I politici di sinistra, in questo caso quelli europei, hanno paura della vita umana e in particolare hanno paura dell'inizio di essa, quando una nuova vita è un embrione indifeso e senza voce, appena concepito.
È infatti quello che si sta palesando in queste ultime 24-48 ore, subito dopo l'inaugurazione della mostra “Just EUman - Come nasce un cittadino europeo”, presente al Parlamento europeo di Strasburgo da lunedì scorso, 14 settembre, fino a oggi. Un’esposizione promossa dall’eurodeputato di Fratelli d’Italia e del gruppo ECR Paolo Inselvini e curata da Pro Vita & Famiglia. Ebbene, subito dopo l’inaugurazione avvenuta nello Spazio Emilio Colombo dell’edificio Weiss, martedì scorso, si è alzato un polverone di polemiche, vergognosi attacchi, critiche infondate, falsità, fake news, arrivate proprio da alcuni eurodeputati, non solo italiani, guarda caso tutti progressisti e di sinistra, che hanno appunto ferocemente attaccato la mostra, gettato fango su di essa, addirittura chiesto palesemente la censura. Perché, appunto, per la sinistra è normale voler censurare non solo il pensiero altrui, le legittime opinioni altrui, ma in questo caso censurare la scienza, la biologia, le più assodate e incontrovertibili conoscenze medico-scientifiche.
Gli attacchi di Moretti, Salis e Morace
La prima ad attaccare la mostra è stata l’eurodeputata dem Alessandra Moretti, che con un video su Instagram in cui si fa riprendere davanti ai pannelli afferma addirittura di essere «sconvolta da questa mostra» che secondo l’esponente del Partito Democratico «calpesta il diritto delle donne a scegliere del proprio corpo e decenni di battaglie per la parità di genere». Non si capisce come e perché delle immagini scientifiche di come la vita ha inizio nel grembo materno possano “calpestare” i diritti delle donne. Semmai li elevano e li tutelano, visto che uno degli obiettivi dell’iniziativa di Pro Vita & Famiglia è di informare correttamente proprio le donne.
Dello stesso tenore gli attacchi arrivati dall’eurodeputata di Alleanza verdi e sinistra Ilaria Salis: «È disgustoso e gravissimo che il Parlamento europeo ospiti una “mostra” di questo genere, nella quale si arriva a sostenere che l’aborto sia un omicidio, insultando così milioni di donne in tutto il mondo». Non è la mostra che sostiene che l’aborto è un omicidio, è la scienza. Perché sopprimere ciò che è una vita umana a tutti gli effetti è, davvero, “omicidio” e dunque chi davvero insulta milioni di donne è chi non le vuole informare correttamente su ciò che è l’interruzione di gravidanza e su cosa dice la scienza sulla vita che inizia fin dal momento del concepimento. Salis ha inoltre ricordato la petizione abortista «My voice, my choice che ha raggiunto oltre un milione di firme», peccato si sia dimenticata di citare anche la petizione – purtroppo poi affossata dalle stesse istituzioni europee – “One of Us”, che tredici anni fa raccolse quasi due milioni di firme per presentare una proposta di riforma di legge per la difesa della vita umana fin dai primi stadi del suo sviluppo, riconoscendo all’embrione lo status giuridico di persona umana e ponendo fine ai finanziamenti europei ad attività che prevedono la distruzione degli embrioni umani.
Stesso copione, stesse parole, stesse fake news da parte – poi – dell’eurodeputata del Movimento 5 Stelle Carolina Morace, che ha ribadito la richiesta alla presidente Roberta Metsola addirittura di «aprire un’indagine interna», oltre che eventualmente di censurare tale mostra. «Un oltraggio a tutte le donne. La mostra anti-abortista promossa da Fratelli d’Italia al Parlamento europeo di Strasburgo e sponsorizzata dall’associazione estremista Pro Vita è un ripudio dei valori europei» ha affermato. Dunque noi che parliamo di vita umana fin dal concepimento saremmo, per questo, “estremisti”. Mentre sarebbe curioso sapere, da Morace, in che modo proprio parlare di tutela della vita, di cura di un bambino nel grembo materno, di prossimità e aiuti alle donne con gravidanze difficili, fragili o indesiderate sarebbe un “ripudio” dei valori europei. Semmai le nostre azioni vanno proprio in linea e in direzione dei veri valori fondanti dell’Unione Europea, gli stessi che stavano alla base delle idee dei Padri Fondatori dell’UE come Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, che fondarono l'Europa sul valore intrinseco e sul rispetto sacro della dignità umana.
