04/08/2022 di Roberto Marchesini

L'uso politico della droga

È molto più facile governare un popolo drogato, infiacchito e sballato. Alcune “coincidenze” sul traffico di droga internazionale e vicende geopolitiche recenti fanno pensare.

Di droga se ne parla fin dagli anni Settanta; e non si è mai venuto a capo di niente. Quindi perché dedicare a questo argomento un nuovo articolo? Per tentare di affrontare l’argomento da un punto di vista insolito; dall’idea, cioè, che la droga non sia altro che la continuazione della politica con altri mezzi (parafrasando, ovviamente, von Clausewitz).

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Partiamo da un romanzo celeberrimo che i gentili Lettori avranno sicuramente in mente: Il mondo nuovo, di Huxley. Nella distopia dell’elitista britannico, le persone erano tenute schiave tramite una droga, il Soma, distribuita dal governo; ogni volta che una persona “pensava” o mostrava irritazione o scontentezza per una situazione, interveniva il Soma a ridare serenità e docilità al potere. Curiosamente ma non troppo, Soma era anche il nome di una bevanda sacrificale che, secondo le religioni vediche, aveva il potere di unire alle divinità. Fatto sta che Huxley ha dedicato gran parte della sua vita a studiare e diffondere sostanze psicotrope che, nelle sue intenzioni, avrebbero permesso all’umanità di compiere un ulteriore salto evolutivo. Tra i suoi interessi, ad esempio c’era l’uso dell’Lsd, la sostanza che mise fine al Free Speech Movement statunitense, ossia al movimento che contestava il potere politico e la guerra del Vietnam. Forse qualcuno ancora non sa che fu sicuramente la Cia a inondare di questa sostanza le comunità universitarie americana; era infatti l’agenzia a detenere il monopolio di fatto sull’Lsd.

Abbiamo citato il Vietnam: forse giova ricordare che la produzione di oppio in questo paese aumentò vertiginosamente dopo che l’Inghilterra ne assunse il controllo nel 1886, esercitando il monopolio della sostanza dal 1910, con l’Opium Act. Nel secondo dopoguerra, la situazione del sud-est asiatico divenne incandescente proprio per il controllo del traffico di droga; in quel contesto, si inserirono gli Stati Uniti. Ma cosa se ne facevano gli inglesi (e chi gli succedette, tra francesi e statunitensi) di tutto quell’oppio? Beh, ad esempio serviva a inondare di droga gli stati che volevano depredare, per esempio la Cina. Se qualcuno ha sentito parlare di “Guerre dell’Oppio” dell’Ottocento, sa che ci riferiamo esattamente a questo: la Cina imperiale si oppose alla depredazione economica e alla riduzione in schiavitù (per dipendenza dall’oppio) della maggior parte della popolazione da parte dei britannici; gli inglesi reagirono brutalmente (seguiti da Francia e Stati Uniti) ed ecco le guerre. In seguito a questi conflitti, Hong Kong divenne una colonia britannica fino al 1997.

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Nel nuovo millennio la produzione di oppio si è spostata dal Triangolo d’Oro (Myanmar, Laos e Tailandia) alla Mezzaluna d’Oro (Afghanistan, Iran e Pakistan). Da quando, di preciso? Casualmente, da quando gli Stati Uniti hanno occupato l’Afghanistan. Nel 2001, quando i primi soldati americani misero piede in quel paese, la produzione di oppio si estendeva su circa 8.000 ettari; vent’anni dopo, quando gli ultimi di loro se ne andarono, era di 224.000. A proposito: come mai, dopo vent’anni di guerra per esportare la democrazia in quel paese così straordinariamente vocato per la produzione di eroina, gli americani se ne sono andati? Forse perché l’ossicodone (nome commerciale OxyContin), ufficialmente un miracoloso antidolorifico, è stato soppiantato da una nuova droga, il Fentanyl. L’OxyContin è un oppiaceo prodotto dalla casa farmaceutica Purdue Pharma, della famiglia Sakler (patrimonio stimato: 13 miliardi di dollari); il Fentanyl, invece, prodotto in Cina, è completamente sintetico. A voler pensare male, si direbbe che, a questo punto, non vale più la pena di occupare militarmente l’Afghanistan, visto che si può produrre ottima droga senza oppio… Ah, mi sono dimenticato di citare l’ultima coincidenza: la Purdue ha annunciato la chiusura proprio nel 2020. 

