17/08/2026 di Francesca Romana Poleggi

Aborto e salute mentale: cosa dice davvero la scienza

Il termine “negazionismo” ben si addice al dibattito sulle conseguenze dell’aborto. Si nega, infatti, contro ogni evidenza scientifica che l’aborto uccida un figlio, si nega che nel grembo materno sia presente e vivo un essere umano, che è tale fin dal momento del concepimento.

Si nega che l’aborto sia un evento fortemente traumatico per la madre. Il trauma fisico e psichico che le donne devono affrontare viene sepolto sotto una spessa coltre di silenzio omertoso. Basterebbe un po’ di buonsenso per capire che se si prende coscienza della verità, il lutto si può elaborare e, con più o meno tempo, più o meno faticosamente, se ne viene fuori. Del resto si sa: la verità rende liberi. Quando il lutto, invece, viene negato (perché, per esempio, “era solo un grumo di cellule”), la ferita non si rimargina, il dolore non si comprende e subentrano problemi mentali gravi che possono distruggere le relazioni sociali e la vita della malcapitata.

La letteratura scientifica, anche quella più recente, che negli ultimi trent’anni ha documentato la sindrome post-aborto (depressione, ansia, abuso di sostanze, disturbo da stress post-traumatico e comportamenti suicidari) viene sistematicamente ignorata dalla propaganda abortista che così dimostra chiaramente di non aver a cuore la tanto decantata salute delle donne.

Cosa descrive la letteratura scientifica

È ormai innegabile che una quota molto considerevole di donne sviluppa effettivamente una sofferenza psicologica clinicamente rilevante dopo l’aborto. Alcuni rilevano che i casi sono drammaticamente sottoriportati e che difficilmente i professionisti chiamati a curare la donna indagano o registrano eventuali aborti volontari pregressi. Altri dicono che le donne non mostrano rimpianto perché non si attende il tempo necessario alla sua manifestazione. In molti casi la sindrome postabortiva, infatti, si riscontra molto tempo, anche decenni, dopo il fatto. Ma tutti dovrebbero essere concordi su un punto: non importa quante donne soffrano. Bisogna riconoscere che questa possibilità esiste, merita attenzione e alle donne va detto che c’è.[1]

I sintomi della sindrome postabortiva sono ormai noti: depressione maggiore, disturbi d’ansia, disturbo da stress post-traumatico, sentimenti persistenti di colpa, insonnia e incubi ricorrenti, abuso di alcol e di sostanze, difficoltà relazionali, ideazione e tentativi di suicidio.[2]

Le grandi revisioni della ricerca

Tra gli studi più importanti figura la meta-analisi pubblicata nel 2011 dalla psicologa Priscilla Coleman, che ha preso in esame 22 ricerche comprendenti oltre 877.000 donne.[3]

Da questo lavoro risulta che le donne che hanno abortito presentano un rischio maggiore di sviluppare problemi di salute mentale rispetto ai gruppi di controllo, con incrementi particolarmente significativi per abuso di sostanze, depressione, ansia e comportamento suicidario. Anche David Fergusson e i suoi collaboratori, in uno studio longitudinale neozelandese seguito per oltre venticinque anni, hanno osservato un’associazione tra aborto volontario e maggiore incidenza di disturbi psichiatrici rispetto alle donne che avevano portato a termine la gravidanza.[4]

Lo stesso Fergusson, in particolare, tiene conto di variabili che di per sé potrebbero causare problemi psichiatrici (condizioni di particolare vulnerabilità, come povertà, violenza domestica, ansia e depressione preesistenti), ma ciononostante continua ad emergere un incremento statisticamente significativo dei disturbi dopo l’aborto. Studi recenti di Reardon e di tanti altri [12] dimostrano che le donne che abortiscono hanno bisogno di ricoveri ospedalieri per problemi psichiatrici molto più di quelle che partoriscono o non hanno figli. In particolare, Sullins e lo stesso Reardon [13] hanno rilevato i problemi di salute mentale a lungo termine per aborti avvenuti 20 anni prima. Anche in questi casi i ricercatori hanno tenuto conto di eventuali problemi di fragilità psicologica o sociale preesistenti all’aborto delle donne intervistate e hanno confermato che la sindrome postabortiva colpisce a prescindere da essi.

