Sono passati ben 84 giorni dall'allontanamento forzato dei bambini dei coniugi Trevallion dalla loro casa nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti. Da allora la situazione della famiglia di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion non solo è rimasta immutata, ma alcuni aspetti importanti - come la condizione degli stessi bambini - non sono neanche migliorati. Proprio i piccoli, infatti, manifesterebbero disagi evidenti, come attacchi di panico e crisi durante la notte, come denunciato dagli avvocati e dallo psichiatra di parte, Tonino Cantelmi, che seguono il caso e che ora puntano il dito contro le storture persistenti dei servizi sociali.
Cantelmi: «Sottovalutato dolore»
Il dottor Cantelmi, intervistato dal quotidiano La Verità, non usa mezzi termini e denuncia come «la relazione consegnata dai servizi certifichi proprio il loro fallimento» relazionale e l'incapacità di costruire un legame empatico con l'intera famiglia, un compito che spetterebbe proprio ai professionisti coinvolti. «Di chi è la responsabilità - ha affermato Cantelmi - di un fallimento relazionale, di una incapacità empatica di costruire una relazione con l'intera famiglia, se non dei professionisti che dovrebbero fare questo? È incredibile come in questa relazione venga sottovalutato il dolore di una madre che è stata privata dei figli di 6 e 8 anni, il dolore dei figli stessi, evidente a tutti, ma invisibile per gli operatori e per il servizio sociale», afferma Cantelmi, criticando un linguaggio professionale carico di giudizi e pregiudizi, privo di qualsiasi autocritica sui propri errori. Lo psichiatra sottolinea inoltre l'ostinazione nel non imparare dal passato, ignorando il fallimento relazionale che ha preceduto il prelievo dei bambini, con gravi errori in termini di mediazione e presa in carico della famiglia. «Persiste una sorta di ostinazione» e «su questa fase sarà necessario aprire un vero dibattito e una riflessione profonda». La cosa da fare ora, ha aggiunto, sarebbe quella di prendere in carico l'intera famiglia per lavorare alla riunificazione, altrimenti si potrebbero configurare responsabilità pesanti da affrontare in futuro.
L’avvocato Solinas: «Rapporti esasperati»
Danila Solinas, avvocato della famiglia, intervistata sempre da La Verità, ha rafforzato le accuse, descrivendo le relazioni depositate di recente - una dall’assistente sociale e l’altra dalla direzione della struttura dove si trovano i bambini - come due documenti pressoché identici nel contenuto, che non mostrano alcun cambio di rotta. L'avvocato ha inoltre ricordato che la famiglia ha presentato un esposto per richiedere la revoca dell'assistente sociale, accusata di violazioni dei principi e del codice deontologico. Ciò che emerge, sempre secondo Solinas, è l’«esasperazione dei rapporti, ed emerge come il ruolo di mediazione, di ponte fra le istituzioni e i genitori sia totalmente venuto a mancare. Non c’è alcun rapporto di terzietà, non c'è alcuna imparzialità: la relazione dell'assistente sociale risulta infarcita e impregnata di valutazioni che contrastano con i dati fattuali». Solinas ha poi ribadito come i bambini non stiano affatto bene, con tensioni che nascono soprattutto la sera, quando devono andare a letto senza la madre. «In particolare - ha raccontato - uno di loro si sveglia con crisi di panico, con pianti e urla e si pretende che la madre assista a tutto questo», senza poter fare nulla. Infine chiosa: «Qui abbiamo solo due genitori a cui si contesta una modalità di vita e non certo l'affidabilità o l'adeguatezza. E allora io mi chiedo se è lecito imputare alla madre un irrigidimento oppure questa rigidità va imputata a chi in questo momento dovrebbe fungere da ponte?».
Nessun cambiamento nonostante gli appelli
La posizione degli assistenti sociali e del personale della struttura protetta rimane dunque immutata e granitica, nonostante le denunce del dottor Cantelmi e dell'avvocato Solinas e nonostante le autorevoli prese di posizione di figure come la Garante dell'Infanzia Marina Terragni, il senatore Lucio Malan e gli psichiatri dell'Asl Lanciano Vasto Chieti, che hanno invocato un rapido ricongiungimento familiare, come tra l’altro chiedono oltre 65.000 cittadini che hanno firmato una petizione popolare lanciata da Pro Vita & Famiglia. La raccolta firme, nello specifico, chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio di agire per far riunire la famiglia Trevallion.