L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, ha presentato a Roma - mercoledì scorso, 28 gennaio - un documento dal titolo “Prelevamento dei minori, facciamo il punto”, nato anche alla luce della vicenda della cosiddetta “Famiglia nel Bosco”, che ha sollevato interrogativi profondi sul sistema degli allontanamenti dei minori dal contesto familiare e sulle modalità con cui questi interventi vengono disposti ed eseguiti.
Cosa dice il documento
Il testo presentato dalla Garante affronta in modo diretto le principali questioni legate al prelevamento dei minori, partendo da un principio essenziale: l’allontanamento dalla famiglia deve tornare a essere una misura davvero eccezionale, da adottare solo in situazioni di grave e imminente pericolo. L’articolo 403 del Codice civile, infatti, consente il prelevamento forzoso esclusivamente per proteggere bambini in stato di abbandono morale o materiale o esposti a un pregiudizio grave per la propria salute e incolumità. Nella pratica, però, come osserva Terragni, l’allontanamento viene disposto anche in contesti di conflitto tra genitori, in contrasto con il diritto del minore a crescere nella propria famiglia, sancito dalla Costituzione e dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il documento chiarisce inoltre che il coinvolgimento delle forze dell’ordine non è previsto se non nei casi di assoluta emergenza e che, qualora il minore opponga resistenza al trasferimento, l’operazione dovrebbe essere immediatamente sospesa e rimessa al giudice. Il documento, poi, ribadisce la centralità dell’ascolto diretto del minore da parte del magistrato, un diritto fondamentale che non sempre viene rispettato, e sottolinea come il collocamento in strutture esterne debba essere l’extrema ratio, privilegiando invece l’affido familiare, anche all’interno della rete parentale. Il documento richiama infine l’attenzione su come in alcuni casi vi sia la vera e propria assenza di una corretta valutazione dell’impatto traumatico degli allontanamenti.
Dati e statistiche
Il documento del Garante delinea poi la situazione attuale snocciolando dati e statistiche, dai quali emerge un quadro che sicuramente non può lasciare indifferenti. Secondo le informazioni più recenti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, infatti, nel 2024 circa 25 mila minori risultano ospitati in strutture residenziali, mentre circa 16 mila hanno trovato accoglienza in una famiglia attraverso l’istituto dell’affido, escludendo dal conteggio i minori stranieri non accompagnati. In tutto ciò, il costo medio di 150 euro al giorno per ciascun minore comporta una spesa pubblica che supera 1,3 miliardi di euro l’anno. Si tratta di risorse che, come osserva la stessa Terragni, potrebbero essere destinate al sostegno diretto delle famiglie, evitando separazioni non necessarie e ulteriori traumi per i bambini. Al 31 dicembre 2024, inoltre, risultano attivi 4.836 servizi residenziali per minorenni, per un totale di 28.701 posti di accoglienza, con una quota significativa destinata alla pronta accoglienza. In questo quadro, le comunità socio-educative rappresentano la tipologia più diffusa, seguite dalle comunità familiari per minorenni, dai servizi di accoglienza bambino-genitore e dagli alloggi ad alta autonomia. Numeri che raccontano un sistema esteso, complesso, ma allo stesso tempo a volte privo di un monitoraggio chiaro, soprattutto sulle modalità e sulle motivazioni, ma anche sulla durata e sugli esiti reali di tali allontanamenti.
Il commento di Cantelmi: «criticità e contraddizioni»
Alla luce del documento del Garante per l'Infanzia si è fatta sentire la voce del dottor Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta specializzato in neurosviluppo e consulente di parte della difesa della “Famiglia nel Bosco” che ha commentato i nuovi sviluppi e lo stesso testo ribadendo che «sembrano esserci criticità e contraddizioni importanti. Gli operatori - ha aggiunto - non sono stati capaci di prendersi cura dell'intera famiglia, non sono riusciti a creare relazioni empatiche ed efficaci, hanno messo in atto comportamenti potenzialmente traumatici e laceranti, non hanno ascoltato i minori, non sono stati in grado di operare una mediazione virtuosa. E non è corretto attribuire le responsabilità di un evidente fallimento ai genitori, che ora si sono visti costretti a denunciare l'assistente sociale. Ci sono responsabilità significative che andranno chiarite. E inoltre, il tempo del dolore si prolunga per problematiche tecniche che riguardano una perizia che forse andava fatta molto prima», conclude. Intanto, a proposito dei costi e delle risorse impiegate, è notizia di questi giorni che il Comune di Palmoli si trova a fare i conti con l'impatto economico della misura di tutela applicata proprio alla Famiglia Trevallion. «I costi per il mantenimento dei tre minori nella casa famiglia di Vasto - ha dichiarato il sindaco Giuseppe Masciulli - ammontano a 244 euro al giorno, una spesa che grava direttamente sulle casse comunali. Finora l'amministrazione ha potuto contare su alcuni contributi - ha spiegato - ma il prolungarsi della situazione rischia di aprire uno scenario critico».
I prossimi sviluppi
Nel documento di Terragni viene citato anche il disegno di legge in materia di affido a firma dei ministri Roccella e Nordio, che promette di introdurre un censimento sistematico delle strutture di accoglienza e delle famiglie affidatarie, oltre a un flusso informativo dai tribunali capace di restituire una fotografia aggiornata e trasparente dei procedimenti. La presa di posizione dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza risuona dunque come una conferma eloquente di quanto di vergognoso stia accadendo nel caso della “Famiglia nel Bosco” e, più in generale, delle gravi storture che troppo spesso caratterizzano il sistema degli allontanamenti e degli affidi, dove a pagare il prezzo più alto sono spesso i bambini e le loro famiglie. Ecco perché il documento, come ha dichiarato Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia, «segna un progresso fondamentale per la tutela della giustizia familiare» e quello che ci si augura «è che ciò spalanchi le porte a un rapido ricongiungimento della Famiglia Trevallion, ingiustamente divisa da più di due mesi», come tra l’altro chiedono i circa 63.000 firmatari della petizione popolare diffusa da Pro Vita & Famiglia.