Le donne muoiono “di” aborto legale e “per” l’aborto legale

Le Relazioni ministeriali al Parlamento sulla legge 194, sempre molto avare nel registrare gli effetti collaterali e avversi dell’aborto, fino al 2022 ammettevano che “il numero delle donne morte per aborto è basso” (pag. 55). La qual cosa dovrebbe far impazzire le femministe tanto preoccupate per i femminicidi: allora le donne muoiono di aborto legale! E che vuol dire “basso”? 10, 100, 1.000? Sono donne morte che non interessano a nessuno? In questa sede ci basta sottolineare il dato: le donne muoiono di aborto legale. La sindrome postabortiva, però, comporta anche un rilevante numero di donne che muoiono per (non “di”) l’aborto legale. Tra gli aspetti più delicati vi è quello del comportamento suicidario. Diversi studi epidemiologici hanno rilevato una maggiore frequenza di ideazione suicidaria e tentativi di suicidio nelle donne che avevano abortito rispetto ad altri gruppi di confronto.[3][7]

Il Secondo e il Terzo Rapporto OPA (Osservatorio Permanente sull’Aborto) [10] richiamano una serie di studi basati sui registri nazionali e altri studi statunitensi. I più importanti, inattaccabili scientificamente, sono quelli di Gissler e altri [8], [9], basati su dati dell’anagrafe finlandese (nascite, aborti, ricoveri e certificati di morte). Da essi risulta chiaramente che la mortalità dopo aborto volontario è tre volte superiore rispetto a quella dopo il parto (83,1 vs 28,2 per 100.000) ed è anche superiore rispetto a quella delle donne non gravide. Gli autori hanno anche rilevato che dopo aborto volontario aumentano le morti per omicidio e per cause accidentali, soprattutto nelle donne tra 15 e 24 anni. Le donne che abortiscono, quindi, presentano tassi più elevati di mortalità generale.

Il dato è tristemente confermato da studi più recenti [14].

Il consenso informato

In medicina il consenso informato richiede che ogni paziente conosca benefici, limiti e possibili rischi di un trattamento. Ignorare la realtà della sindrome postabortiva significa violare questo basilare principio di civiltà e lasciare sole proprio quelle donne che avrebbero maggiormente bisogno di ascolto, sostegno e cura. Una medicina realmente centrata sulla persona non può compromettere la salute mentale e la vita delle donne per una questione ideologica. Deve invece garantire alle donne un’informazione completa, un consenso realmente informato in modo veritiero e corretto. Informare non significa spaventare. Informare significa permettere una scelta vera, realmente libera e consapevole. Senza la verità, l’aborto non è e non sarà mai una “scelta”, ma è e resterà un tragico e doloroso inganno.

 


 

Bibliografia

1.    Report of the APA Task Force on Mental Health and Abortion.

2.    State of Mind.

3.    Coleman PK. Abortion and mental health: quantitative synthesis and analysis of research published 1995–2009.

4.    David Fergusson, Horwood LJ, Boden JM. Abortion and mental health disorders: evidence from a 30-year longitudinal study. Br J Psychiatry. 2008.

5.    American Psychological Association. Report of the APA Task Force on Mental Health and Abortion. Washington DC; 2008.

6.    National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine. The Safety and Quality of Abortion Care in the United States. Washington DC; 2018.

7.    Mota NP, Burnett M, Sareen J. Associations between abortion, mental disorders and suicidal behaviour in a nationally representative sample. Can J Psychiatry. 2010.

8.    Gissler M, Berg C, Bouvier-Colle MH, Buekens P. Pregnancy-associated mortality after birth, spontaneous abortion, or induced abortion in Finland, 1987–2000. American Journal of Obstetrics and Gynecology. 2004;190(2):422-427.

9.    Gissler M et al. Injury deaths, suicides and homicides associated with pregnancy, Finland 1987–2000. European Journal of Public Health. 2005.

