04/04/2020

Perché ho firmato la petizione sull'aborto in tempo di pandemia

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di una nostra Lettrice che ci spiega perché ha firmato e diffuso la nostra petizione che chiede al Ministro della salute  e ai presidenti di Regione che l’aborto non sia considerato un intervento indispensabile o urgente in tempo di pandemia, e che quindi siano sospese gli interventi chirurgici tesi a sopprimere vite umane.
 
In questi giorni di terribile prova per il mondo, dove muoiono centinaia di persone ogni giorno, ecco che dagli ospedali continua a levarsi un grido silenzioso, un sospiro di morte dimenticata, scomoda.
Nonostante siano stati vietati gli interventi non necessari, è stato deciso che le IVG (Interruzioni Volontarie di Gravidanza) continuino, perché sono considerate un intervento non procrastinabile.
E’ incredibile come la cultura della morte sia entrata in Italia, da una porta che doveva essere chiusa ma che è stata aperta da chi preferisce avere tanti piccoli innocenti sulla coscienza piuttosto che fermare la macchina di uccisioni.
I dati del ministero della Salute raccontano di 87.639 interruzioni ogni anno. E’ un dato allarmante , perché significa che interi paesi vengono spopolati, che non c’è più disparità tra chi muore negli ospedali perché malato e chi invece perché indesiderato.
E’ forse tempo che la civiltà si fermi a riflettere se veramente avere un bambino sia una malattia, tanto da andare ad incasellarsi nella categoria “atti urgenti”, o se in un tempo in cui il virus falcidia migliaia di persone, e dove c’è una reale esigenza di tutela dei valori come la salute, si debbano rivedere le priorità.
Certo è che una società che muore e che si vota ulteriormente alla morte è destinata al fallimento, perché non ha le basi per continuare ad esistere.
Speriamo che ai piani alti rivedano le proprie posizioni, perché altrimenti l’Italia rimarrà una landa desolata, dove avvoltoi e sciacalli faranno da padroni in un mondo dimenticato.
Speriamo che la macchina di morte si fermi.
 
Pamela Lirussi
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