21/08/2019

Parla Umberto La Morgia, finito nel mirino della Gaystapo

Umberto La Morgia ha trent’anni ed è solo da un paio di anni in politica, con la Lega, che ha conosciuto frequentando la Scuola di Formazione Politica a Milano.

Poi – trasferitosi a Bologna per questioni personali – è entrato a far parte del Gruppo giovanile e gli hanno proposto di candidarsi alle elezioni amministrative. E’ stato un grande successo personale: eletto Consigliere comunale a Casalecchio del Reno, dove lavora, è risultato il più votato del suo partito.

Gli abbiamo fatto qualche domanda in merito alla persecuzione che ha subito ad opera della “;Gaystapo”.

Il Consigliere La Morgia, infatti, pur essendo egli stesso dichiaratamente omosessuale, è stato fatto oggetto di minacce, insulti e intimidazioni per aver rilasciato un paio di interviste politicamente molto scorrette (una a La Verità e una a Il Giornale.it).

«In particolare a seguito dell’intervista rilasciata a La Verità, i sedicenti democratici si sono scatenati con messaggi d’odio, insulti e minacce contro di me perché ho espresso nell’intervista a Francesco Borgonovo quel che penso sull’omofobia, sulla cosiddetta omogenitorialità, sull’utero in affitto e sull’inseminazione artificiale delle lesbiche. Ho osato anche criticare i gaypride, che negli ultimi tempi hanno assunto una evidente connotazione politica: sono uno strumento di propaganda per insultare la Lega e Salvini».

«E’ incredibile l’ipocrisia di certi attivisti Lgbt che si presentano come paladini dell’amore universale, come coloro che vogliono una società più inclusiva (hanno anche sposato la causa dell’immigrazione incondizionata e indiscriminata, in nome della “;inclusività”) e poi sono i primi a tempestare chi non la pensa come loro di messaggi d’odio e di violenza: bisognerebbe leggere quello che sono stati capaci di scrivermi su Facebook e su Twitter: “;Sei malato”, “;Fatti curare”, “;Sei come un ebreo che tifa Hitler”, “;Hai la sindrome di Stoccolma”, “;Vengo a bruciarti casa”... per dirne solo qualcuno.

Il bello è che nessuno di questi è stato segnalato o bannato dai social. Invece, a me, per aver dato delle “;capre” a quelli che mi insultavano hanno bannato il profilo Facebook per una settimana».

Tipico stile della Gaystapo.

Il Consigliere ha comunque sporto denuncia-querela, tramite il suo avvocato, perché certa gente non può pensare di essere al di sopra della legge e delle regole della civiltà ed è bene che capisca la differenza tra il libero pensiero e il reato.

«Contro i tanti messaggio d’odio, però – aggiunge La Morgia – ho avuto la gioia di ricevere tantissimi messaggi di sostegno, di incoraggiamento e di solidarietà (molti di più) da tutta Italia , anche da persone omosessuali, anche coppie che vivono insieme stabilmente e che la pensano esattamente come me.

Quando gli abbiamo chiesto che cosa in particolare abbia fatto scatenare le ire della Gaystapo, il Consigliere ha risposto: «La cosa che credo non abbiano digerito è che ho detto che il loro grande clamore contro l’omofobia, con le leggi contro la “;omotransnegatività” – come quella appena approvata in Emilia Romagna – che loro vorrebbero fossero approvate in tutte le regioni e anche a livello nazionale, ha come scopo principale non il combattere le discriminazioni e le violenze, ma lo sdoganamento culturale della cosiddetta omogenitorialità.

Molti Comuni, come Bologna e Casalecchio del Reno, aderiscono alla rete RE.A.DY. Ho chiesto in Consiglio Comunale di sapere quali attività sono state poste in essere contro tali discriminazioni. Risposta: sono stati cancellati “;padre e madre” dai moduli per l’iscrizione ai nidi, sono stati organizzati corsi di formazione per genitori, insegnanti e dipendenti pubblici per educare all’omogenitorialità e presentazioni di libri come Maestra, ma Sara ha due mamme?, il tutto naturalmente con soldi pubblici. Credo che questo delle “;famiglie arcobaleno” sia un loro nervo scoperto, perché nel variegato mondo omosessuale molti non sono assolutamente a favore, ma alcuni gruppi e associazioni cercano di introdurre ugualmente in tutte le sedi pubbliche questi modelli di famiglia alternativi. L’accento è sempre posto sui propri presunti diritti, piuttosto che su quelli dei bambini. Per me privare qualcuno del sacrosanto diritto che tutti abbiamo avuto, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, ovvero il diritto a nascere in una famiglia naturale, è una violenza psicologica e un segno di egoismo tipico del nostro tempo. Ma la rivoluzione del buonsenso avanza...».

Francesca Romana Poleggi

 

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