10. OPA, Osservatorio permanente sull’aborto, Tre Rapporti, 2021, 2023, 2024, www.osservatorioaborto.it

11. Lorenza Perfori, “Aborto: dalla parte delle donne”, La Biblioteca di Pro Vita e Famiglia 06.

12. Auger N et al. Induced abortion and implications for long-term mental health: a cohort study of 1.2 million pregnancies. J Psychiatr Res. 2025 Jul:187:304-310. doi: 10.1016/j.jpsychires.2025.05.031. Epub 2025 May 16. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0022395625003309?via%3Dihub
 Studnicki J et al. First Pregnancy Abortion or Natural Pregnancy Loss: A Cohort Study of Mental Health Services Utilization. Issues Law Med. 2024 Fall;39(2):100-116. doi: 10.70257/LZXP7816. https://issuesinlawandmedicine.com/articles/first-pregnancy-abortion-or-natural-pregnancy-loss-a-cohort-study-of-mental-health-services-utilization/
 Studnicki J et al. A cohort study of mental health services utilization following a first pregnancy abortion or birth. Int J Womens Health. 2023 Jun 15:15:955-963. doi: 10.2147/IJWH.S410798. eCollection 2023. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37342485/
 Reardon DC & Craver C (2021) Effects of Pregnancy Loss on Subsequent Postpartum Mental Health: A Prospective Longitudinal Cohort Study. Int J Environ Res Publ Health 18:2179. https://doi.org/10.3390/ijerph18042179.
 Reardon DC. A reanalysis of mental disorders risk following first-trimester abortions in Denmark. Issues Law Med, Spring 2024;39:66–75. https://issuesinlawandmedicine.com/articles/a-reanalysis-of-mental-disorders-risk-following-first-trimester-abortions-in-denmark/
 Munk-Olsen T et al. Induced first-trimester abortion and risk of mental disorder. N Engl J Med. 2011 Jan 27;364(4):332-9. doi: 10.1056/NEJMoa0905882. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21268725/

13. Sullins DP. Persistent Emotional Distress after Abortion in the United States. Int J Women’s Health Care. 2025 Sep; 10(3), 01-11. https://www.opastpublishers.com/open-access-articles/persistent-emotional-distress-after-abortion-in-the-united-states.pdf
 Reardon DC. Degrees of grief and complicated grief self-attributed to natural and induced pregnancy losses in a national population of 41–45-year-old females. J Psychosom Obstet Gynaecol. 2025 Dec 31;46(1):2503286. https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/0167482X.2025.2503286#abstract

14. Reardon DC. Suicide risks associated with pregnancy outcomes: a national cross-sectional survey of American females 41-45 years of age. J Psychosom Obstet Gynaecol. 2025 Jan;46(1):2455086. https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/0167482X.2025.2455086#abstract
 Dehara M et al. Parenthood is associated with lower suicide risk: a register-based cohort study of 1.5 million Swedes. Acta Psychiatr Scand. 2021 Mar;143(3):206-215. doi: 10.1111/acps.13240. Epub 2020 Oct 19. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33011972/
 Wie JH et al. The association between abortion experience and postmenopausal suicidal ideation and mental health: Results from the 5th Korean National Health and Nutrition Examination Survey (KNHANES V). Taiwanese J Obstet & Gynecol. 2019 Jan;58(1):153-158. doi: 10.1016/j.tjog.2018.11.028. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30638471/
 Zareba K et al. Psychological Effects of Abortion. An Updated Narrative Review. Eastern J Med. 2020; 25(3): 477-483. doi: 10.5505/ejm.2020.82246. https://eastjmed.org/jvi.aspx?pdir=ejm&plng=eng&un=EJM-82246
 Reardon DC. The abortion and mental health controversy: A comprehensive literature review of common ground agreements, disagreements, actionable recommendations, and research opportunities. SAGE Open Medicine. 2018 Oct 29:6:2050312118807624. doi: 10.1177/2050312118807624. eCollection 2018. https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/2050312118807624

 

 

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