21/06/2022 di Giuliano Guzzo

No al gender. Le coordinate valoriali del vescovo di Verona

«Nelle varie tornate elettorali, di qualsiasi genere, è nostro dover far coscienza a noi stessi e ai fedeli di individuare quali sensibilità e attenzioni sono riservate alla famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender, al tema dell’aborto e dell’eutanasia». Queste parole del vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, stanno rimbalzando in tutte le testate giornalistiche nazionali. E, inutile nascondercelo, sono destinate a pesare come un macigno sul ballottaggio che vedrà un nuovo richiamo alle urne.

Come infatti molti sapranno, in questi giorni la città scaligera è attraversata da un forte clima elettorale. Al primo turno, lo scorso 12 giugno, non si è infatti riusciti ad eleggere il nuovo sindaco, dato che nessuno dei candidati in corsa ha saputo raggiungere la maggioranza del 50%+1 richiesta. Ne consegue come i veronesi dovranno, appunto, tornare alle urne domenica 26 giugno per scegliere tra Damiano Tommasi, candidato per il centrosinistra, e il sindaco uscente Federico Sboarina, che si presenta con l’appoggio di Lega e Fratelli d’Italia.

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Rispetto a questo, e diversamente dalla storia politica della città veneta, i pronostici sono quanti mai incerti. Se infatti è vero che Tommasi, al primo turno, ha preso indubbiamente più voti di Sboarina, è pure vero come quest’ultimo abbia assai risentito della rivalità interna al centrodestra determinata dalla candidatura dell’ex sindaco, Flavio Tosi; perché se il centrodestra avesse corso unito, molto semplicemente, non ci sarebbe stata storia: oltre cinque, se non addirittura sei veronesi su dieci lo avrebbero votato.

Tutto ciò con la conseguenza che Sboarina avrebbe già dato inizio al suo secondo mandato. Dato che però le cose sono andate diversamente, le previsioni sull’esito finale davvero sono difficili da farsi. Forse anche per questo – tornando a noi – monsignor Zenti ha pensato di diffondere una lettera, data 18 giugno, con la quale, pur non facendo ovviamente inviti a votare per Tizio anziché per Caio, traccia delle coordinate valoriali alle quali ogni cattolico dovrebbe attenersi negli appuntamenti elettorali, a ben vedere, non solo locali – e che suonano chiarissime.

Perché se è indubbio come il vescovo, nel suo intervento, abbia richiamato pure l’importanza per la politica di non dimenticarsi anche dei drammi della disoccupazione e dell’immigrazione – più cari all’agenda politica progressista -, il fatto che egli abbia prioritariamente richiesto uno sguardo alle «attenzioni» che «sono che riservate alla famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender», ecco, fa pensare. Anzi, fa pensare parecchio.

Soprattutto, dimostra una cosa: monsignor Zenti - e come lui tanti bravi pro family scaligeri – non vogliono che la città che nel marzo 2019 aveva ospitato, come si ricorderà, il Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families, Wcf), possa domani diventare una nuova capitale arcobaleno. Francamente, come dare loro torto? Che poi il rischio di derive valoriali pro gender ci sia prevalentemente – se non solamente - nella misura in cui a Verona vincesse il centrosinistra è, come dire, qualcosa di indiscutibile. Solo, per ragioni di bon ton istituzionale un pastore non può dirlo in modo aperto. E probabilmente non è neppure necessario, dato che tutto è già chiarissimo nella posizione in cui ora si trova: davanti ai nostri occhi.

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