 
Finalmente un principe degno del suo ruolo.
Oggi che le principesse hanno il pisellino e gli uomini devono vivere nella vergogna e nella colpa di essere maschi (bianchi e cristiani), plaudo convintamente allo "stereotipo" del Principe senza macchia e senza paura che con la spada sguainata difende  donne e bambini. 
 
Perché opporsi alla legalizzazione dell'aborto vuol dire non solo salvare le vite dei piccoli, ma anche la salute fisica e mentale delle madri.
 
Già mi bollano come integralista, medievale e "patriarcale". Ora mi accuseranno anche di essere monarchica? Non mi interessa minimamente. La verità è questa:  le leggi che consentono l'aborto non solo sono "non-leggi", perché contrarie al diritto naturale (lo diceva anche Marco Tullio Cicerone), ma sono le norme più antifemministe degli ultimi decenni.  
 
 
 
 
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