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Durante la pandemia l’aborto non è un servizio essenziale. Firma anche tu!

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+++ AGGIORNAMENTO 25/05/2020: sono state consegnate 49.000 firme al Ministro della Salute e ai Presidenti di Regione +++ 

In ragione della pandemia da Coronavirus e della crisi che ne è seguita a livello economico e sanitario, molte Regioni e gli ospedali in tutta Italia hanno rinviato le operazioni chirurgiche non strettamente indispensabili e le attività ambulatoriali non urgenti in modo da liberare risorse e spazio per affrontare l’emergenza

Tuttavia, in una situazione di emergenza nazionale e internazionale nella quale gli interventi chirurgici - talvolta - vengono effettuati solo per i pazienti in pericolo imminente di vita, invece si continua imperterriti a sopprimere i bambini nel grembo materno e a considerare la pratica abortiva come se fosse un servizio essenziale, indifferibile e urgente. Inoltre, così facendo si sottraggono ulteriori risorse umane ed economiche che potrebbero essere usate per far fronte al coronavirus. 

Firma ora questa petizione, compilando il modulo, per chiedere al Ministero della Salute e ai presidenti di Regione che l’interruzione volontaria di gravidanza non sia considerata un intervento indispensabile o urgente, e che pertanto siano interrotte le operazioni abortive, sia quelle chirurgiche che quelle farmacologiche (RU 486), viste le percentuali di insuccesso dell'aborto farmacologico che ricaderebbero sempre sugli ospedali con grave dispendio di personale e di risorse.

--- Ecco il messaggio che invieremo al Ministro della Salute Speranza e a tutti i presidenti di Regione ---

L’emergenza sanitaria per la pandemia del Covid-19, il nuovo Coronavirus, ha di fatto stravolto le abitudini di milioni di cittadini e, per evitare la diffusione esponenziale dei contagi e curare i contagiati, sono cambiati o sono stati interrotti molti servizi e attività, anche tra quelle erogate dal Sistema Sanitario Nazionale.

Tra queste ultime molte operazioni chirurgiche, visite ambulatoriali e attività mediche sono state interrotte, poiché non essenziali né di emergenza.

Tra queste attività, però, non sono stati interrotti gli aborti, poiché per molte strutture le interruzioni volontarie di gravidanza vengono considerate come trattamenti indispensabili e di emergenza. Interventi che però, oltre ad uccidere il bambino nel grembo materno, rappresentano un costo elevatissimo per il sistema sanitario nazionale.

Un costo, dunque, che non si taglia neanche per far fronte, dal punto di vista economico, all’emergenza Coronavirus, magari per dirottare tali spese all’incremento di terapie intensive e posti letto, ormai indispensabili, come provano i numeri drammatici di malati e purtroppo decessi dovuti al Covid-19.

La scelta di non interrompere le pratiche di aborto, inoltre, ci sembra una vera e propria ipocrisia, nel momento in cui sono tantissimi gli appelli a fare ognuno la propria parte per ridurre il numero di contagi e quindi di morti, così come moltissime sono le raccolte di fondi proprio per tentare di salvare più vite possibile. Le vite, però, sono – o dovrebbero essere – tutte uguali e tutte, quindi, dovrebbero essere salvate, tanto quelle degli anziani e dei malati di Coronavirus, quanto quelle dei piccoli nel grembo materno. Inoltre, nell'attuale contesto emergenziale dovuto alla epidemia di Covid-19, gli interventi di IVG, salvo i casi di pericolo di vita della donna, ricadono in maniera del tutto evidente al di fuori dei parametri di urgenza e priorità stabiliti dalle linee guida ministeriali per definire le prestazioni non procrastinabili con riferimento al PNGLA 2019-2021. 

Chiediamo quindi che l’interruzione volontaria di gravidanza non sia considerata né indispensabile né urgente, e che pertanto siano interrotte le operazioni abortive, sia quelle chirurgiche che quelle farmacologiche (RU 486), viste le percentuali di insuccesso dell'aborto farmacologico che ricaderebbero sempre sugli ospedali con grave dispendio di personale e di risorse. 

Firma subito questa petizione per:

- chiedere al Ministero della Salute e ai presidenti di Regione che l’interruzione volontaria di gravidanza non sia considerata un intervento indispensabile o urgente, e che pertanto siano interrotte le operazioni abortive.

 

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