Chi ha chiesto la censura
In particolare a chiedere espressamente la censura della mostra è stata sui social la co-presidente della Sinistra Manon Aubry, che ha annunciato di essersi rivolta alla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola «per chiedere la rimozione di questa mostra vergognosa, la cui locandina raffigura un feto nella pancia di una donna e la scritta ‘Il miracolo della vita’». Non contenta ha espresso la sua «solidarietà a tutte le donne che hanno dovuto ricorrere all'aborto o hanno subito un aborto spontaneo e che ora si trovano di fronte a queste immagini non richieste sul proprio luogo di lavoro». Insieme a lei hanno inviato una lettera a Metsola anche l’altro presidente di Sinistra Martin Schirdewan e i presidenti dei Socialisti (Iratxe Garcia Perez) e dei Verdi (Terry Reintke). L’installazione di Pro Vita però non era – e non è mai stata – contro nessuna persona, tantomeno contro le donne che purtroppo hanno vissuto il tragico momento di un aborto, e ha fin dall’inizio avuto il chiaro e unico obiettivo di rivolgersi scientificamente a politici, cittadini e giornalisti presenti a Strasburgo, in particolare a chi è chiamato a prendere decisioni politiche fondamentali per il futuro di milioni di cittadini europei, nascituri compresi. A fargli eco l’eurodeputata del Partito Socialista francese, e dell’eurogruppo S&D, Emma Rafowicz, che ha etichettato i promotori politici come «estrema destra», citando la presenza di Marion Maréchal Le Pen, e affermando falsamente che l’unico obiettivo della mostra sarebbe stato quello di «imporci cosa fare del nostro corpo».
Infine, non è una politica ma ha un ruolo certamente non di poco conto, Lara Ghiglione, membro della segreteria confederale CGIL nazionale. Sui social, con un gioco di parole tra «mostra» e «mostri», ha scritto «i mostri siete voi» e ha sostenuto – anche in questo caso in modo assolutamente fuorviante e falso – che le immagini e i messaggi della nostra installazione sarebbero stati «costruiti» ad hoc «per colpevolizzare le donne». Secondo Ghiglione, infatti, ci sarebbe dietro una fantomatica «strategia» che, parlando di vita, vuole invece «cancellare le donne» e che «pretende di decidere sui nostri corpi e sulle loro scelte». Ovviamente tutto falso anche in questo caso: lungi da Pro Vita & Famiglia pretendere di scegliere al posto delle donne, ma anzi, l'obiettivo è – lo ribadiamo per l'ennesima volta – informare correttamente le donne affinché siano davvero consapevoli e aiutarle nei momenti di maggiore bisogno, dunque elevare al massimo la loro libertà, soprattutto quella di essere madri, oltre che tutelare un altro corpo, quello del nascituro in grembo.
Da questo punto di vista in realtà ha ragione Ghiglione quando scrive che «i diritti conquistati non sono acquisiti per sempre e quello che sta accadendo in Europa dovrebbe ricordarcelo». È vero, il diritto alla vita purtroppo non è acquisito per sempre perché quello che sta accadendo in Europa – vedasi aborto spacciato come «diritto» nella Carta e vedasi Fondo Sociale Europeo Plus per finanziare l'accesso all'aborto negli Stati membri – dovrebbe ricordarcelo.
Tutte queste insensate polemiche fanno capire la mancanza di contenuti e argomenti di chi ha attaccato l’iniziativa e, soprattutto, hanno fatto cadere la maschera dei politici di sinistra: hanno paura di un embrione, hanno paura della vita nascente, hanno paura di avere milioni di donne davvero informate su quando e come inizia una vita umana e su cosa è davvero l’aborto.