E vogliamo parlare dello scandalo Iran-Contra [lo scambio di armi con ostaggi che ha coinvolto gli Usa, l’Iran e i Contras in Nicaragua, NdR]? No, rischieremmo di diventare noiosi.

Ma torniamo un attimo alla morte del Free Speech Movement quando, cioè, giovani intellettuali contestatori sono stati soppiantati da una marea di hippy sballati e completamente innocui dal punto di vista politico. Facile, governare i movimenti politici. Basti pensare a ciò che è rimasto al movimento per i diritti civili dei neri dopo le morti (per mano di pazzi isolati, ovviamente) di Malcolm X e Martin Luther King. Dopo la loro morte ci pensò Hollywood a fornire ai giovani neri un nuovo modello: il pappone, che sfrutta le donne nere (ma ha una fidanzata bianca), consuma e spaccia droga, ascolta disco-music, si veste in modo sgargiante e kitsch, si muove ciondolando e adora la auto veloci. Questo è, infatti, il ritratto dei protagonisti delle serie cinematografiche Shaft e Superfly, che rappresentano l’inizio e il vertice più alto (o più basso) della cosiddetta blaxploitation. Terminato questo fenomeno cinematografico, verso la fine degli anni Settanta, la comunità nera fu sommersa da un’ondata di crack, una droga pericolosa e di bassa qualità, derivata dalla cocaina, particolarmente accessibile ai giovani neri. Incidentalmente: almeno di quest’ultima calamità che si abbatté sulla comunità nera la responsabilità ricade sull’Fbi e sulla sua operazione Cointelpro (Counter Intelligence Program). 

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E la marea di eroina che si diffuse in Italia negli anni Settanta, e che fu la pietra tombale del cosiddetto Sessantotto? Secondo un documentario RaiStoria, anche questa era un’operazione targata Usa: operazione Bluemoon. Il documentario completo è disponibile su YouTube.

Restiamo in Italia, dove, da anni, i radicali si battono per liberalizzare la droga. Lascio al lettore ricostruire genesi e ascendenze del Partito Radicale; per ora occupiamoci di questa loro campagna. L’argomento principale (oltre a quello filosofico-liberale, per cui non esistono né bene né male e ognuno è libero di fare ciò che gli pare e piace) è questo: liberalizzando (attenzione alle parole...) la droga si toglie quel monopolio alla malavita organizzata. E chi si prenderebbe questa fetta di mercato che vale decine di miliardi di euro? Le aziende farmaceutiche, non sazie dei guadagni dei vaccini? Almeno pagherebbero le tasse, si risponde. Beh, non in Italia, certamente. E poi… cosa cambierebbe, per la società? A proposito di mafie… chi ricorda che Falcone e Borsellino furono uccisi quando cominciarono a capire che la mafia non era un fenomeno locale ma con moltissimi collegamenti internazionali e guidato da «menti raffinatissime»?

In somma e in conclusione: molti danno una lettura della storia moderna e contemporanea alla luce della ricerca e controllo delle risorse energetiche, petrolio in primis. Forse è il caso di ampliare quella visione introducendo anche il mercato della droga e il suo uso politico. Perché la droga è certamente un male; ma, forse, è anche una «struttura di peccato», secondo la definizione che ne ha dato Giovanni Paolo II nell’enciclica Sollicitudo Rei Socialis (30 dicembre 1987).

 

Tratto da Notizie ProVita & Famiglia, marzo 2022

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