07/04/2021 di Manuela Antonacci

Perché così tanta foga nel voler calendarizzare il ddl Zan? Il commento di Maria Giovanna Maglie

Le pressioni per l’approvazione del ddl Zan non si arrestano. Oggi pomeriggio, infatti, è in programma la riunione dell'ufficio di presidenza della Commissione giustizia del Senato per la calendarizzazione nella stessa commissione del disegno di legge. Proprio su questa volontà di approvazione in gran fretta, abbiamo intervistato la giornalista Maria Giovanna Maglie che ci ha spiegato il perché, anche sotto l’aspetto di questa singolare tempistica, il ddl Zan lede la libertà di espressione.

 

Come mai tanta fretta nel voler approvare questo ddl in un momento di emergenza sanitaria ed economica che sta mettendo in ginocchio il nostro Paese?

«Questa fretta è sbagliata nel metodo e nel merito. È sbagliata perché ci sono appunto molte e più importanti priorità, nel nostro paese. È sbagliata nel progetto, perché significa voler continuare a costruire una società nella quale la libertà è sostituita dai diritti che non implicano doveri e questa è una costruzione estremamente pericolosa. È un po’ come continuare a penalizzare bar, ristoranti e imprese e lasciare a casa, con lo stipendio, i dipendenti pubblici. È il progetto di costruzione di un paese di assistiti che scambiano la libertà per i diritti. E i diritti sono un modo per privare di qualsiasi ossatura, forza, midollo ed energia, la nostra società. Poi è una legge sbagliata nel merito, perché i reati che colpiscono atteggiamenti omofobici, sono già compresi nel codice penale, che contempla la violenza, l’ingiuria. L’ingiuria poi è stata depenalizzata perché i tribunali erano troppo appesantiti, ma la legge prevede multe fino a 12.000 euro, risarcimento del danno e allora vorrei capire chi ce lo fa fare ad enfatizzare un reato che viene già punito dal codice penale per che cosa? Per dei comportamenti che non ci piacciono o delle libertà che non ci interessano? Allora è una deriva, è una grande deriva, una continua sovrapposizione tra morale e legge, la morale è un fatto personale e sociale, la legge si deve occupare di catalogare i reati per gravità, non per specificità. Le faccio un esempio: l’idiozia della legge sul femminicidio. La legge sul femminicidio ha prodotto qualche risultato? Assolutamente no, perché non era di una legge sul femminicidio che c’era bisogno e sto per di più parlando di una cosa giusta in questo caso. “Noi dobbiamo occuparci delle donne” – si diceva, “Noi dobbiamo occuparci degli omosessuali” perché sono categorie con dei problemi, sicuramente è vero, nell’uno e nell’altro caso. Però, cosa ha cambiato il femminicidio? Ci sono già gli aggravanti. In questo caso vale lo stesso discorso: ciò che va fatto è prevenire, è educare alla tolleranza, degli uni e degli altri, alla non prevaricazione degli uni e degli altri, al controllo sulla violenza, sulle donne, quando sono vive e vanno a denunciare. Non c’è bisogno di prendere un reato, dargli un nome pomposo e polically correct e credere, con questo, di aver risolto il problema. È sbagliata sotto tutti i punti di vista questa legge».

Partiamo proprio da quest’ultimo punto: la “generalità” è il carattere della norma giuridica che non si rivolge ad uno o più soggetti determinati, ma ad una pluralità indeterminata di soggetti. Ad esempio la norma che punisce l'omicidio, si rivolge ad una pluralità indeterminata di soggetti (tutti coloro che hanno commesso un omicidio) non ad un soggetto determinato. Il codice penale già colpisce i comportamenti discriminatori di ogni tipo, eppure in questo caso, forse per la prima volta, si è sentita la necessità di mandare avanti una legge che va a proteggere un’unica categoria, quella degli omosessuali. Come mai, secondo Lei? Non è semplicemente l’imposizione di un modo di pensare, questo?

 

«È l’effetto del politically correct che ha sostituito la libertà, ci tengo molto a questo concetto: noi abbiamo bisogno di libertà: le libertà implicano responsabilità e doveri oltre che diritti. Invece, stanno tentando di sostituire la libertà, il libero arbitrio, il senso di responsabilità verso l’individuale e il sociale, con i diritti. I diritti delle categorie. Ripeto, non ce n’è bisogno, come la legge sul femminicidio non ha aiutato le donne vittime di violenza a non morire, così l’omocidio non cambierà laddove ci sono episodi di intolleranza. Il codice penale va applicato, ci dev’essere la certezza della pena. Si chiamano “omicidi” con aggravante di futili e abietti motivi, quindi sono omicidi che il codice penale sancisce in modo specialmente serio, basta la legge così com’è».

Un aspetto che ci fa sospettare che la legge agisca in difesa e non in attacco, sono quei 4 milioni di euro destinati ai corsi gender nelle scuole che fa parte di questo disegno di legge. Lo scopo è quello di imporre una visione culturale tramite una legge. Si può definire questa, una visione culturale? Stiamo andando incontro ad uno Stato etico?

«Tra morale e legge è necessario evitare qualunque sovrapposizione, andando a costruire una teocrazia laica e politicamente corretta. È la disastrosa deriva dei nostri tempi: che ci sia una sola posizione. È una forma di totale di mancanza di rispetto e di libertà che caratterizza certamente le teocrazie».

Sgarbi ha dichiarato ultimamente in un’intervista che ha rilasciato al nostro blog che “quando si arriva a voler insegnare la natura, in questo campo, allora vuol dire che c’è qualcosa di strano”. Che ne pensa?

«Certo che c’è qualcosa che non va: se Lei pensa ai casi di questi poveri figli dei divi di Hollywood che decidono che anche se sono nati maschi, sono femmine a quattro anni, cinque anni, sei anni di età. Bisogna stare attenti alla deriva. L’omofobia è una tendenza insopportabile, vorrei che questo fosse chiaro, ma se oggi aggredisco o insulto un gay, già ora non la passo liscia, perché picchiare qualcuno è un reato. Se poi lo attacco perché è gay, diventa un reato con aggravanti già oggi: i famosi “motivi abietti” che è un termine molto forte e pesante. Ma soprattutto perché devo delegare ad un giudice, una procura, non soltanto l’applicazione delle leggi, ma anche l’aggiustare ciò che non andrebbe nel mondo, ma perché devo concedere questo potere? Questo vale per qualsiasi cosa. Prendiamo ad esempio il catcalling, una cosa per cui fai i complimenti alla ragazza che passa e alcuni stanno chiedendo che diventi un reato. Per l’amor di Dio! Bisogna educare a non farlo, ma non farlo diventare un reato. Stanno diventando tutti sbirri, convinti che qualsiasi cosa vada demandata al giudice. Il giudice deve semplicemente sul crimine, applicare la pena per il crimine, non è delegato a decidere se una cosa è frutto di una libertà di espressione o è crimine».




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