Sull’ormai - purtroppo - famoso caso della “Famiglia del bosco” - che ha visto anche Pro Vita & Famiglia mobilitarsi con una petizione nazionale ancora in corso - si sta muovendo anche il Parlamento. Poco dopo Natale, il senatore Lucio Malan (capogruppo FdI a Palazzo Madama) ha indirizzato un’interrogazione ai ministri della Giustizia, Carlo Nordio, e del Lavoro, Marina Calderone. Sintetizzando la vicenda dei coniugi Nathan Trevallion e Catherine Birmingham e dei loro tre figli, sottratti ai genitori lo scorso novembre, Malan chiede ai ministri di spiegare:
Innanzitutto quali iniziative «abbiano intrapreso o intendano intraprendere» in merito alla vicenda e «più in generale per evitare imposizioni ideologiche a chi abbia stili di vita e convincimenti non conformi a quelli degli operatori dei servizi sociali o delle altre autorità competenti»; dopodiché se ritengano che i provvedimenti presi in questo caso siano «compatibili con molti altri casi di minori in stato di abbandono, usati per la mendicità, di bambine e ragazze cui non è consentito uscire di casa, casi in cui non ci sono interventi di questo tipo». Infine, sempre Malan chiede ai ministri se non ritengano che tali modalità di intervento possano «provocare traumi indelebili ai minori ed al loro nucleo familiare» per quella che è stata da più esperti definita «alienazione familiare», oltre ad essere «contrarie all’obbligo per lo Stato di promuovere il benessere dei cittadini».
“Colpevoli” di vivere diversamente
Raggiunto telefonicamente da Pro Vita & Famiglia, il senatore Malan ha chiarito che il ministro Nordio si era detto «pronto a intervenire laddove emergessero naturalmente degli elementi» nella vicenda. Malan ha inoltre ricordato che il ministero dell’Istruzione ha certificato che l’obbligo scolastico dei tre minori è stato adempiuto, contraddicendo quanto affermato dai Servizi Sociali, rispetto ai quali «il ministero dovrebbe essere più competente» in materia. Il senatore di FdI, infatti, ritiene in tal senso «preoccupanti» le motivazioni dei servizi riguardo il presunto «isolamento sociale» dei piccoli Trevallion: «Già il fatto che siano in tre li rende non isolati. A differenza della maggior parte dei bambini italiani che sono figli unici, loro avevano altre due persone della loro età con cui relazionarsi», ovvero i fratelli. Malan contesta anche l’«isolamento ideologico» di cui i servizi accusano i genitori. «Il sospetto - racconta - è che il problema nasca dal fatto che hanno opinioni diverse da quelle dei signori dei servizi sociali o del tribunale. Per esprimersi sul singolo caso, bisognerebbe conoscerlo da vicino ma, in generale, le motivazioni mettono a rischio chiunque non sia perfettamente integrato negli schemi che qualcuno decide. E questo qualcuno non è né il Parlamento, né la Costituzione…», constata il senatore.
Rischio condizionamento dei bambini
Ulteriore aspetto critico rilevato da Malan è che i tre bambini, ormai sottratti da oltre 40 giorni al loro ambiente familiare, saranno sottoposti a un’ulteriore perizia a partire da gennaio e, «alla fine di quel periodo, è chiaro che il loro comportamento sarà condizionato dal peso della lontananza dai genitori». Secondo il senatore, dunque, tutta la vicenda è viziata da un pregiudizio ideologico dettato dal timore che «i genitori influenzino i figli», laddove, però, «se a influenzarli sono i servizi sociali o il tribunale, va tutto bene…», dichiara con amara ironia. A monte, secondo Malan, c’è l’idea in base alla quale «è lo Stato che deve decidere come educare i minori, che misure sanitarie devono ricevere» e persino come devono vestirsi: «Ho letto che tra le cose che vengono recriminate c’è il fatto che i bambini indossino gli stessi abiti per una settimana: quando ero piccolo io, questa era una cosa perfettamente normale!», commenta il capogruppo Fdi al Senato. «È penoso vedere questi bambini sottoposti a uno stress che è il peggior trauma della loro vita».
Il ruolo delle associazioni
In merito al ruolo delle associazioni come Pro Vita & Famiglia nella sensibilizzazione e presa di posizione su casi come quello della famiglia Trevallion, il senatore Malan ricorda di aver seguito molte vicende simili in qualità di presidente dell’associazione Rete Sociale. «So che l’attenzione mediatica è malvista da servizi sociali e tribunali dei minori», sottolinea il parlamentare. «Il fatto è che, molto spesso a ragione, i cittadini non si sentono tutelati dai tribunali e, a volte, nemmeno dagli avvocati che dipendono dalle decisioni del tribunale stesso. È normale, allora, che si rivolgano a chi dà loro ascolto e credo che la libertà di informazione valga anche per i genitori che si sono visti sottrarre i loro bambini». In conclusione, dunque, Malan fa una considerazione di carattere più strettamente giuridico: dopo oltre 40 giorni di allontanamento dalla famiglia di origine, «la legge ci dice che, salvo casi gravi di maltrattamento o di grave incuria, tutte le azioni devono essere finalizzate al reinserimento della famiglia. Qui mi pare che non stiamo andando in quella direzione. Purtroppo, queste norme non sono state rispettate, per cui è bene tenere alta l’attenzione. Oltretutto, il soggiorno dei bambini nella casa famiglia - chiosa il parlamentare - costa 100 euro al giorno per ciascuno, senza contare perizie, esami, ecc. Praticamente a distanza di oltre 40 giorni, sono migliaia gli euro pagati dai contribuenti…».